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La storia dell'Olocausto in Slovacchia - [pag.8/10]
Opposizione e blocco delle deportazioni

Opposizione e blocco delle deportazioni
Le deportazioni condotte tra il 26 marzo e il 15 maggio 1942 posero tutti gli "attori" della tragedia di fronte a fatti inaspettati e drammatici.
Il parlamento slovacco dal giorno successivo alle prime deportazionisi oppose e continuò a mantenere il punto sino al 15 maggio. La Chiesa Cattolica e quella Protestante si rivolsero in modo energico verso il presidente Jozif Tiso.
Queste reazioni colsero di sorpresa Tiso che reagì stravolgendo il "Codice degli Ebrei". Con un nuovo decreto vennero stabilite quattro nuove categorie di "ebrei esenti": coloro che erano stati battezzati prima del 14 marzo 1929; i coniugi ebrei sposati con ariani prima del 10 settembre 1941; coloro che godevano di speciali esenzioni decise personalmente da Monsignor Tiso; coloro che avevano un permessso di lavoro nel pubblico impiego e nei settori economici strategici.
L'ala estremista rappresentata dai ministri Tuka e Mach dovette prendere atto in primo luogo che la popolazione si mostrava meno antisemita del previsto.
I casi in cui gli "ariani" aiutavano gli ebrei a fuggire o a nascondersi erano molto numerosi. Il parlamento si era mostrato incredibilmente combattivo. Le pressioni delle Chiese si erano mostrate assai più forti di quanto i silenzi precedenti avessero fatto pensare.

Il trasporto di trentamila ebrei verso la morte era costato alle casse del governo slovacco un costo economico insostenibile di quindici milioni di reichsmark.
La deportazione di personale specializzato provocò in diversi settori economici e produttivi veri e propri blocchi per l'impossibilità di sostituire gli ebrei.
L'intero processo di deportazione rischiava di destabilizzare economicamente e socialmente il Paese.
Il 26 giugno 1942 il primo ministro Tuka si incontrò con il nuovo ambasciatore tedesco a Bratislava Ludin e con l'esperto dell "questione ebraica" Wisliceny.
Scopo della riunione era fare il punto della situazione. Rimanevano in Slovacchia circa 35.000 ebrei. La quasi totalità possedeva un salvacondotto e non era deportabile.
In queste condizioni - si lamentò Wisliceny - non era possibile proseguire con l'operazione e rendere la Slovacchia "libera da ebrei".
Tuka suggerì che fosse il governo tedesco a fare pressioni ufficiali su quello slovacco, in questo modo i ministri recalcitranti si sarebbero convinti a cedere.
Ludin colse il suggerimento e inviò a Berlino una comunicazione in tal senso invitando Ribbentrop ad emettere una nota ufficiale.
Il ministero degli esteri tedesco eseguì manifestando il proprio sbalordimento per le decisioni assunte verso gli ebrei.
Questa operazione diplomatica fece proseguire le deportazioni sino all'ottobre 1942 fruttando poco più di 7.700 nuove vittime.
Ad ottobre 1942 la macchina mortale delle deportazioni si inceppò del tutto. Sino al luglio 1943 la Germania si astenne dall'insistere sull'argomento.
La favola del reinsediamento degli ebrei era oramai una menzogna scoperta: il governo slovacco, il Vaticano, gli stessi slovacchi sapevano bene quale era il destino finale dei deportati.
Le difficoltà del governo di Monsignor Tiso erano evidenti anche ai nazisti che decisero di interrompere le pressioni per il completamento delle deportazioni.
La guerra ancora procedeva bene e si poteva rimandare al suo termine l'eliminazione degli ebrei slovacchi.
Photo: iscrizione murale antisemita
Iscrizione murale antisemita a Bratislava, la scritta recita: 'l'ebreo è il nostro nemico'. Nonostante l'incessante propaganda antiebraica il popolo slovacco non si mobilitò contro gli ebrei come avevano sperato o dirigenti del governo fantoccio di Tiso.
Photo: riunione tra Ludin, Tuka, Tiso
Foto in alto: 1942 riunione presso la sede del governo slovacco. Da sinistra il ministro Tuka, l'ambasciatore tedesco Ludin, Monsignor Tiso