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Il "Caso Koko"
Il 19 febbraio, una settimana dopo l'irruzione dei fascisti olandesi nel quartiere ebraico, le SS entrarono nella gelateria "Koko".
Kahn, dopo i fatti della settimana precedente, si era armato di una pistola e di una bottiglia di ammoniaca temendo altri assalti.
Secondo la versione tedesca Kahn gettò l'ammoniaca sulle SS e sparò alcuni colpi di pistola. Ne nacque una rissa e le SS batterono in ritirata.
Quando il capo delle SS Harster venne informato degli avvenimenti emanò un proclama annunciando che, a titolo di rappresaglia, sarebbero stati arrestati 400 ebrei di età compresa tra i 25 e i 35 anni ed inviati in campo di concentramento.
Il 22 febbraio le SS fecero irruzione nel quartiere ebraico in piazza Jonas Daniel Mayer arrestando 425 persone tra le quali Ernst Kahn che venne fucilato il 3 marzo successivo. Vennero arrestati anche i presunti assassini dello squadrista fascista olandese Rooth ucciso negli scontri dell'11 febbraio.
Degli arrestati 389 vennero inviati a Buchenwald e di qui, coloro che erano sopravvissuti, vennero trasferiti a Mauthausen.
I tedeschi costrinsero questi prigionieri a lavorare nelle cave di pietra del campo di concentramento uccidendoli pian piano per le percosse e la fatica.
Gli ultimi sopravvissuti ridotti alla disperazione si suicidarono gettandosi dall'alto della cava tenendosi per mano.
A destra: tre ebrei arrestati e accusati di aver ucciso il fascista olandese Root vengono fatti posare dalle SS davanti all'ufficio di polizia con le presunte armi utilizzate durante gli scontri dell'11 febbraio.

Sopra: una immagine della retata del 22 febbraio 1941
Ernst Kahn proprietario della gelateria "Koko" di Amsterdam
Ernst Kahn proprietario della gelateria "Koko" di Amsterdam
Tre ebrei arrestati e accusati di aver ucciso il fascista olandese Root vengono fatti posare dalle SS davanti all'ufficio di polizia con le presunte armi utilizzate durante gli scontri dell'11 febbraio.
Una immagine della retata del 22 febbraio 1941
Lo sterminio degli ebrei olandesi - 3