Dopo l'eliminazione della "Guardia di Ferro"
il governo di Antonescu non agì contro
gli Ebrei immediatamente.
A parte un decreto del 27 marzo 1941 che regolava gli espropri degli appartamenti
di proprietà ebraica non si registrarono particolari operazioni antiebraiche.
Le ragioni di questa apparente "sonnolenza" sono molteplici. La
principale fu che la struttura burocratica romena non brillava per efficienza
e capacità. In secondo luogo l'antisemitismo romeno non era in grado
di concepire una azione organizzata secondo gli standard nazisti. Per tutta
la sua durata il massacro degli Ebrei romeni avrà le caratteristiche
di una selvaggia carneficina più che di una metodica eliminazione.
Il governo Antonescu si era dotato di un
apparato burocratico destinato ad occuparsi del "problema ebraico",
a coordinarlo era stato chiamato Radu Lecca
nominato "Plenipotenziario per la questione ebraica". Naturalmente
non mancava la presenza nazista che a Bucarest era rappresentata dall'ambasciatore
von Killinger, dal generale
di brigata Hauffe che fungeva da addetto militare presso il governo romeno
e da Gustav Richter Hauptsturmführer
delle SS e uomo di Adolf Eichmann
a Bucarest (1).
L'inizio del massacro fu in coincidenza con l'invasione dell'Unione Sovietica.
Da Bucarest venne diramato un ordine di evacuazione per tutti gli Ebrei che
abitavano lungo la linea di frontiera con l'Unione Sovietica.
L'evacuazione veniva giustificata dall'affermazione che gli Ebrei avrebbero
potuto compiere azioni di "sabotaggio e spionaggio". In realtà
si volevano concentrare gli Ebrei all'interno del Paese. Nella città
di Iasi (nota anche con il nome tedesco di Jassy), che contava una numerosa
comunità ebraica, la notte del 25 giugno 1941 il comandante della 14a
Divisione dell'esercito romeno, generale Stavrescu ordinò l'arresto
di tutti gli Ebrei.
Migliaia furono i prigionieri. Donne e bambini furono rilasciati quasi subito.
Circa 6.500 uomini vennero fucilati immediatamente o durante il saccheggio
cui venne sottoposto il quartiere ebraico. Chi rimase vivo venne tenuto in
detenzione.
Dopo cinque giorni, il 30 giugno, circa 4.400 prigionieri Ebrei vennero caricati
su due treni. I carri bestiame vennero sigillati, non fu distribuita acqua
o cibo. Nel caldo terribile dell'estate i treni partirono senza una destinazione
precisa poiché non era stato predisposto alcun centro di raccolta all'interno
del Paese. Gli Ebrei cominciarono a morire di sete. Ogni tanto il treno veniva
fermato in aperta campagna e i cadaveri venivano gettati dai treni. I contadini
delle zone circostanti accorrevano per spogliare i cadaveri di tutto ciò
che poteva avere valore.
Così - quando i due treni arrivarono a destinazione, uno a Calarasi
ed un altro a Podul Iloaiei - i sopravvissuti erano meno di un migliaio.
L'orrore di quelle giornate venne raccontato più tardi da uno scrittore
italiano che si trovava come corrispondente di guerra a Iasi, Curzio
Malaparte.
Quando le truppe romene passarono il confine stabilito nel 1940 e rioccuparono
la Bucovina il primo e principale obiettivo fu la città di Cernauti
(un tempo capitale della Bucovina austro-ungarica col nome di Czernowitz,
ora è divenuta Chernovicy capoluogo di provincia in Ucraina).
Cernauti era un centro particolarmente fiorente e popolato da una vasta comunità
ebraica che, secondo gli ultimi censimenti, ammontava a più di 42.000
persone.
Le truppe romene e tedesche giunsero in città il 4 luglio 1941.
In ventiquattro ore, dal 5 al 6 luglio, il quartiere ebraico venne messo a
sacco. Duemila Ebrei senza distinzione di sesso o di età vennero uccisi.
I corpi furono trasportati fuori città su camion e sepolti in fosse
comuni. I nazisti da parte loro diressero e consigliarono le modalità
di eliminazione degli Ebrei della città.
Nell'area operava l'Einsatzgruppe D comandato da Otto
Ohlendorf che inviò a Cernauti l'Einsatzkommando 10b. Le SS arrestarono
tutte le personalità della Comunità ebraica della città:
il rabbino capo, gli intellettuali, i membri dei partiti politici, in tutto
circa 1.500 persone. Di queste 682 vennero fucilate immediatamente.
NOTE
(1) La presenza di Richter
a Bucarest venne richiesta espressamente dall'ambasciatore von
Killinger che scrisse a Berlino: "Poiché
la questione ebraica in Romania è ora entrata in una fase decisiva
e importanti leggi sulla Arianizzazione e Romenizzazione sono state varate
è di vitale importanza che l'Hauptsturmfuehrer Richter
sia immediatamente distaccato dalle SS e assegnato a Bucarest. In questo senso
una richiesta ufficiale del vice primo ministro Mihai
Antonescu al Reichsfuherer Himmler è stata inoltrata ed è
in viaggio per Berlino. Se non vi fosse intenzione di far ritornare Richter
è comunque cruciale che venga comunque immediatamente inviato uno specialista
nelle questioni ebraiche e nella romanizzazione". Documento
numero 472 presentato al processo Eichmann.


Il treno dei deportati effettua una fermata. Per sopravvivere alla disidratazione i prigionieri si sdraiano nel fango.


Foto sopra: sul ciglio della massicciata ferroviaria una pila
di cadaveri, poveri resti di persone che non sono sopravvissute al viaggio
mortale.
Foto sotto: i dirigenti della Comunità ebraica dopo essere stati malmenati
vengono condotti ai treni.