| La storia dell'Olocausto in Ungheria
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| Il Trattato di Trianon e le sue conseguenze per gli Ebrei ungheresi |
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| Mentre Horthy saliva
al potere Bethlen rimaneva dietro le quinte. Vi era un problema enorme che attendeva di essere affrontato:
il trattato di pace con le potenze vincitrici. Saggiamente Bethlen non
intendeva passare alla storia come il firmatario di una pace che si preannunciava
dolorosissima per gli Ungheresi. Dopo un lungo periodo di discussioni
il trattato di pace venne firmato a Trianon dal ministro ungherese degli
affari sociali Agoston Bernard e dal plenipotenziario Alfred Drasche-Lazar.
Il cosiddetto Trattato di Trianon stabilì per l'Ungheria la perdita
del 67% del suo territorio e circa il 60% della sua popolazione. Una
amputazione così imponente generò tra gli Ungheresi un
clima di esasperato nazionalismo e il profondo desiderio di riparare
all'umiliazione subita. Questa attitudine generale ebbe, come prima conseguenza,
la crescita di una serie di movimenti ultranazionalistici. La seconda
e più grave conseguenza fu la ricerca di un "colpevole” cui
attribuire la responsabilità dell'intera situazione. Il capro
espiatorio venne trovato negli Ebrei. Il Trattato di Trianon rappresentò la fine di quel lungo periodo di collaborazione tra Ebrei e classe dirigente ungherese. Le ragioni di questo improvviso rivolgimento sono diverse. In primo luogo si può dire che gli Ebrei "non servivano più”, non erano funzionali ad un disegno di stabilità interna. Nel periodo precedente alla Prima Guerra Mondiale gli Ebrei ungheresi erano una minoranza in uno Stato nel quale convivevano diverse nazionalità. A differenza di tutte le altre etnie, gli Ebrei erano profondamente magiarizzati e il loro dichiararsi ungheresi li rendeva utili a stabilire nel governo dello Stato una maggioranza magiara. Dopo il trattato di Trianon l'Ungheria perse tutti i territori che ospitavano significative minoranze. L'Ungheria, rimpicciolita territorialmente, divenne uno stato omogeneo nel quale sopravvivevano soltanto due minoranze: i Tedeschi e gli Ebrei. In questa situazione l'atteggiamento verso gli Ebrei mutò radicalmente. L'ondata di antisemitismo che sommerse gli Ebrei ungheresi a partire dal 1920 secondo Thomas Karfunkel(1) poggiava su sette fattori principali: la politica interna; l'identificazione degli Ebrei come propagandisti dell'ideologia comunista; la convinzione che gli Ebrei possedessero il controllo dell'economia ungherese; il timore che gli Ebrei con la loro crescita demografica diventassero una minaccia per l'identità della nazione; la convinzione che gli Ebrei rappresentassero una minoranza inassimilabile; l'idea che una politica antiebraica avrebbe guadagnato appoggi internazionali. Infine - a creare una sorta di "cemento politico” all'antisemitismo fu il programma politico del gruppo di Szeged che ruotava intorno a Gombos. L'infamante accusa rivolta agli Ebrei d'essere stati i responsabili della dissoluzione ungherese venne espressa nel 1923 dalla scrittrice antisemita Cecile Tormay con queste terribili parole: "Quale demoniaco potere, nascosto nella nebbia, ha potuto suscitare questi dissidi? Quale magico potere è stato in grado di trascinare una coraggiosa nazione nella vergogna, nella codardia, nella perdizione? Sono passati mesi ormai da quando per la prima volta mi posi questa domanda e la risposta evidente sconvolge tanto la mia coscienza che mi è occorso del tempo per convincermi della sua realtà. Il Calvario mi ha insegnato la lezione. Ora non cerco più. Ora so. Non è un caso che la pena e il boia; la legge e il legislatore, il giudice e la sentenza per i turanici Ungheresi, i teutonici Bavaresi, gli slavi Russi sia una soltanto e la stessa. Le differenze razziali tra questi tre popoli sono troppo grandi per rendere possibile questa misteriosa somiglianza. Ormai è chiaro che essa deve derivare dall'anima di un altro popolo che vive tra loro ma non con loro e che ha trionfato su tutti e tre. Il demone della rivoluzione non è un individuo, non è un partito, ma una razza tra le razze”. Più avanti, con toni meno lirici e più diretti la Tormay scriveva: 'Mirabeu venne guidato verso le idee rivoluzionarie dall'ebreo Moses Mendelsohn e dall'influenza di bellissime giudee. Gli Ebrei a Parigi furono dietro ogni rivoluzione e nella storia appaiono tra gli spiriti animatori di ogni Commune. Durante la rivoluzione turca un ebreo disse con orgoglio a mio padre: 'Questa è opera nostra. I Giovani Turchi sono ebrei'. Ricordo ai tempi della rivoluzione portoghese che l'ambasciatore Marques Vasconcelos, ambasciatore del Portogallo a Roma, mi disse: «La rivoluzione a Lisbona è istigata dagli Ebrei e dai massoni». Ed oggi che la gran parte d'Europa è dilaniata dalle rivoluzioni, ovunque vi sono giudei che le guidano seguendo i loro piani prestabiliti" (2). Le idee di Cecile Tormay, nel 1923 erano condivise dalla gran parte dei conservatori ungheresi al potere: la rivolta socialista, i 133 giorni della repubblica sovietica di Bela Kun, lo stesso umiliante trattato di Trianon erano opera dell'unica mente diabolica: il giudaismo internazionale. Il clima di collaborazione e di pacifica convivenza tra ungheresi ebrei e non ebrei si era spezzato per sempre. (1) Thomas Karfunkel, The Impact of Trianon on the Jews of Hungary, in Király, B. K., Pastor, P., I. Sanders, Essays on World War I : total war and peacemaking, a case study on Trianon, New York: Social Science Monographs, Brooklyn College Press, 1982, pp. 457-478. Consultabile anche online all'indirizzo http://www.hungarian-history.hu/lib/tria/tria35.htm. (2) Cecile Tormay, An outlaw's diary, P. Allan & Co., London, 1923, pp. 58-60. |
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