olokaustos torna alla home page luoghi
 
percorso guidato
schede biografiche
percorso geografico
percorso per argomenti
resistenza ebraica e opposizione
documenti
saggi e idee
musei e luoghi
ricerca
 
  indice argomento pagina precedente pagina succesiva torna indietro
         
 
  La storia dell'Olocausto in Ungheria - [pag. 4/29]
 
 
  1919: lotta per il potere
 
 
         
  La caotica situazione ungherese preoccupava molto i governi vincitori della Prima Guerra Mondiale a Parigi e Londra. Cecoslovacchi, Polacchi e Romeni avevano invaso il Paese e sembravano oramai incontrollabili. La repubblica comunista di Bela Kun stava ottenendo alcuni successi militari nel contenere gli invasori ma gli eventi erano soggetti a cambiamenti di giorno in giorno. Il governo inglese cercò di trovare una intesa con Bela Kun inviando a Budapest un suo emissario: il generale sudafricano Jan Christian Smuts. Arrivato nella capitale ungherese il 4 aprile 1919 Smuts cercò di capire cosa stava accadendo. Mentre gli inglesi cercavano di raggiungere un accordo con Bela Kun per un cessate il fuoco i Francesi all'opposto seguivano un'altra strategia. Occupando l'area meridionale dell'Ungheria, diedero ordine al generale Franchet d'Esperey di riorganizzare gli eserciti cecoslovacco e romeno e usarli per rovesciare il governo di Bela Kun. Contemporaneamente i Francesi cercarono di creare un interlocutore politico che fosse in grado di governare l'Ungheria, eliminare Bela Kun e sedersi al tavolo della pace. A Vienna il conte Istvan Bethlen e il conte Pal Teleki vennero incoraggiati a formare il 'Comitato Anti-Bolscevico”. Il 5 maggio 1919 il conte Gyula Karolyi - con l'aiuto francese - formò un governo provvisorio anticomunista nominando Pal Teleki ministro degli esteri e l'ammiraglio Horthy ministro della guerra. Frattanto le truppe comuniste di Bela Kun avevano ottenuto una serie di risultati respingendo i cecoslovacchi. Il presidente francese Clemenceau però il 15 giugno inviò un ultimatum a Bela Kun ordinandogli di ritirarsi dai territori che dovevano passare sotto sovranità cecoslovacca. Il leader comunista accettò sperando di poter trattare la propria permanenza al potere con Parigi e Londra.
Il calcolo era sbagliato: Francia e Gran Bretagna non intendevano più trattare con Bela Kun. Alla fine di luglio la Conferenza di Pace riunita a Parigi dichiarò che le potenze vincitrici erano disponibili a firmare un trattato di pace con l'Ungheria soltanto quando il governo comunista fosse stato rimpiazzato da un governo accettabile per i vincitori. Di fronte a questo ultimatum e, soprattutto, dinanzi all'avanzare delle truppe romene, Bela Kun fuggì a Vienna il 1° agosto 1919.
Il socialdemocratico Gyula Peidl lo sostituì cercando di riconquistare il favore della popolazione e organizzare un governo in accordo con i Francesi e gli Inglesi. Ma il caos era destinato a continuare.




  
 
Foto: un propagandista comunista arringa le truppe
   
Sopra: un propagandista comunista arringa le truppe.

Sotto: operai manifestano a favore del governo bolscevico a Budapest.
 
   
foto: manifestanti comunisti




  
 
Il 6 agosto con un colpo di stato l'ex segretario di Stato Istvan Friedrich si impadronì del governo e l'arciduca Giuseppe d'Asburgo si autonominò reggente, il tutto con l'approvazione dei Francesi. Ma anche questa soluzione ebbe vita breve: il 15 agosto 1919 Friedrich fu costretto a cambiare il proprio governo rinunciando al programma monarchico. Il 23 agosto l'arciduca rinunciò alla reggenza. A peggiorare la situazione intervenne l'esercito romeno che a partire dal 3 agosto aveva occupato Budapest. Il problema era a questo punto convincere i Romeni a ritirarsi da Budapest e installare un governo moderato. L'invio del diplomatico inglese George Russel Clerk con un ultimatum che ordinava ai Romeni di ritirarsi e con il compito di costituire un nuovo governo, fallì. I Romeni si ritirarono da Budapest soltanto il 14 novembre 1919. A questo punto Clerk "invitò” l'ammiraglio Horthy, capo delle milizie conservatrici, a ristabilire l'ordine a Budapest.
Gli Inglesi e i Francesi potevano tirare un sospiro di sollievo: i comunisti erano stati cacciati, i Romeni avevano abbandonato il campo e un nuovo governo conservatore e affidabile sembrava pronto a ristabilire la situazione. Il 24 novembre 1919 venne varato un nuovo governo con a capo Karoly Huszar che fu finalmente ammesso al tavolo della pace. Non appena l'esercito di Horthy ebbe raggiunto Budapest Gombos e il MOVE si resero responsabili di quella ondata di terrore conservatore che seguì la caduta del governo sovietico di Bela Kun. Un terrore che provocò l'incarcerazione in campi di più di 70.000 persone, 27.000 processi contro 'sospettati di essere comunisti”, 329 condanne a morte eseguite ufficialmente e l'assassinio di altre 1.200 persone. Nonostante queste cifre la propaganda conservatrice continuò per anni a parlare di innumerevoli atrocità compiute dai comunisti. Una inchiesta promossa dagli stessi controrivoluzionari che doveva stabilire l'entità dei massacri comunisti, terminò i suoi lavori accertando la morte di 587 persone.
 



 
 
Foto: il generale Franchet d'Esperey  
    Foto: Bela Kun
     

Alcuni dei protagonisti degli eventi del 1919: dall'alto verso il basso, Bela Kun
Giuseppe d'Asburgo
il presidente francese George Clemenceau
il generale Louis Felix Franchet d'Esperey

  Foto: Giuseppe d'Asburgo
     
    Foto: George Clemenceu
 
       
           

 

         
         



 
copyright olokaustos home page inizio pagina pagina precedente pagina succesiva torna indietro