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  La storia dell'Olocausto in Ungheria - [pag. 11/29]
 
 
  La calma prima della tempesta (1940-1941)
 
 
         
  Come è stato sottolineato da Raoul Hilberg la caratteristica della persecuzione degli Ebrei d'Ungheria fu una continua oscillazione tra accelerazioni e rallentamenti. Dal governo di Imredy in poi vi fu una successione che vide l'alternarsi di ministri più o meno inclini ad obbedire agli ordini tedeschi(1). Fu proprio questo continuo ondeggiamento tra periodi di estremismo e di relativa calma che indusse la Comunità ebraica a credere, sino all'ultimo momento, di essere in qualche modo più 'protetta” rispetto agli ebrei delle altre nazioni europee nell'orbita del nazismo.
La politica del governo ungherese guidato da Pal Teleki mirava sopra ogni altra cosa a riacquisire tutti i territori perduti con il Trattato di Trianon. Questa linea d'azione rimase sempre il motore di tutte le azioni ungheresi. Dopo aver rettificato la linea di confine con la ex-Cecoslovacchia ed essersi impossessata della Rutenia rimaneva aperta la questione della Transilvania ancora nelle mani della Romania. Quando nel settembre 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mondiale l'Ungheria rimase neutrale. La Germania dal suo canto non aveva alcun interesse in una immediata partecipazione ungherese alla guerra. Parecchie preoccupazioni invece provenivano dal fatto che gli ungheresi oramai minacciavano apertamente un conflitto armato con la Romania.
Il 3 agosto 1940 con il diretto intervento di Hitler la Romania veniva costretta a cedere all'Ungheria la Transilvania. Con questo atto gli Ungheresi avevano quasi completamente recuperato i territori perduti a seguito della Prima Guerra Mondiale. Per certi versi il raggiungimento di questo obiettivo esauriva la progettualità dei governi ungheresi ed il desiderio di collaborare pienamente con i Tedeschi.
Tra il 1940 ed il 1941 con il governo di Teleki la Comunità Ebraica ungherese sopravvisse senza ulteriori colpi significativi, almeno dopo la Seconda Legge Ebraica. Dal punto di vista organizzativo gli Ebrei ungheresi erano suddivisi in tre comunità. Quella maggioritaria era il cosiddetto Ufficio Nazionale conservatore degli Ebrei d'Ungheria che raccoglieva più del 65% degli Ebrei ungheresi. Vi erano poi gli ortodossi dell'Ufficio Centrale della Comunità Ebraica Ortodossa Autonoma cui aderiva poco più del 29% degli israeliti. Un restante 5% faceva parte alla Comunità Ebraica che aveva rappresentato gli Ebrei durante l'Impero Asburgico. I sionisti - avversati dalla Comunità locale - avevano nel Paese una presenza insignificante.
 
Foto: Pal Teleki
 

Foto in alto: il primo ministro Teleki durante il suo secondo governo che terminerà con il suo suicidio.





 
Gli Ebrei ungheresi d'altra parte ragionavano esattamente come il loro governo: erano convinti che fosse possibile ottenere dalla Germania l'appoggio per le rivendicazioni territoriali senza cedere in cambio l'effettiva sovranità del Paese. Se questo teorema presuntuoso era vero ne discendeva che gli Ebrei ungheresi non si sentivano minacciati ma protetti dal regime. Dall'altra parte il governo razionalizzava le leggi antisemite sostenendo che esse erano prese "nell'interesse degli Ebrei” e, quindi, per la loro protezione. La maggior parte degli Ebrei ungheresi era fermamente convinta che un governo conservatore come quello di Teleki assumeva leggi antiebraiche per tacitare i "veri” antisemiti ossia i Tedeschi all'esterno e i fascisti radicali all'interno. Questa convinzione sembrava confermata dal fatto che, bene o male, mentre in tutta l'Europa occupata, le Comunità ebraiche sparivano una dopo l'altra, gli 825.000 ebrei (compresi i 100.000 Ebrei convertiti) continuavano a sopravvivere. Il prezzo da pagare per la Transilvania divenne chiaro: nel settembre 1940: i Tedeschi chiesero che il capo delle Croci Frecciate, Ferenc Szalasi fosse rilasciato dal carcere e il suo movimento reso di nuovo legale. Aggiunsero poi la richiesta di riforme sociali tali da sconvolgere la struttura conservatrice del regime, più collaborazione nello sforzo militare. altre leggi antiebraiche. Teleki accettò ogni cosa. Nel novembre 1940 l'Ungheria entrava nel Patto Tripartito al fianco della Germania, dell'Italia e del Giappone. I Tedeschi, soddisfatti, ridussero i finanziamenti alle Croci Frecciate ma rimasero in attesa che l'ultima richiesta venisse soddisfatta: una nuova legge antiebraica. Non fu Teleki a varare la Terza Legge Ebraica, il premier ungherese, quando alla fine del marzo 1941 tradendo i patti Horthy decise di invadere la Jugoslavia, prima si oppose energicamente e poi si suicidò il 3 aprile 1941.



 

(1) Vedi Raoul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa, Einaudi, Torino, 1999, p. 817.
 
           
         



  
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