A partire dal 1943 Mihai Antonescu, il
capo della polizia Piki Vasiliu e altri cercarono di ripulire l'immagine antisemita
che li circondava.
Addirittura il 1° gennaio 1944 il Maresciallo
Antonescu in un discorso ufficiale indirizzato all'esercitò negò
qualsiasi coinvolgimento romeno nei pogrom e nella deportazione degli ebrei
in Transnistria.
Quando l'architetto ebreo Clejan chiese il rimpatrio dei deportati in Transnistria
il Maresciallo Antonescu rispose in una
lettera del 4 febbraio 1944 che non poteva perché gli Ebrei erano stati
trasferiti per "proteggerli" da eventuali pogrom.
Oramai le truppe sovietiche si avvicinavano pericolosamente ai confini romeni.
In Transnistria all'inizio del 1944 secondo le stime romene rimanevano 42.824
Ebrei sopravvissuti ai pogrom e ai massacri nei campi. (5)
Era chiara la strategia del Maresciallo Antonescu
e dei suoi ministri: far ricadere la totale responsabilità dei massacri
sui tedeschi. Improvvisamente dopo un anno di trattative venne risolta la
questione dei 5.000 bambini orfani in Transnistria.
Per questi bambini Filderman
si era inutilmente battuto sin dal 1943. Il governo romeno autorizzò
il 15 marzo 1944 il rimpatrio dei bambini al di sotto dei quindici anni. Il
6 marzo 1944 poco più di 1.600 bambini poterono rientrare nella "Vecchia
Romania" e 1.100 poterono emigrare in Palestina.
La questione degli orfani della Transnistria divenne per il governo romeno
un'occasione di propaganda. Il 9 luglio 1944 il ministro degli Interni Mihai
Antonescu convocò una riunione per dibattere la questione e stilò
alla fine un resoconto del dibattito.
In modo assolutamente sorprendente il governo romeno sosteneva di aver rifiutato
che nel 1940 la questione ebraica fosse delegata ai tedeschi e di aver sempre
appoggiato una soluzione volta alla emigrazione degli Ebrei.
L'emigrazione era fallita perché i tedeschi avevano - sosteneva Antonescu
- impedito che venisse attuata. D'altro canto le richieste economiche fatte
agli ebrei per autorizzarli ad emigrare erano state sempre assai limitate.
La fine della riunione vide anche una decisione: gli Ebrei che lo avessero
voluto avrebbero potuto raggiungere la Palestina a bordo di navi battenti
bandiera straniera. Il processo di emigrazione sarebbe stato gestito in collaborazione
con l'Agenzia ebraica per la Palestina.
Si trattava di un'offerta assolutamente sconcertante e fortemente sospetta.
Con tutta probabilità Mihai Antonescu
sapeva perfettamente che il progetto non poteva essere messo in pratica a
causa dell'avvicinarsi delle truppe sovietiche. Evidentemente il tentativo
mirava a costituire un atto pubblico che avrebbe dovuto dimostrare la buona
volontà del governo romeno. (6)
NOTE
(1) Il resoconto della conferenza
è rimasto nella traduzione romena del documento tedesco andato perduto,
si veda Carp, Cartea Negra, vol. III, pp. 252-53.
(2) Rapporto di Richter,
8 ottobre 1942, documento 572 presentato dall'accusa al processo Eichmann.
(3) Lettera di von
Killinger a Berlino, 12 dicembre 1942, NG-3986.
(4) Lettera di Luther
e Klingenfuss a von Killinger,
3 gennaio 1943, NG 2200.
(5) Hilberg, op.cit. p. 812.
(6) Il resoconto della riunione ci è
pervenuto grazie ad una lettera inviata da von
Killinger il 17 luglio 1944 NG 2704. Allegata alla lettera vi era il resoconto
della riunione.


