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La storia dell'Olocausto in Romania - [pag.13/15]
Pressioni naziste, alibi romeni
L'interruzione non ufficiale delle deportazioni degli Ebrei residenti nella "Vecchia Romania" non rappresentò la fine delle pressioni tedesche sui Romeni.
In primo luogo i nazisti non avevano compreso che la decisione romena era definitiva.
Il 26 e 28 settembre 1942 alti funzionari delle ferrovie tedesche tennero delle riunioni a Berlino per programmare la deportazione. Venne deciso che i convogli avrebbero trasportato ciascuno 2.000 Ebrei partendo a giorni alterni e dirigendosi a Belzec. In totale era stata programmata la deportazione di 280.000 Ebrei.
Ufficialmente il governo romeno non si oppose a questa decisione ma i dirigenti delle ferrovie romene dapprima chiesero il rinvio della riunione e poi - a seguito della risposta negativa dei colleghi tedeschi - non vi parteciparono. (1)
Era evidente che il governo romeno stava creando azioni di dilazione e di ostruzionismo. Se l'interruzione delle deportazioni era stata determinata inizialmente per le pressioni esercitate sul governo, furono certamente gli avvenimenti militari ad influenzare Antonescu. Il 4 novembre 1942 in Africa le truppe italo-tedesche venivano sconfitte ad El-Alamein, il 31 gennaio 1943 la VI Armata comandata da von Paulus a Stalingrado si arrendeva ai sovietici.
Mentre i tedeschi aumentavano le pressioni per ottenere la partenza degli Ebrei romeni Antonescu si convinceva ogni giorno di più che la guerra poteva essere perduta.
Il 22 ottobre 1943 Gustav Richter ebbe una riunione con il ministro degli Interni Mihai Antonescu per sollecitare il governo romeno a far partire le deportazioni. La risposta di Antonescu fu sorprendente: i tedeschi adesso avevano fretta ma quando i Romeni volevano espellere gli Ebrei oltre la Transnistria si erano opposti. Era l'atteggiamento tedesco che risultava incomprensibile. (2)
A dicembre, quando oramai era chiara la sconfitta tedesca di Stalingrado, si verificò un altro avvenimento inaspettato.
Il plenipotenziario romeno per la questione ebraica informò l'ambasciatore tedesco von Killinger che il Maresciallo Antonescu aveva intenzione di lasciar emigrare 80.000 Ebrei romeni in Palestina.
Von Killinger si affrettò ad informare il Ministero degli Esteri a Berlino. (3)
Il Ministero degli Esteri ordinò a Killinger di impedire con ogni mezzo che il progetto si realizzasse.(4)
Il maggiore ostacolo al progetto non furono i tedeschi ma l'impossibilità della maggior parte degli Ebrei a pagare i 200.000 lei richiesti dal governo romeno.
Ciò che conta sottolineare è il fatto che il Maresciallo Antonescu aveva compreso perfettamente che gli Ebrei potevano divenire una preziosa merce in caso di vittoria da parte degli Alleati.
La coscienza che la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio avrebbe rappresentato un pericoloso passo falso si fece strada nel governo romeno.


A partire dal 1943 Mihai Antonescu, il capo della polizia Piki Vasiliu e altri cercarono di ripulire l'immagine antisemita che li circondava.
Addirittura il 1° gennaio 1944 il Maresciallo Antonescu in un discorso ufficiale indirizzato all'esercitò negò qualsiasi coinvolgimento romeno nei pogrom e nella deportazione degli ebrei in Transnistria.
Quando l'architetto ebreo Clejan chiese il rimpatrio dei deportati in Transnistria il Maresciallo Antonescu rispose in una lettera del 4 febbraio 1944 che non poteva perché gli Ebrei erano stati trasferiti per "proteggerli" da eventuali pogrom.
Oramai le truppe sovietiche si avvicinavano pericolosamente ai confini romeni. In Transnistria all'inizio del 1944 secondo le stime romene rimanevano 42.824 Ebrei sopravvissuti ai pogrom e ai massacri nei campi. (5)
Era chiara la strategia del Maresciallo Antonescu e dei suoi ministri: far ricadere la totale responsabilità dei massacri sui tedeschi. Improvvisamente dopo un anno di trattative venne risolta la questione dei 5.000 bambini orfani in Transnistria.
Per questi bambini Filderman si era inutilmente battuto sin dal 1943. Il governo romeno autorizzò il 15 marzo 1944 il rimpatrio dei bambini al di sotto dei quindici anni. Il 6 marzo 1944 poco più di 1.600 bambini poterono rientrare nella "Vecchia Romania" e 1.100 poterono emigrare in Palestina.
La questione degli orfani della Transnistria divenne per il governo romeno un'occasione di propaganda. Il 9 luglio 1944 il ministro degli Interni Mihai Antonescu convocò una riunione per dibattere la questione e stilò alla fine un resoconto del dibattito.
In modo assolutamente sorprendente il governo romeno sosteneva di aver rifiutato che nel 1940 la questione ebraica fosse delegata ai tedeschi e di aver sempre appoggiato una soluzione volta alla emigrazione degli Ebrei.
L'emigrazione era fallita perché i tedeschi avevano - sosteneva Antonescu - impedito che venisse attuata. D'altro canto le richieste economiche fatte agli ebrei per autorizzarli ad emigrare erano state sempre assai limitate. La fine della riunione vide anche una decisione: gli Ebrei che lo avessero voluto avrebbero potuto raggiungere la Palestina a bordo di navi battenti bandiera straniera. Il processo di emigrazione sarebbe stato gestito in collaborazione con l'Agenzia ebraica per la Palestina.
Si trattava di un'offerta assolutamente sconcertante e fortemente sospetta. Con tutta probabilità Mihai Antonescu sapeva perfettamente che il progetto non poteva essere messo in pratica a causa dell'avvicinarsi delle truppe sovietiche. Evidentemente il tentativo mirava a costituire un atto pubblico che avrebbe dovuto dimostrare la buona volontà del governo romeno. (6)


NOTE

(1) Il resoconto della conferenza è rimasto nella traduzione romena del documento tedesco andato perduto, si veda Carp, Cartea Negra, vol. III, pp. 252-53.
(2) Rapporto di Richter, 8 ottobre 1942, documento 572 presentato dall'accusa al processo Eichmann.
(3) Lettera di von Killinger a Berlino, 12 dicembre 1942, NG-3986.
(4) Lettera di Luther e Klingenfuss a von Killinger, 3 gennaio 1943, NG 2200.
(5) Hilberg, op.cit. p. 812.
(6) Il resoconto della riunione ci è pervenuto grazie ad una lettera inviata da von Killinger il 17 luglio 1944 NG 2704. Allegata alla lettera vi era il resoconto della riunione.

Foto: Mihai Antonescu
Iil ministro Mihai Antonescu mentre parla alla radio dal suo ufficio.
Foto: reduce dalla Transnistria
Un ebreo costretto al lavoro coatto in Transnistria.



Foto: superstiti rientrati dalla Transnistria
Un gruppo di superstiti ebrei rientrati dalla Transnistria.