| La storia dell'Olocausto in Ungheria
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| Gli Ebrei in Ungheria |
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| In quella che durante l'Impero Romano era
la provincia di Pannonia e che, parzialmente, coincide con il territorio
ungherese, esistevano comunità ebraiche sin dal III secolo dopo
Cristo. Di tali comunità sono rimaste diverse attestazioni. La
più famosa testimonianza è una stele celebrativa eretta
da un certo Cosimo che si definisce "prefetto della sinagoga ebraica". Verso la fine del nono secolo il territorio dell'odierna Ungheria venne conquistato da popolazioni magiare. I primi documenti scritti che ricordano la presenza ebraica in Ungheria risalgono all'XI secolo. Essi indicano la presenza di gruppi in tutte le città principali del nascente Stato ungherese. Sotto la dinastia degli Arpad gli Ebrei subirono un certo numero di restrizioni giuridiche ma, a differenza dei loro correligionari del resto d'Europa, le loro condizioni di vita erano assai migliori. Nel 1251 il re Bela IV emanò una "carta di privilegio" che definiva gli Ebrei come "servi della Camera Reale". Ciò significava che erano obbligati a pagare le tasse al tesoro del re e da questo vedevano garantita la loro protezione. Il primo censimento effettuato in Ungheria risale all'anno 1700. In base ad esso sappiamo che la popolazione di religione ebraica ammontava a 4.071 persone. Per tutto il Settecento la crescita della Comunità ebraica ungherese fu moderata ma costante: 11.621 nel 1735, 80.775 nel 1787, 126.620 nel 1805. A partire dal XIX secolo la crescita della popolazione ebraica fu tumultuosa. Già nel 1850 aveva raggiunto il 3,7% dell'intero popolazione ungherese che, in termini numerici, signicava una presenza di 339.816 persone. Nel 1880 ammontava a 624.826 individui e, nel 1910, su ventuno milioni di ungheresi più di 910.000 si dichiaravano ebrei.(1) Dal punto di vista dei diritti civili gli ebrei ungheresi dovettero attendere il 22 dicembre 1867 per ottenere la piena cittadinanza. Quanto al riconoscimento legale della religione ebraica solo nel 1895, essa venne parificata nei diritti e nei doveri alla religione cristiana. Con l'emancipazione iniziò una specie di "età dell'oro". La struttura economica dell'Ungheria era ancora basata, alla metà dell'Ottocento, su un sistema aristocratico che traeva i suoi maggiori profitti dall'agricoltura. Gli Ebrei in questo sistema economico vennero incoraggiati a dedicarsi al commercio e all'industria. La politica di tolleranza religiosa fece sì che tra la classe nobile ungherese e gli industriali, banchieri, finanzieri ebraici si stringesse un rapporto di mutua collaborazione. Questa ottima situazione di civile convivenza ebbe, come conseguenza ulteriore, il fatto che gli Ebrei d'Ungheria iniziarono presto a considerarsi parte integrante della nazione. Il processo di integrazione è dimostrato non solo dalla tendenza ad adottare nomi e cognomi distintamente ungheresi, ma anche dall'adozione della lingua ungherese in una nazione abitata da molte minoranze linguistiche. La "fedeltà" alla nazione ebbe in cambio, da parte tutti i governi, una attenzione puntuale e precisa nel reprimere ogni atteggiamento sociale e politico antisemita. Si era creata una vera e propria simbiosi tra la classe dominante e la popolazione ebraica. Questo rapporto positivo tra le classi dirigenti e la popolazione ebraica si infranse brutalmente alla fine della Prima Guerra Mondiale. |
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| (1) Braham, R. L. The Politics of Genocide: The Holocaust in Hungary. Condensed Edition, Wayne State Univ Press, Detroit, 2000, p. 19. |
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