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Tra il marzo 1920 e l'aprile 1921 a reggere
l'Ungheria si succedettero due governi differenti: quello di Sandor
Simonyi-Semadam che rimase in carica sino al luglio 1920 e quello guidato
da Pal Teleki che governò
sino al 14 aprile 1921. Ed è proprio durante il governo di Teleki che si
manifestarono le prime azioni di antisemitismo da parte dello Stato
ungherese.
Durante la Conferenza di Pace del 1919 Teleki aveva dichiarato che:
"la stragrande maggioranza degli Ebrei d'Ungheria è completamente
assimilata con gli Ungheresi. Si tratta di una comunità che
ci ha dato eccellenti scrittori, artisti e scienziati ungheresi. A
causa della loro assimilazione nell'anima e nello spirito nazionale
si deve riconoscere che, da un punto di vista sociale, gli Ebrei ungheresi
non sono più Ebrei ma, semplicemente, Ungheresi”(1).
Si trattava di una posizione politica apparentemente rassicurante:
in realtà Teleki nutriva idee
differenti. A dimostrare quanto la sua dichiarazione davanti alle potenze
vincitrici fosse falsa fu la prima legge antisemita emanata da un governo
europeo durante il Novecento.
Si trattava della "Legge XXV' presentata al Parlamento ungherese il
22 luglio 1920 dal Ministro per l'Educazione e gli Affari Religiosi
Haller István e meglio nota come "Numerus Clausus". Con questa
legge la percentuale di ebrei ammessi a frequentare le scuole superiori
e le università non poteva superare il 6% del totale degli iscritti.
La legge è un breve documento di due pagine.
Nella prima sezione si stabiliva che con l'inizio dell'anno scolastico
1920-1921 soltanto le persone di moralità impeccabile e che
avevano dimostrato la loro costante lealtà all'Ungheria sarebbero
stati ammessi nelle istituzioni di istruzione superiore. La quantità degli
studenti ammessi doveva poi essere proporzionale alle capacità di
formazione presenti nel Paese.
La seconda sezione stabiliva che gli allievi già iscritti negli
anni precedenti non erano interessati alle restrizioni ma, anch'essi,
erano tenuti a dimostrare il loro patriottismo e una soddisfacente
condotta morale.
La terza sezione della legge specificava che i criteri di ammissione
avrebbero preso in considerazione il curriculum scolastico delle scuole
inferiori frequentate, inoltre, e questa è la parte della legge
che più interessa, si specificava che l'insieme degli studenti
ammessi avrebbe dovuto rispecchiare esattamente le varie nazionalità e
razze (la legge usa il termine ungherese "nepfaj”) residenti
in Ungheria.
Questo "rispecchiamento” significava che numericamente gli studenti
ungheresi dovevano essere ammessi nelle stesse percentuali (o almeno
con una approssimazione dei nove decimi) che il loro gruppo etnico
o "razziale” aveva rispetto alla popolazione nazionale(2).
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In alto: il primo governo Teleki che
introdusse il numerus clausus, la prima legge antisemita nel primo
dopoguerra in Europa. Il primo a sinistra seduto con le gambe incrociate è il
Ministro per l'Educazione Istvan Haller (1880-1964)
Sotto: Pal Teleki, primo ministro
all'epoca della promulgazione della legge. |
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La legge superficialmente sembra essere stata emanata per "garantire” le
minoranze etniche presenti nel Paese e dare sicurezza di accesso
a tutti. In realtà si tratta di una legge discriminatoria.
Per capirlo basta vedere gli effetti che ebbe sugli studenti
universitari in questa tabella(3):
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| Percentuale degli studenti universitari
ebrei sul totale degli iscritti |
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| Facoltà |
1913-14 |
1917-18 |
1922-23 |
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| Giurisprudenza |
18.6% |
21.0% |
12.9% |
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| Medicina |
46,5% |
51,6% |
21.4% |
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| Arti Liberali |
5,4% |
20,5% |
10,2% |
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| Farmacia |
30,5% |
34,0% |
10.3% |
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| Facoltà Tecniche |
33,3% |
37,3% |
8,6% |
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Appare evidente il crollo degli studenti ebrei iscritti con un
decremento di quasi il 30% nella Facoltà di Medicina.
La scusa ufficiale, che ancora oggi viene sostenuta da alcuni
studiosi e da alcuni ambienti negazionistici ungheresi(4),
era che il sistema scolastico ungherese a causa della guerra
era privo dei fondi necessari per mantenere le dimensioni precedenti
alla Prima Guerra Mondiale e che non esisteva un mercato del
lavoro per i neolaureati. Si affermava anche che vi era la necessità di
riassorbire i dipendenti pubblici che erano stati cacciati dai
territori inglobati dagli stati confinanti. Appare abbastanza
evidente che le condizioni disastrose dell'Ungheria erano le
stesse dei Paesi vicini. Anche la neonata Cecoslovacchia o la
Jugoslavia - pur essendo nuove nazioni - ereditavano la disastrosa
situazione economica postbellica. Ciononostante soltanto l'Ungheria
varò una legge di questo tipo. Che si trattasse di una
legge diretta contro gli ebrei ungheresi è evidente: gli
ebrei avevano il tasso di scolarizzazione più alto del
Paese ed erano l'unica classe media ungherese. Una legge che
avesse voluto soltanto abbassare il numero degli iscritti avrebbe
semplicemente reso più difficili le prove di accesso.
In realtà, approfittando degli scarsi fondi, il governo Teleki aveva
iniziato la sua campagna antisemita che, come vedremo più avanti,
riprenderà nel 1939.
(1) Citato in Nicholas Nagy-Talavera, The
Green Shirts and the Others: A History of Fascism
in Hungary and Romania, Center for Romanian
Studies, Iasi, 2001, p. 99. Per un approfondimento
sull'atteggiamento degli Ebrei ungheresi dal 1918
al 1945 vedi Raphael Patai, The Jews of Hungary
: history, culture, psychology, Wayne State
University Press, 1996, Detroit.
(2) Corpus Juris Hungarici-Magyar
Torvenytar 1920. Evi Torvenycikkek, Budapest, 1921,
pp. 145-146.
(3) Fonte: Hungarian
Statistical Review, 1924, vol. 2, p. 273.
(4) Egressy, Gergely, A
statistical overview of the hungarian numerus
clausus law of 1920. A historical necessity or
the first step toward the Holocaust? in East
European Quarterly, vol. 34, 2001, pp. 447-464.
Sulla questione utile anche Thomas Spira, Hungary's
Numerus Clausus, the jewish minority and the
League of Nations, Hase & Koehler Verlag,
Mainz, 1973. |
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