All'inizio degli anni '40 del Novecento la Romania, uscita vittoriosa
dalla Prima Guerra Mondiale, si trovava in una situazione di estrema debolezza.
I fattori che determinavano questa fragilità erano sia esterni sia interni:
nazioni vicine ostili, debolezza della monarchia, crisi economica, sorgere di
movimenti estremisti.
Al tavolo della pace nel 1918 i Romeni avevano ricevuto come premio la Bessarabia,
la Bucovina, la Transilvania e il banato di Temesvar. Queste acquisizioni di
fatto raddoppiarono l'estensione della nazione ma gli procurarono l'ostilità
dei Paesi vicini.
Il governo sovietico - subentrato in Russia a quello zarista - all'indomani
della guerra non riconobbe le nuove frontiere continuando a rivendicare sia
la Bessarabia che la Bucovina. Dall'altra parte l'
Ungheria rivendicava
la Transilvania e la Bulgaria a sud aveva altre contestazioni territoriali.
Connesso a questo problema era la questione delle minoranze: con le annessioni
la
Romania - da nazione omogenea sotto il
profilo delle nazionalità - si trovò con il trenta per cento
dei suoi abitanti appartenenti ad altre etnie (Ungheresi, Moldavi, Tedeschi,
Bulgari, etc.)
L'altro fattore di debolezza era la crisi dinastica che travagliava la casa
regnante. Dal 1914 al 1927 la Romania venne governata dal re
Ferdinando
I. Sovrano colto e illuminato, conscio della necessità di modernizzare
il regno, promosse nel 1923 una nuova costituzione liberale e una riforma agraria
a favore dei piccoli contadini, concesse la cittadinanza agli Ebrei romeni e
cercò di sviluppare le imprese industriali.
Il problema di
Ferdinando era suo figlio
Carol. Privo di qualsiasi qualità
politica e amante delle donne si era invaghito di Elena Wolff, meglio nota come
Magda Lupescu, una avventuriera affascinante quanto priva di scrupoli. Carol
fuggì a Parigi con l'amante lasciando la moglie Elena e il figlio
Michele. Re
Ferdinando
diseredò
Carol e nominò
suo successore il piccolo nipote
Michele.
In tal modo, quando
Ferdinando morì
nel 1927, salì al trono un bambino di soli sei anni sotto la reggenza
della madre Elena.
Ai nemici esterni ed alla debolezza della monarchia si aggiungeva una fonte
di instabilità ancora più pericolosa: un forte movimento fascista
ed antisemita si era formato all'indomani della fine della Prima Guerra
Mondiale.
L'antisemitismo in Romania aveva radici profonde che avevano già
causato, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, pogrom
e massacri.
Soltanto all'inizio degli anni Venti del Novecento tuttavia si ebbe una
"istituzionalizzazione" dell'antisemitismo con la nascita
della "Lega di difesa nazional cristiana" un partito fondato dall'intellettuale
Alexandru Cuza nel 1923.
Nel 1927
Corneliu Codreanu che era stato segretario
della "Lega" uscì dal partito per fondare un suo movimento
dalle caratteristiche ancora più marcatamente antisemite e ultranazionaliste:
la "Legione dell'Arcangelo Michele" meglio nota come
"Guardia
di Ferro".
Codreanu e i suoi uomini sin dalle prime azioni del movimento dispiegarono
una pratica politica fatta di violenza e di terrore. Il 9 dicembre 1927 durante
il congresso delle
"Guardie di Ferro"
nella città di Oradea Mare gli squadristi si abbandonarono al saccheggio
del quartiere ebraico bruciando cinque sinagoghe ed estendendo le distruzioni
alla città di Cluj dove altre otto sinagoghe vennero date alle fiamme.
A destra la grande sinagoga di Oradea in una cartolina
del 1925
Mappa della Romania: in evidenza i mutamenti delle frontiere dopo la Prima Guerra
Mondiale e le rivendicazioni territoriali dei paesi confinanti. Cliccare sull'immagine
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