Alla
vigilia della guerra la Comunità Ebraica norvegese era composta da circa
1.800 persone per lo più concentrate ad Oslo e a Trondheim.
Gli ebrei norvegesi godevano pienamente dei diritti civili e non soffrivano
alcun tipo di discriminazione.
Poco preoccupante era l'esistenza di un piccolo movimento di ispirazione nazista:
il Nasjonal Samling (Unione Nazionale) guidato da
Vidkun
Quisling.
La Norvegia allo scoppio della guerra viveva nella convinzione di poter mantenere
la propria neutralità così come era riuscita a fare durante la
Prima Guerra Mondiale.
La sicurezza dei norvegesi si infranse di fronte allo sbarco delle truppe tedesche
il 9 aprile 1940.
La battaglia per la Norvegia si trascinò sino alla fine di maggio.
Il re Haakon VII fuggì in Gran Bretagna costituendo un governo in esilio.
Parallelamente Vidkun
Quisling
si autoproclamò Primo Ministro.
I nazisti consideravano i norvegesi un popolo razzialmente puro ed affine e
si attendevano di essere accolti con simpatia nel Paese così come aveva
promesso loro
Quisling.
Per certi versi i tedeschi rimasero sorpresi sia dalla resistenza tenace dell'esercito
norvegese sia dallo scarso seguito che
Quisling
ed il suo partito paranazista aveva tra i cittadini.
A governare la Norvegia venne inviato un nazista affidabile e di lunga data:
Joseph
Terboven che assunse
il potere come Reichskommissar.
Terboven allontanò dal governo
Quisling
cercando di coinvolgere personalità moderate della classe dirigente norvegese.
Di fronte alla non collaborazione e al sorgere di una sempre più viva
resistenza partigiana
Terboven
decise nel febbraio 1942 di rimettere al potere
Quisling
e attuare un piano di nazificazione forzata della Norvegia.
In tale progetto era - ovviamente - previsto l'intervento delle SS e l'eliminazione
della piccola comunità ebraica norvegese.
Aprile
1940: le truppe tedesche si preparano a sbarcare in Norvegia. Sullo sfondo un
incrociatore protegge le operazioni.