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La storia dell'Olocausto in Slovacchia - [pag.4/10]
La "questione ebraica" in Slovacchia sino al 1940
La Slovacchia che aveva raggiunto l'indipendenza aveva una popolazione complessiva di due milioni e seicentocinquantamila abitanti di cui 88.951 censiti come ebrei al 15 dicembre 1940.
Che vi fosse all'interno del governo di Monsignor Tiso una massiccia dose di antisemitismo era evidente a tutti. Esisteva però nel Partito Popolare una corrente moderata ed una estremista. I moderati si appoggiavano più marcatamente agli ideali cattolici, gli estremisti avevano a modello la Germania nazista.
Un esempio concreto dello scontro tra queste due anime del Partito Popolare fu la giornata del 4 novembre 1938. A seguito della cessione di parte del territorio all'Ungheria il governo regionale emanò un ordine di espulsione per gli ebrei senza casa e per gli ebrei stranieri. Si cercò di trasferirli forzatamente e violentemente in quello che era diventato territorio ungherese. L'operazione fu caratterizzata da atti di violenza, furti, caos e disorganizzazione.
Monsignor Tiso fece revocare l'ordine il giorno successivo convinto non da ragioni di umanità quanto da motivi organizzativi.
Tiso
era infatti un antisemita convinto e uno dei suoi primi atti fu la creazione di una commissione di studio che seguisse la falsariga adottata dai provvedimenti antisemiti tedeschi del 1935 e definisse gli ebrei per poterli più agevolmente individuare e perseguitare.
La commissione incaricata venne denominata "Commissione Sidor" prendnedo nome da Karol Sidor suo presidente. La commissione svolse velocemente i suoi lavori: nel breve giro di due riunioni (il 25 gennaio e il 5 marzo 1939) raccomandò la stesura di una definizione di ebreo, la creazione di un tetto massimo di accesso per le libere professioni e l'obbligo di una maggioranza ariana nei consigli di amministrazione.
Le ragioni che portarono alla creazione della "Commissione Sidor" erano connesse alla promessa che Tiso aveva fatto ai tedeschi di risolvere la questione ebraica in Slovacchia. Eliminare gli ebrei dalla Slovacchia era stata una delle condizioni essenziali per ottenere dai nazisti l'assenso all'indipendenza.
Tiso non poteva eludere la questione ma intendeva risolverla a suo modo.
Vi era in primo luogo un problema economico, gli ebrei rappresentavano una parte fondamentale della classe media produttiva in un Paese economicamente sottosviluppato. Degli 88.951 ebrei censiti 12.300 avevano imprese o ditte proprie; 22.000 lavoravano come impiegati in aziende private e alcune migliaia erano nel settore pubblico o liberi professionisti.
Per fare un esempio concreto, al 31 maggio 1939 in tutta la Slovacchia operavano 1.414 medici di cui 621 ebrei.
Espellere gli ebrei dalla vita sociale ed economica in modo troppo rapido avrebbe significato mettere in ginocchio del Paese.
Altro problema tutt'altro che secondario era l'atteggiamentop tenuto dal Vaticano nei confronti degli ebrei convertiti al cattolicesimo: se si fossero adottate le rigide norme naziste anche questi ultimi sarebbero caduti nella rete delle persecuzioni.
Tiso quindi doveva trovare una soluzione di compromesso che accontentasse i tedeschi, le ragioni dell'economia, la Chiesa Cattolica.

Il risultato di questo compromesso fu il primo provvedimento antisemita adottato il 18 aprile 1939 appena un mese dopo l'indipendenza del Paese. Si trattava di una legge di definizione che individuava come ebrei tutti coloro che professavano la religione ebraica, gli ebrei per metà che non appartenevano a nessuna confessione religiosa e coloro che si erano convertiti dopo il 30 ottobre 1918.
I nazisti accolsero questi provvedimenti con una certa sorpresa: l'antisemitismo slovacco si manifestava su base religiosa e non su base razziale il che - dal punto di vista di Berlino - era un clamoroso errore. Ciononostante il livello della qualità della vità degli ebrei slovacchi ebbe un crollo verticale. Gli ebrei vennero espulsi dagli impieghi statali e dall'esercito mentre per i liberi professionisti ebrei venne fissato un tetto non superiore al 4% sul totale.
Si fissarono misure per "arianizzare" le imprese di proprietà degli ebrei. Le misure però trovarono una lenta applicazione pratica. Il problema non era dato dal fatto che vi fossero dei problemi di coscienza quanto dal fatto che la burocrazia slovacca di fatto non esisteva, uno stato giovanissimo privo di quadri e dirigenti capaci faceva fatica nella gestione di ogni problema complesso, compresa la legislazione contro gli ebrei. Prudenza e disorganizzazione amministrativa rallentarono la persecuzione degli ebrei in modo così evidente da irritare i tedeschi e favorire l'ala più estremista del Partito Popolare di Monsignor Tiso.
Foto: Guardie Hlinka maltrattano un ebreo
Foto: Guardie Hlinka tagliano la barba ad un ebreo per umiliarlo
Nelle due foto Guardie Hlinka maltrattano un ebreo e per umiliarlo gli tagliano la barba. Villaggio di Michalovce 1942.
foto: le vetrine infrante di un negozio di proprietà ebraica
Vandalismo antisemita a Bratislava nel 1939