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  La storia dell'Olocausto in Ungheria - [pag. 2/29]
 
 
  I rivoluzionari: Bela Kun
 
 
         
 
il 16 novembre 1918 l'Ungheria proclamava la propria indipendenza staccandosi dall'ormai morente impero austroungarico. Le nuove nazioni che ora circondavano l'Ungheria avanzarono immediatamente pretese su gran parte del suo territorio. Jugoslavia, Cecoslovacchia e Romania invasero il giovane stato occupandone larghi segmenti. Il governo ungherese era retto provvisoriamente dall'aristocratico Mihaly Karolyi che cercò disperatamente di opporsi all'invasione. L'Ungheria, già spossata da quattro anni di guerra non riuscì a impedire che gli invasori si impadronissero dei territori che reclamavano. Il 20 marzo 1919 le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale imposero all'Ungheria di cedere i territori contesi. Di fronte a questo diktat Mihaly Karolyi chiamò al potere il partito socialista moderato di Bela Kun. In realtà il partito socialista era, di fatto, una copia del partito comunista sovietico. Nel caos istituzionale che si era prodotto soltanto Bela Kun aveva a sua disposizione una forza organizzata. Il suo programma politico prometteva il recupero dei territori perduti con l'aiuto dell'esercito sovietico, e una serie di riforme sociali. In questo modo dopo la Russia, l'Ungheria fu la seconda nazione europea a vivere una rivoluzione bolscevica.



 
 
Foto: manifesto comunista

 
Foto: Bela Kun e Trotski
   
Nella foto in alto: Bela Kun (primo a sinistra) insieme a Trotski (al centro)

Foto sotto: 16 novembre 1918 Mihaly Karolyi (al centro) festeggiato dalla popolazione dopo la proclamazione di indipendenza dell'Ungheria.
 
   
Foto: proclamazione dell'indipendenza ungherese
   
A fianco: un manifesto del governo comunista che riporta i successi militari contro i cecoslovacchi nel maggio-giugno 1919.  




  
 
Nota Bibliografica

Sulla vita di Bela Kun:
Borsányi, György, The life of a communist revolutionary, Béla Kun, Social Science Monographs distributed by Columbia University Press, Boulder, Colo New York, 1993 ed anche Rudolf L. Tökés, Béla Kun and the Hungarian Soviet Republic; the origins and role of the Communist Party of Hungary in the revolutions of 1918-1919, Published for the Hoover Institution on War, Revolution, and Peace, Stanford, Calif., by F. A. Praeger, New York, 1967.
Sul ruolo francese durante gli eventi utili due biografie di Franchet d'Esperay: Paul Jean Louis Azan, Franchet d'Espérey, Flammarion, Paris, 1949 e la più recente Pierre Gosa, Franchet d'Esperey: un maréchal méconnu: le vainqueur des Balkans, 1918, Nouvelles éditions latines, Paris, 1999.
Sulle vicende diplomatiche: Harry Hill Bandholtz, An undiplomatic diary, AMS Press, New York, 1966 (memorie del membro americano della commissione interalleata in Ungheria). Vedi anche Miklós Horthy, Admiral Nicholas Horthy: memoirs, Simon Publications, Safety Harbor, FL, 2000.
Sull'entità del 'terrore comunista' e sulla inchiesta governativa che ne ridimensionò le proporzioni vedi Joseph Rothschild, East Central Europe between the two World Wars, University of Washington Press, Seattle, 1974, p. 153.
 
           
           
       


  
 
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