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La storia dell'Olocausto in Romania - [pag.12/15]
La macchina della morte si ferma
A questo punto tutto sembrava pronto: Eichmann aveva progettato i trasporti, il governo romeno aveva dato il suo benestare, il plenipotenziario romeno Lecca aveva avuto colloqui operativi a Berlino.
Nulla sembrava impedire l'invio verso Auschwitz di 300.000 Ebrei romeni ancora residenti nel Paese. Eppure - proprio in quel momento - l'intera macchina della deportazione si inceppò clamorosamente.
Dopo il ritorno di Lecca a Bucarest ci fu un concitato e poco chiaro scambio di lettere tra il Ministero degli Esteri tedesco e l'ambasciatore a Bucarest von Killinger.
Il ministero rimproverava all'ambasciatore di aver lasciato trattare l'intera questione a Richter cosa che aveva compromesso i negoziati con Lecca.
Von Killinger ribatteva che il plenipotenziario Lecca si era lamentato di essere stato insultato durante la sua visiuta a Berlino.
Era accaduto che - proseguiva von Killinger - si era sottovalutata l'importanza della visita e Lecca non era stato ricevuto da Luther ma dal suo collaboratore Rademacher. Durante il colloquio Rademacher era stato chiamato fuori dall'ufficio per altre questioni e l'incontro era stato interrotto. (1).
Dopo il ritorno di Lecca a Bucarest l'intero processo di deportazione si bloccò. Apparentemente il motivo della svolta fu la mancanza di collaborazione tra von Killinger e Luther da un lato e, dall'altro, l'irritazione di Lecca per il trattamento scortese ricevuto. Alcuni storici - come ad esempio Raul Hilberg - ritengono che siano stati questi i motivi che portarono alla salvezza di trecentomila Ebrei romeni. (2)
La vicenda però appare più complessa.
Con tutta probabilità quando Radu Lecca partì per Berlino aveva già avuto istruzioni per bloccare l'operazione di deportazione. All'indomani della decisione di deportare gli Ebrei romeni la notizia si era già diffusa.
Le organizzazioni ebraiche sapevano cosa stava per accadere.

Giorni prima della partenza per Berlino Radu Lecca aveva avuto un incontro con Misu Benvenisti consigliere della "Centrala" e amico di Filderman. Durante l'incontro Radu Lecca aveva ricevuto una telefonata ed aveva parlato di deportazioni.
Contemporaneamente un ingegnere ebreo che lavorava per le ferrovie venne in possesso di un piano che riguardava la deportazione degli Ebrei delle zone di Arad, Timisoara e Turda. (3)
A questo punto i dirigenti Ebrei si mossero. Il rabbino capo di Romania Safran si mise in contatto con il nunzio apostolico in Romania Umberto Cassulo e con il metropolita ortodosso di Transilvania Nicolae Balan per chiedere il loro intervento.
Dal canto suo Filderman partì per Bucarest ed ebbe un colloquio con il ministro degli Interni Mihai Antonescu.
Filderman ebbe quindi la conferma delle pressioni tedesche per attuare la deportazione. Filderman ebbe colloqui con tutte le personalità che potevano fare pressione in qualche modo sul Maresciallo Antonescu.
Intervennero l'ambasciatore svizzero René de Weck, l'incaricato d'affari turco Selbarty Istinyell, l'ambasciatore svedese, Charles Kolb e von Steiger rappresentanti a Bucarest della Croce Rossa Internazionale. Tutte queste personalità riuscirono ad avvicinare la regina madre Elena e il giovane re Michele I convincendoli ad intervenire presso il Maresciallo Antonescu.
Tra la Corte e il Maresciallo si svolsero dei colloqui e sia Safran che Filderman vennero informati che Antonescu aveva deciso di fermare le deportazioni. In più sia Kolb che von Steiger ebbero il permesso di recarsi in Transnistria e fu consentito al nunzio Cassulo di consegnare al comitato d'aiuto ebraico un milione e mezzo di Lei donati dal Papa.(4). Contemporaneamente entravano in azione altre due persone: Juliu Maniu e Franz von Neumann.
Juliu Maniu era un vecchio dirigente del partito contadino che - informato da Filderman - ebbe un colloquio con Antonescu durante il quale fece notare al Maresciallo che un messaggio del presidente degli Stati Uniti Roosvelt pervenuto attraverso l'ambasciata svizzera e una pubblica dichiarazione del primo ministro inglese Churchill lasciavano chiaramente intendere che gli Alleati erano intenzionati a perseguire le atrocità commesse contro gli Ebrei.
Franz von Neumann era un giovane imprenditore di Arad che giunto in aereo a Bucarest mise a disposizione una forte somma di denaro destinata a corrompere un alto funzionario romeno affinché si ritardassero le deportazioni o vi si rinunciasse definitivamente. (5)


NOTE

(1) Lettera di von Killinger a Luther del 28 agosto 1942, NG 2195
(2) Raul Hilberg, in La distruzione degli Ebrei d'Europa", vol I., pp. 805-806 scrive: "Il tentativo tedesco era fallito, gli Ebrei restarono dov'erano. Il ripensamento romeno non era parziale ma completo. Dettagli così futili quali i rapporti del ministro von Killinger con gli Herren der SS (von Killinger apparteneva alle SA) e l'accoglienza discutibile riservata ad un Ministerialdirektor romeno, sarebbero stati sufficienti a modificare la decisione di abbandonare più di 300.000 Ebrei alla morte che li attendeva? I dettagli futili sono senza importanza, ma un incidente persino banale, risulta tuttavia decisivo in una situazione che si trovi già in un equilibrio delicato. Nell'agosto del 1942, i Romeni cominciavano a perdere parte del loro entusiasmo. Avevano esaurito la loro iniziale esuberanza ed erano esausti. L'impeto con il quale avevano risposto alle richieste distruttive dei Tedeschi venivano meno"
(3) La presenza di Richter a Bucarest venne richiesta espressamente dall'ambasciatore von Killinger che scrisse a Berlino: "Poiché la questione ebraica in Romania è ora entrata in una fase decisiva e importanti leggi sulla Arianizzazione e Romenizzazione sono state varate è di vitale importanza che l'Hauptsturmfuehrer Richter sia immediatamente distaccato dalle SS e assegnato a Bucarest. In questo senso una richiesta ufficiale del vice primo ministro Mihai Antonescu al Reichsfuherer Himmler è stata inoltrata ed è in viaggio per Berlino. Se non vi fosse intenzione di far ritornare Richter è comunque cruciale che venga comunque immediatamente inviato uno specialista nelle questioni ebraiche e nella romanizzazione". Documento numero 472 presentato al processo Eichmann.
(4) Testimonianza di Theodor Loewenstein-Lavie, Processo a Eichmann, 23 maggio 1961, Sessione 48.
(5) La notizia delle manovre di Maniu e di Neumann erano note alle SS. Un rapporto senza firma del 1° settembre 1942, T 175, Roll 657 le riporta. Un memorandum di Gustav Richter segnala che von Neumann avrebbe offerto 400 milioni di Lei all'esercito romeno per impedire le deportazioni degli Ebrei. Le informazioni giungevano all'ufficio delle SS attraverso Matei Willman la spia ebrea che lavorava alla "Centrala".

Foto: Antonescu e Hitler
Un incontro tra il dittatore romeno Antonescu e Adolf Hitler.
Foto: rastrellamento
I soldati romeni hanno appena rastrellato un gruppo di donne ebree