Il generale Antonescu giungeva al potere
insieme ai vertici della "Guardia di Ferro"
il cui comandante Horia Sima venne nominato vicepresidente
e Mihai Sturdza ministro degli Esteri.
Ovviamente la "questione ebraica" venne posta in primo piano. Vennero
emanati tre decreti il 5 ottobre, il 17 novembre e il 4 dicembre 1940. Si
trattava di decreti che precisavano e rendevano più rigida l'espulsione
degli Ebrei dalla vita economica e sociale della Romania.
Questi provvedimenti tuttavia non segnarono l'inizio del massacro. All'interno
del governo vi erano più importanti questioni da risolvere, prima fra
tutte la convivenza tra il generale Antonescu
e la "Guardia di Ferro".
Antonescu non poteva accettare che le "Guardie
di Ferro" approfittassero della loro posizione di potere per regolare
i conti con coloro che negli anni precedenti li avevano osteggiati.
La goccia che fece traboccare il vaso e che provocò la rottura dei
rapporti tra il generale e il movimento fascista fu il massacro di sessantaquattro
membri del precedente regime nel carcere di Jilava. Il 12 gennaio 1941 Antonescu
chiese un cambiamento ai vertici delle "Guardie
di Ferro", occorreva una figura moderata che garantisse la legalità
del movimento. Il generale indicò anche il nome della persona che riteneva
più adatta: Vasile Iasinschi. I vertici delle "Guardie
di Ferro" rifiutarono.
Il momento era delicatissimo.
Antonescu sapeva perfettamente che la Germania
si stava preparando ad invadere l'Unione Sovietica e sapeva altrettanto bene
che la Romania sarebbe stata strategica in questo piano di aggressione.
Il 14 gennaio 1941 Antonescu incontrò
Hitler a Berlino. Nel colloquio che si svolse Antonescu
assicurò che la Romania sarebbe scesa in guerra al fianco della Germania
a patto che i tedeschi si mantenessero neutrali nella contesa tra lui e le
"Guardie di Ferro".
Tornato in Romania Antonescu iniziò
a preparare l'eliminazione della "Guardia
di Ferro" dal governo. Il ministro degli Interni Petrovicescu e il
Ministro degli Esteri Sturdza, ambedue appartenenti al movimento fascista,
vennero dimissionati.
I legionari capirono cosa stava accadendo e decisero di giocare d'anticipo
organizzando un colpo di Stato prima che Antonescu
li eliminasse dal governo.
Il 22 gennaio 1941 all'alba la "Guardia di
Ferro" tentò di impadronirsi del potere. Come era costume
dei legionari le operazioni furono condotte in modo caotico e disorganizzato.
Da parte sua Hitler rispettò i patti: alle unità tedesche presenti
in Romania venne dato ordine di mettersi a disposizione di Antonescu.
Nei tre giorni di scontri la "Guardia di
Ferro" venne dissolta. I capi (Horia Sima
e Miahi Sturdza) trattarono la propria salvezza e - grazie alla mediazione
dei tedeschi - partirono in esilio in Germania.
Prima che i combattimenti cessassero i legionari si diressero verso il quartiere
ebraico di Bucarest. Secondo la stampa dell'epoca nel pogrom morirono 118
Ebrei ma probabilmente il bilancio fu più alto. Sinagoghe, appartamenti,
negozi vennero devastati o distrutti. Un gruppo di Ebrei venne condotto nei
boschi intorno a Bucarest e massacrato. L'addetto dell'ambasciata tedesca
nel suo rapporto sui combattimenti di Bucarest scriveva: "Nell'obitorio
di Bucarest si vedono centinaia di cadaveri ma per la maggior parte sono di
Ebrei".
L'eliminazione delle "Guardie di Ferro"
fu un regolamento dei conti interno al sistema di potere romeno, ciò
non significò l'instaurarsi di una politica moderata come dovevano
presto constatare gli Ebrei romeni.

Il generale Ion Antonescu e il capo delle "Guardie di Ferro", Horia Sima durante un comizio subito dopo la presa del potere. La "luna di miele" tra il dittatore e "legionari" era destinata a durare molto poco.

Foto sopra: i corpi degli ebrei di Bucarest tra gli alberi
dei boschi intorno alla città. L'uccisione di uomini inermi dimostra
il "coraggio" dei "legionari" della Guardia
di Ferro
Foto sotto: l'agghiacciante risultato del pogrom di Bucarest del 22 gennaio
1941. I corpi degli ebrei uccisi dai "legionari" della Guardia
di Ferro allineati nell'obitorio cittadino.
