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il 16 novembre 1918 l'Ungheria proclamava la propria
indipendenza staccandosi dall'ormai morente impero austroungarico.
Le nuove nazioni che ora circondavano l'Ungheria avanzarono immediatamente
pretese su gran parte del suo territorio. Jugoslavia, Cecoslovacchia
e Romania invasero il giovane stato occupandone larghi segmenti.
Il governo ungherese era retto provvisoriamente dall'aristocratico Mihaly
Karolyi che cercò disperatamente di opporsi all'invasione.
L'Ungheria, già spossata da quattro anni di guerra non riuscì a
impedire che gli invasori si impadronissero dei territori che reclamavano.
Il 20 marzo 1919 le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale
imposero all'Ungheria di cedere i territori contesi. Di fronte a
questo diktat Mihaly Karolyi chiamò al
potere il partito socialista moderato di Bela
Kun. In realtà il partito socialista era, di fatto, una
copia del partito comunista sovietico. Nel caos istituzionale che
si era prodotto soltanto Bela Kun aveva
a sua disposizione una forza organizzata. Il suo programma politico
prometteva il recupero dei territori perduti con l'aiuto dell'esercito
sovietico, e una serie di riforme sociali. In questo modo dopo la
Russia, l'Ungheria fu la seconda nazione europea a vivere una rivoluzione
bolscevica.
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Nella foto in alto: Bela Kun (primo
a sinistra) insieme a Trotski (al centro)
Foto sotto: 16 novembre 1918 Mihaly Karolyi (al
centro) festeggiato dalla popolazione dopo la proclamazione di indipendenza
dell'Ungheria. |
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| A fianco: un manifesto del governo comunista che riporta i successi
militari contro i cecoslovacchi nel maggio-giugno 1919. |
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Nota Bibliografica
Sulla vita di Bela Kun:
Borsányi, György, The life of a communist revolutionary,
Béla Kun, Social Science Monographs distributed by Columbia
University Press, Boulder, Colo New York, 1993 ed anche Rudolf L. Tökés, Béla
Kun and the Hungarian Soviet Republic; the origins and role of the Communist
Party of Hungary in the revolutions of 1918-1919, Published for the
Hoover Institution on War, Revolution, and Peace, Stanford, Calif., by
F. A. Praeger, New York, 1967.
Sul ruolo francese durante gli eventi utili due biografie di Franchet d'Esperay:
Paul Jean Louis Azan, Franchet d'Espérey, Flammarion, Paris,
1949 e la più recente Pierre Gosa, Franchet d'Esperey: un maréchal
méconnu: le vainqueur des Balkans, 1918, Nouvelles éditions
latines, Paris, 1999.
Sulle vicende diplomatiche: Harry Hill Bandholtz, An undiplomatic diary,
AMS Press, New York, 1966 (memorie del membro americano della commissione
interalleata in Ungheria). Vedi anche Miklós Horthy, Admiral
Nicholas Horthy: memoirs, Simon Publications, Safety Harbor, FL, 2000.
Sull'entità del 'terrore comunista' e sulla inchiesta governativa
che ne ridimensionò le proporzioni vedi Joseph Rothschild, East
Central Europe between the two World Wars, University of Washington
Press, Seattle, 1974, p. 153. |
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