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"Juden haben waffen!" Storia dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia - 21
La fine: 4-8 maggio
I primi giorni di maggio segnarono la disarticolazione finale della capacità di resistenza della ZOB.
Oramai i combattenti non potevano sottrarsi agli attacchi fuggendo di bunker in bunker. Il cerchio si era definitivamente stretto intorno a loro.
Il comando della ZOB con Anielewicz aveva trovato riparo in un bunker costruito da contrabbandieri e malviventi del Ghetto in via Mila 18. Si trattava di una costruzione stupefacente dotata di luce elettrica, un pozzo, una cucina, ambienti per dormire e persino per leggere. Il capo dei contrabbandieri, Shmuel Ascher offrì riparo a tutti i combattenti scampati. C'erano circa trecento persone tra le quali cento combattenti sopravvissuti della ZOB.
Fu qui che si svolse l'ultima battaglia di Anielewicz e dei suoi.
L'8 maggio il bunker viene circondato dai nazisti. Si spara da ambo le parti. Il tentativo di irruzione fallisce e diversi tedeschi vengono uccisi: nell'imboccatura e nei corridoi del bunker si ingaggia una lotta dove le pistole ridiventano efficaci e la superiorità numerica non ha più alcun valore.
Dopo due ore di combattimenti feroci i nazisti si ritirano. I genieri iniziano a gettare nelle aperture del tunnel candelotti fumogeni. Nel bunker non si riesce più a respirare. Jurek Wilner ordina ai combattenti di non cadere vivi nelle mani dei nazisti e da l'ordine di suicidarsi. Anielewicz spara alla sua fidanzata Mira e poi si suicida. Lutek Rotblat uccide la sorella e la madre prima di spararsi. Poi nel buio e nell'oscurità provocata dai fumogeni uno dopo l'altro gli uomini e le donne della ZOB si uccidono. Ruth, una delle combattenti, non riesce a uccidersi, le occorrono sette colpi per morire.

Dopo la guerra Stroop ricordò così la giornata di battaglia:
"L'8 maggio fu una giornata importante per me. Quel giorno riuscimmo ad espugnare il bunker di via Mila. Era il comando della ZOB, largo, profondo ben fortificato con molte entrate e vie di fuga verso le fogne con una rete di passaggi sotterranei scavati dagli ebrei.
Le mie truppe erano del tutto prive dell'esperienza necessaria per un combattimento corpo a corpo. Dopo una dura, lunga lotta riuscimmo finalmente a conquistare il bunker catturandone una sessantina. Un certo numero di loro si erano suicidati"
.
Marek Edelman con una trentina di combattenti arrivò qualche ora dopo in ciò che rimaneva del bunker di via Mila. Trovò una quindicina di superstiti che erano riusciti a sottrarsi alla cattura.
Edelman e i suoi decisero che continuare la resistenza nel Ghetto non aveva più senso. Occorreva uscirne.
foto: Stroop tra i suoi aiutanti

foto:  cannoncino in azione

Sopra: Stroop (terzo da sinistra) ammira la sua opera, la distruzione del Ghetto di Varsavia ("Rapporto Stroop", 1943, National Archives).
Sotto: un cannoncino da 20 mm. colpisce la sommità di una casa (1943, Main Commission for investigation on Nazi War Crimes)