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  La storia dell'Olocausto in Ungheria - [pag. 12/29]
 
 
  Il massacro di Kamenets-Podolsk
 
 
         
  La notizia del suicidio di Teleki non scosse il reggente Horthy. Appena un giorno dopo nominò alla carica di primo ministro Laszlo Bardossy. Si trattava di un fedele servitore e di un convinto sostenitore della Germania nazista della cui vittoria era incrollabilmente certo. Bardossy completò e soddisfò interamente le richieste di Hitler. Nel maggio 1941 veniva infatti varata la Terza Legge Ebraica, la più dura e mortale tra quelle emanate in Ungheria.
La definizione del termine "ebreo” data da questa legge copiava quella delle leggi tedesche del 1935. Soprattutto la nuova legge non parlava più di "ebrei convertiti” ed era più restrittiva di quella nazista. In termini pratici, come ha sottolineato Raoul Hilberg, nella nuova legge rientravano ora non solo i 725.000 ebrei che erano stati sottoposti alle leggi precedenti ma anche altri 62.000 che si erano convertiti alle diverse fedi cristiane. Si trattava di uno schiaffo alla Chiesa Cattolica in particolare in un Paese tradizionalmente assai legato alla Santa Sede. A seguito delle annessioni di territori cecoslovacchi, romeni e iugoslavi, l'Ungheria si trovò nelle mani un certo numero di Ebrei di diversa origine nazionale. Alcuni avevano acquisito documenti falsi che ne certificavano l'origine "ariana”, altri avevano permessi ufficiali, altri erano in attesa di raggiungere la Palestina. Una agenzia di Stato l'Ufficio Centrale Nazionale di Controllo sugli Stranieri (KEOHK), si occupava di registrarli insieme a tutti gli stranieri residenti in Ungheria. Poco dopo l'entrata in guerra dell'Ungheria contro l'Unione Sovietica, due funzionari di questo ufficio, Odon Martinides e Arkad Kiss, escogitarono un piano per concentrare gli Ebrei stranieri nelle aree tolte ai Sovietici. I due informarono della loro idea il governatore della Rutenia Miklos Kozma, il ministro della guerra Karoly Bartha e il capo di stato maggiore dell'esercito Henrik Werth. L'idea fu portata all'attenzione del consiglio dei ministri che l'accolse con l'unico voto contrario del ministro degli interni Ferenc Keresztes-Fischer. Il primo ministro Bardossy ordinò che tutte le persone di dubbia cittadinanza avrebbero dovuto essere espulse dalla Rutenia e consegnate alle autorità tedesche della Galizia orientale. Tutta la responsabilità pratica dell'esecuzione degli ordini venne affidata al governatore Kozma. Il tutto venne sancito con un decreto emanato il 12 luglio 1941. Una direttiva segreta impartita al capo del KEOHK stabiliva che l'obiettivo dell'operazione doveva essere l'espulsione del più alto numero possibile di Ebrei polacchi e russi. Le persone da espellere avrebbero dovuto essere concentrate nella città di Korosmezo e di qui espulse. Nella gigantesca retata che ne seguì caddero anche Ebrei ungheresi che non ebbero modo e tempo di dimostrare per tempo i loro diritti. Vennero rastrellati anche gli Ebrei stranieri di Budapest, concentrati nella sinagoga di via Rumbach e nei locali della Comunità di via Szabolcs. Secondo i dati ufficiali vennero consegnati alle SS entro il 19 agosto 1941 15.567 Ebrei e, entro la fine dello stesso mese, altri 3.000. I nazisti caricarono su camion gli Ebrei e li trasportarono vicino alla città di Kolomya. Di qui li instradarono a piedi a gruppi di trecento o quattrocento verso Kamenets-Podolsk. I Tedeschi, che non si aspettavano questa mossa, cercarono di restituire questa massa di persone agli Ungheresi.
Il 25 luglio 1941 ufficiali tedeschi e funzionari del Ministero per l'Est si riunirono a Berlino per esaminare diverse questioni. Tra questa anche quella degli Ebrei espulsi dagli Ungheresi. Preso atto che non era possibile intendersi con gli Ungheresi sulla restituzione di queste persone i Tedeschi ritennero la situazione risolvibile perché - come si legge nel verbale della riunione - "Il capo supremo di SS e Polizia Jeckeln spera, nel frattempo, di aver finito di eliminare questi Ebrei per il 1° settembre 1941”.
Come promesso da Jeckeln tra il 27 ed il 28 agosto gli Ebrei espulsi e gli abitanti ebrei di Kamenets-Podolsk vennero scortati da unità di SS e ungheresi fuori della città. In un'area segnata da profondi crateri causati dai bombardamenti vennero fatti fermare, Venne dato a tutti l'ordine di denudarsi. Quando tutti ebbero compiuto l'operazione, vennero falciati a raffiche di mitragliatrice. Secondo il rapporto di Jeckeln ai suoi superiori datato 11 settembre 1941, vennero uccise 23.600 persone di queste circa 16.000 appartenevano al gruppo di Ebrei cacciati dagli Ungheresi, il resto erano Ebrei dell'area di Kamenets-Podolsky.
 
foto di gruppo di soldati ungheresi a Kamenets-Podolsk
   
Le foto di questa pagina furono segretamente scattate da Gyula Spitz un autista di camion arruolato nell'esercito nonostante fosse ebreo. Servì nell'esercito dal 1940 al 1942 e - tra le altre cose - trasportò oggetti di valore confiscati dagli ufficiali ungheresi agli Ebrei. Il 27 e 28 agosto 1941 si trovava a Kamenets-Podolsk durante il massacro perpetrato dalle SS, da unità dell'esercito e da truppe ungheresi. Le foto furono scattate dal camion. In seguito Spita venne arrestato dai Tedeschi e inviato a Mauthausen dove morì. Nella foto in alto è il secondo soldato da sinistra con le braccia conserte. Nelle foto successive alcuni momenti che testimoniano l'incolonnamento dei prigionieri verso i luoghi di esecuzione.
Credits: USHMM, courtesy of Ivan Sved.
 
   
Foto: fotografia scattata da bordo del camion che ritrae la interminabile colonna di ebrei in marcia
   
Foto: ebrei marciano verso il luogo di esecuzione attraverso la cittadina di Kamenets Podolsk
   
Foto: Ebrei vigilati da truppe tedesche vengono incolonnati verso l luogo di esecuzione
           
         



  
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