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La storia dell'Olocausto in Slovacchia - [pag.9/10]
Gli ebrei slovacchi di fronte alle deportazioni
Di fronte alla minaccia di essere deportati gli ebrei slovacchi reagirono principalmente cercando di fuggire in Ungheria.
Secondo i dati ufficiali del governo slovacco entro novembre 1942 in circa 7.000 avevano trovato scampo in questo modo. Qualche migliaio riuscì a nascondersi.
L'atteggiamento più diffuso e per certi versi più incomprensibile fu il tentativo di convertirsi al cristianesimo. Si trattò di una strategia di sopravvivenza che venne scelta da circa 10.000 persone, una strategia perdente in partenza.
Il "Codice degli Ebrei" del 1941 non definiva gli ebrei in quanto fedeli della religione ebraica ma in quanto "razza". Convertirsi non metteva al sicuro nessuno. Eppure, nonostante fossero stati deportati anche i convertiti nelle retate del marzo-maggio 1942 le conversioni continuarono.
Si era forse diffusa l'illusoria convinzione che le Chiese avrebbero voluto o potuto difendere i nuovi convertiti. Una convinzione che si rivelò del tutto infondata.
Un'altra strategia fu affidarsi alla corruzione delle SS per ritardare il più possibile le deportazioni.
Questo tentativo nacque in seno al Consiglio Centrale Ebraico, l'UZ.
Questa organizzazione voluta dai nazisti era diretta dal suo anziano presidente Arpad Sebesteyn. Su di lui e sulla sua capacità di opporsi alle pretese dei nazisti non vi era da fare alcun affidamento. Sebesteyn era un anziano debole e timoroso. Vi erano all'interno dell'UZ anche dei collaborazionisti come ad esempio Karel Hochberg che per non essere deportato si era trasformato in informatore delle SS.
Ma all'interno dell'UZ opravano anche esponenti più coraggiosi come Gisi Fleischmann che, insieme ad altri colleghi che lavoravano con lei, era convinta della possibilità di corrompere alcune SS e in particolare Dieter Wisliceny.
Il piano venne sostenuto dal rabbino Weissmandel che si adoperò per raccogliere le somme necessarie. L'effettiva corruzione di Wisliceny è un fatto rimasto oscuro.
Secondo diverse testimonianze la Fleischmann fece pervenire a Wisliceny 40.000 dollari in cambio della interruzione dei rapporti. Comunque si siano svolti ifatti occorre dire che Wisliceny non era in grado da solo di interrompere le operazioni di deportazione.
L'interruzione effettivamente ci fu ma per ragioni assai più complesse di un riuscito tentativo di corruzione.
Photo: Gisi Fleischmann
Sopra: Gisi Fleischmann coraggiosa esponente del Consiglio Centrale Ebraico.
Sotto : 23 luglio 1942 dal villaggio di Dobsina, a circa cento chilometri da Banska Bystrica gli abitanti ebrei vengono deportati verso Auschwitz.
Photo: deportazioni dal villaggio di Dobsina