"Juden haben waffen!" Storia dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia
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Il
quinto giorno di combattimenti rappresentò una svolta. Stando al diario
di
Stroop,
Himmler
ordinò - attraverso il capo della polizia e delle SS
Krüger
- di procedere alla distruzione del Ghetto di Varsavia con
"la
più grande severità e con spietata tenacia".
Nel linguaggio himmleriano questo significava che Stroop aveva finalmente le
mani libere. Non doveva più curarsi di installazioni industriali da preservare
o di lavoratori da trasferire. Il Ghetto doveva essere distrutto insieme ai
combattenti.
Stroop divise tutta l'area in 24 sezioni affidando ciascuna ad una squadra di
ricerca formata dai commandos delle SS. Dividendo in questo modo il Ghetto Stroop
intendeva setacciare palmo a palmo tutta l'area e scoprire ogni rifugio.
Particolarmente su via Lezno, via Nowolipie e via Karmelicka si concentrarono
gli sforzi delle squadre tedesche. Stando al diario di
Stroop
si stava dando fuoco metodicamente a tutto il Ghetto.
Ma la resistenza non si affievoliva.
Stroop si lamenta del fatto che i combattenti della ZOB aspettano di avere
i nazisti vicinissimi per aprire il fuoco con pistole e carabine, che ci sono
ancora tiratori sui balconi e alle finestre. Aree ritenute "bonificate"
dagli ebrei all'improvviso nascondono nuovamente resistenti.
In più un inquietante tentativo di sortita mette in allarme i nazisti.
Una squadra di di ebrei è uscita dai rifugi di via Nowolipie e ha tentato
di dare l'assalto al comando della Gestapo di via Zelazna. Gli attaccanti sono
stati tutti uccisi ma la sortita rivela una inaspettata capacità di difendersi
attaccando.
Alla fine della giornata Stroop è riuscito a catturare altri 3.500 ebrei.
Secondo i suoi calcoli dall'inizio delle operazioni è riuscito ad avviare
verso i treni della morte 19.450 ebrei.
Sopra: un ebreo esce esausto dal bunker (9 maggio 1943, Zydowski Instytut
Historyczny).
Sotto: prigionieri ebrei sono costretti a scavare per aprire un bunker
("Rapporto Stroop", 1943, National Archives).