Alla fine del 1943 la situazione militare tedesca non era più caratterizzata
dalla brillante serie di vittorie che si erano succedute sino al 1942.
Riemerse così l'urgenza di risolvere il "problema ebraico"
in tutta l'Europa occupata o politicamente dipendente.
Il compito di premere nuovamente sul governo slovacco venne affidato ad un altro
consumato specialista del ministero degli esteri:
Edmund
Veesenmayer che arrivò a Bratislava annunciando che l'ordine
della sua missione proveniva direttamente da Adolf Hitler. Effettivamente
Veesenmayer
incontrò Monsignor
Tiso alcuni giorni prima del
Natale 1943.
Dal colloquio emerse una decisione: entro il 1° aprile 1944 i circa 18.000
ebrei non convertiti sarebbero stati deportati. Rimanevano gli ebrei cristianizzati.
Veesenmayer ebbe un secondo
incontro, questa volta con il ministro
Tuka con il quale
si decise che circa 10.000 ebrei convertiti sarebbero stati reclusi in un campo
speciale in Slovacchia.
La sorte degli ebrei scampati sembrava segnata.
Tuttavia i dirigenti slovacchi sapevano benissimo che la guerra stava volgendo
al peggio per i tedeschi.
Le operazioni di deportazione procedettero con tale lentezza che, ancora nell'agosto
1944, nessun altro ebreo era partito verso i campi della morte.
Fu proprio ad agosto però che la situazione precipitò all'improvviso.
Il 29 agosto l'esercito slovacco si sollevò contro i tedeschi in un tentativo
di rivolta nazionale. I combattimenti ferocissimi si trascinarono sino al 30
ottobre 1944 quando la rivolta venne soffocata nel sangue.
Per reprimere la rivolta vennero utilizzate principalmente unità delle
Waffen-SS, la famigerata Brigata Dirlewanger, l'Einsatzgruppe H formato appositamente
per l'eliminazione degli ebrei e degli oppositori. Tutto ciò significò
che a dirigere il paese e le operazioni di deportazioni vennero affidate a specialisti
dello sterminio.
Gottlob Berger ebbe il comando
in capo,
Josef Witiska al comando
dei servizi di sicurezza venne coadiuvato da uno dei migliori uomini di
Eichmann:
Alois Brunner che aveva diretto
le deportazioni degli ebrei in Francia, a Vienna, a Salonicco.
Per gli ebrei rimasti non c'era realmente più scampo. Anche il cambiamento
del comandante in capo con la partenza di
Berger
e l'arrivo di
Hermann Höfle
non mutò la situazione in meglio.
La comunità ebraica e i suoi dirigenti tentarono un'ultima disperata
soluzione: denaro in cambio della vita. Si trattava di un tentativo destinato
a fallire in partenza.
Gli uomini che in quel momento dirigevano le unità naziste erano dei
'professionisti del massacro' e non avevano di fronte a se nessun
vincolo diplomatico che potesse fermarli.
L'Einsatzgruppe H e il suo comandante
Witiska
si concentrarono intorno alla zona di Neutra e - rinforzati dalle 'Guardie
di Hlinka' - iniziarono il rastrellamento degli ebrei rimasti a Bratislava
e nei dintorni. Si era nei primi giorni del settembre 1944.
Il 29 settembre l'operazione investì la capitale. Gli arrestati furono
12.306, di questi 7.946 furono inviati ad Auschwitz e 4.370 a Sachsenhausen
e
Theresienstadt. Circa 3.500 vennero
uccisi sul posto.
Un timido tentativo di opporsi venne posto in essere dal governo slovacco e
dalla Chiesa ma le 600 richieste inoltrate a
Witiska
furono tutte rifiutate: il comandante delle SS dichiarò che aveva ordine
di trasportare tutti gli ebrei al campo di Sered e che avrebbe eseguito il suo
compito.
L'avanzata dell'Armata Rossa verso la Slovacchia fu lentissima preferendo gli
strateghi sovietici puntare il massimo dei loro sforzi verso Berlino. Il risultato
fu che Bratislava venne liberata soltanto nei primi giorni dell'aprile 1945.
All'arrivo dei sovietici erano stati deportati 70.000 ebrei, di questi 65.000
non tornarono indietro.
L'ebraismo in Slovacchia era stato distrutto.