Il
concentramento degli Ebrei in Transnistria fu un'opera interamente romena, i
tedeschi lasciarono che a risolvere il problema ebraico fossero i diretti interessati.
Si era d'altronde in una fase nella quale i campi di sterminio di massa non
erano ancora operativi. In tal modo la Transnistria divenne un terribile, enorme,
campo di eliminazione.
Il governo romeno stabilì un governatore della Transnistria nominando
un civile, il professore Gheorghe Alexianu. Il governatore suddivise l'intera
area in tredici province affidandone l'amministrazione a diversi dipartimenti
(Trasporti, Agricoltura, Finanze, Industria, Educazione, Salute pubblica).
Il mantenimento dell'ordine era affidato alla gendarmeria romena il cui comandante
in capo fu dapprima il colonnello Emil Brosteanu e più tardi il colonnello
Mihai Iliescu.
A dispetto di questa apparente organizzazione la Transnistria fu un vero campo
di massacro a cielo aperto.
Nelle intenzioni di
Antonescu
gli Ebrei dovevano essre distribuiti nel centinaio di villaggi a prevalente
popolazione ucraina. Arrivare in questi villaggi significò per gli Ebrei
compiere delle marce della morte durante le quali i più deboli, i più
anziani venivano sistematicamente uccisi. Quelli che scamparono alla morte vennero
suddivisi nelle città e nei villaggi. Il numero più alto era concentrato
nelle cittadine di Mogilev, Bershad e Shargorod.
Secondo un editto del governatore Alexianu in ogni luogo di residenza gli Ebrei
erano obbligati al lavoro coatto e dovevano nominare un capo responsabile della
comunità. Sin dai primi tempi le condizioni di vita erano spaventose:
fame, tifo, stenti riducevano ogni giorno il numero degli sventurati.
Le autorità romene non avevano un piano di reinsediamento e di utilizzo
degli Ebrei. Il problema della loro sopravvivenza non si poneva. Più
semplicemente l'obiettivo era eliminarli attraverso delle condizioni di vita
impossibili.
I Romeni oltre a distribuire gli Ebrei nei villaggi e nelle città organizzarono
svariati campi di concentramento. I principali erano situati a Peciora e a Vapniarca.
A Peciora i prigionieri venivano semplicemente lasciati morire di fame. I prigionieri
secondo le testimonianze mangiarono dapprima l'erba, poi la corteccia degli
alberi e infine i corpi dei compagni morti.
Non dissimile erano le condizioni di Vapniarca che entrò in funzione
a partire dal settembre 1942. Si trattava di un campo speciale direttamente
dipendente dal ministero degli Interni romeno. Per questo motivo circa il dieci
per cento dei prigionieri non erano di origine ebraica ma prigionieri politici.
Gli Ebrei presenti erano persone attive nel movimento sionista, socialista o
comunista.
Si può dire che il metodo di uccisione per eccellenza fosse costituito
dall'alimentazione. Ogni giorno veniva distribuita una sorta di minestrone a
base di un pisello usato per nutrire i maiali, di orzo e di paglia. Un terzo
dei prigionieri morì a causa di questa dieta che provocava paralisi muscolare
e instabilità motoria. I sopravvissuti vennero uccisi dai guardiani.
In tutto 2.000 persone circa trovarono la morte in questo campo.
Il
16 ottobre 1941 la Quarta Armata romena dopo feroci combattimenti costati 98.000
mila uomini tra morti e feriti entrò ad Odessa. Sin dai primi giorni
dell'occupazione i militari romeni uccisero sporadicamente gli Ebrei che incontrarono
accusandoli di aver sostenuto la resistenza sovietica in città.
Odessa rappresentava la più grande comunità ebraica dell'Unione
Sovietica con 153.200 persone secondo il censimento del 1926. Di questi - all'entrata
delle truppe romene ne ernao rimasti circa 80.000.
Non appena entrati in citta i Romeni in collaborazione con l'Einsatzgruppe D
eliminarono 8.000 persone ritenute gli "intellettuali" della città
e perciò potenzialmente pericolosi.
Il 22 ottobre un attentato partigiano fece saltare in aria il comando della
10a Divisione. Morirono trentasei ufficiali tra i quali il comandante della
Divisione Ion Glogojanu. Alle 20.40 il generale Trestioreanu, il vicecomandante
scampato all'attentato, telegrafò a Bucarest chiedendo l'autorizzazione
a svolgere pubbliche impiccagioni di Ebrei e comunisti a titolo di rappresaglia.
La notte dal 22 al 23 ottobre vennero impiccate 5.000 persone, in massima parte
Ebrei trascinati fuori dalle loro case.
Il mattino dopo il generale
Antonescu
inviò ad Odessa l'ordine di "fucilare 200 comunisti per ogni ufficiale
e 100 per ogni soldato rimasto ucciso nell'attentato".
Secondo un rapporto dell'ufficio informazioni dell'ambasciata tedesca a Bucarest
la mattina seguente furono fucilati altri 19.000 Ebrei in una piazza antistante
il porto. Il 24 ottobre a ovest della città vennero uccisi a colpi di
mitragliatrice altri 15.000 Ebrei.
Gli Ebrei sopravvissuti, poco più di 30.000, erano destinati ad essere
uccisi in Transnistria.