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La storia dell'Olocausto in Romania - [pag.6/15]
I pogrom: Iasi e Cernauti

Dopo l'eliminazione della "Guardia di Ferro" il governo di Antonescu non agì contro gli Ebrei immediatamente.
A parte un decreto del 27 marzo 1941 che regolava gli espropri degli appartamenti di proprietà ebraica non si registrarono particolari operazioni antiebraiche. Le ragioni di questa apparente "sonnolenza" sono molteplici. La principale fu che la struttura burocratica romena non brillava per efficienza e capacità. In secondo luogo l'antisemitismo romeno non era in grado di concepire una azione organizzata secondo gli standard nazisti. Per tutta la sua durata il massacro degli Ebrei romeni avrà le caratteristiche di una selvaggia carneficina più che di una metodica eliminazione.

Il governo Antonescu si era dotato di un apparato burocratico destinato ad occuparsi del "problema ebraico", a coordinarlo era stato chiamato Radu Lecca nominato "Plenipotenziario per la questione ebraica". Naturalmente non mancava la presenza nazista che a Bucarest era rappresentata dall'ambasciatore von Killinger, dal generale di brigata Hauffe che fungeva da addetto militare presso il governo romeno e da Gustav Richter Hauptsturmführer delle SS e uomo di Adolf Eichmann a Bucarest (1).
L'inizio del massacro fu in coincidenza con l'invasione dell'Unione Sovietica.
Da Bucarest venne diramato un ordine di evacuazione per tutti gli Ebrei che abitavano lungo la linea di frontiera con l'Unione Sovietica.
L'evacuazione veniva giustificata dall'affermazione che gli Ebrei avrebbero potuto compiere azioni di "sabotaggio e spionaggio". In realtà si volevano concentrare gli Ebrei all'interno del Paese. Nella città di Iasi (nota anche con il nome tedesco di Jassy), che contava una numerosa comunità ebraica, la notte del 25 giugno 1941 il comandante della 14a Divisione dell'esercito romeno, generale Stavrescu ordinò l'arresto di tutti gli Ebrei.
Migliaia furono i prigionieri. Donne e bambini furono rilasciati quasi subito. Circa 6.500 uomini vennero fucilati immediatamente o durante il saccheggio cui venne sottoposto il quartiere ebraico. Chi rimase vivo venne tenuto in detenzione.
Dopo cinque giorni, il 30 giugno, circa 4.400 prigionieri Ebrei vennero caricati su due treni. I carri bestiame vennero sigillati, non fu distribuita acqua o cibo. Nel caldo terribile dell'estate i treni partirono senza una destinazione precisa poiché non era stato predisposto alcun centro di raccolta all'interno del Paese. Gli Ebrei cominciarono a morire di sete. Ogni tanto il treno veniva fermato in aperta campagna e i cadaveri venivano gettati dai treni. I contadini delle zone circostanti accorrevano per spogliare i cadaveri di tutto ciò che poteva avere valore.
Così - quando i due treni arrivarono a destinazione, uno a Calarasi ed un altro a Podul Iloaiei - i sopravvissuti erano meno di un migliaio.
L'orrore di quelle giornate venne raccontato più tardi da uno scrittore italiano che si trovava come corrispondente di guerra a Iasi, Curzio Malaparte.

Quando le truppe romene passarono il confine stabilito nel 1940 e rioccuparono la Bucovina il primo e principale obiettivo fu la città di Cernauti (un tempo capitale della Bucovina austro-ungarica col nome di Czernowitz, ora è divenuta Chernovicy capoluogo di provincia in Ucraina).
Cernauti era un centro particolarmente fiorente e popolato da una vasta comunità ebraica che, secondo gli ultimi censimenti, ammontava a più di 42.000 persone.
Le truppe romene e tedesche giunsero in città il 4 luglio 1941.
In ventiquattro ore, dal 5 al 6 luglio, il quartiere ebraico venne messo a sacco. Duemila Ebrei senza distinzione di sesso o di età vennero uccisi. I corpi furono trasportati fuori città su camion e sepolti in fosse comuni. I nazisti da parte loro diressero e consigliarono le modalità di eliminazione degli Ebrei della città.
Nell'area operava l'Einsatzgruppe D comandato da Otto Ohlendorf che inviò a Cernauti l'Einsatzkommando 10b. Le SS arrestarono tutte le personalità della Comunità ebraica della città: il rabbino capo, gli intellettuali, i membri dei partiti politici, in tutto circa 1.500 persone. Di queste 682 vennero fucilate immediatamente.


NOTE
(1)
La presenza di Richter a Bucarest venne richiesta espressamente dall'ambasciatore von Killinger che scrisse a Berlino:
"Poiché la questione ebraica in Romania è ora entrata in una fase decisiva e importanti leggi sulla Arianizzazione e Romenizzazione sono state varate è di vitale importanza che l'Hauptsturmfuehrer Richter sia immediatamente distaccato dalle SS e assegnato a Bucarest. In questo senso una richiesta ufficiale del vice primo ministro Mihai Antonescu al Reichsfuherer Himmler è stata inoltrata ed è in viaggio per Berlino. Se non vi fosse intenzione di far ritornare Richter è comunque cruciale che venga comunque immediatamente inviato uno specialista nelle questioni ebraiche e nella romanizzazione". Documento numero 472 presentato al processo Eichmann.

Foto: deportazione da Iasi
Gli Ebrei di Iasi vengono caricati sui treni dall'esercito (foto credits: Bilderdienst Suddeutcher Verlag).
Foto: sosta di un treno di deportati

Il treno dei deportati effettua una fermata. Per sopravvivere alla disidratazione i prigionieri si sdraiano nel fango.

Photo: cadaveri lungo i binari
Foto: Ebrei malmenati

Foto sopra: sul ciglio della massicciata ferroviaria una pila di cadaveri, poveri resti di persone che non sono sopravvissute al viaggio mortale.
Foto sotto: i dirigenti della Comunità ebraica dopo essere stati malmenati vengono condotti ai treni.

mappa della Romania
Mappa della Romania: in evidenza i mutamenti delle frontiere dopo l'invasione dell'Unione Sovietica a fianco delle truppe naziste. Cliccare sull'immagine per ingrandire.