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  La storia dell'Olocausto in Ungheria - [pag. 15/29]
 
 
  Pressioni tedesche, reticenze ungheresi (1942-44)
 
 
         
 
La situazione interna ungherese giunse ad una svolta nel febbraio 1942. Bardossy si era convinto che l'evoluzione della guerra non lasciava scelte all'Ungheria e che fosse assolutamente necessario collaborare più attivamente e senza reticenze con la Germania. Per questo motivo chiese al reggente Horthy di eliminare dal governo gli elementi più moderati rimpiazzandoli con ministri più filotedeschi. Bardossy non aveva capito che. di fronte all'entrata in guerra degli Stati Uniti e la fine della travolgente avanzata nazista in Unione Sovietica, Horthy non intendeva affatto legarsi di più ai Tedeschi ma, semmai, voleva proprio il contrario. Così invece di ottenere ministri più vicini ai nazisti Bardossy si trovò ad essere congedato lui stesso. Il 9 marzo 1942 Horthy nominava come nuovo premier Miklos Kallay.
Si trattava di una svolta estremamente importante per il destino degli Ebrei. Kallay, conservatore illuminato, era convinto che la Germania avrebbe perso la guerra. la stessa convinzione lo sorreggeva su un altro punto: la Germania era abbastanza forte da distruggere l'Ungheria prima che la guerra finisse. Occorreva staccare il Paese dall'unione con la Germania con estrema cautela e riuscire a far sì che l'Ungheria cadesse nella sfera di influenza inglese piuttoso che sovietica. In questo difficile percorso la questione degli Ebrei divenne centrale. Il 24 settembre 1942 Kallay sostituì il ministro della difesa, il fascista Karoly Bartha, con il generale Vilmos Nagy il cui atteggiamento verso gli Ebrei era decisamente più favorevole. Nagy cercò di alleviare le sofferenze degli Ebrei dei battaglioni di lavoro stabilendo che non dovessero essere più trattati come prigionieri di guerra e che i malati dovessero essere congedati. Il generale ordinò che venissero interrotte le punizioni corporali e i maltrattamenti. Contemporaneamente decise di sostituire gli Ebrei "da lavoro" ultraquarantenni con una leva di più giovani.



  
foto: Kallay con Hitler e alcuni ufficiali nazisti
 
Il primo ministro Kallay durante un incontro diplomatico con Hitler. I Tedeschi capirono presto che il nuovo ministro non intendeva proseguire la guerra a fianco della Germania
 
Foto: il generale Vilmos Nagy
 
Foto sopra: il generale Vilmos Nagy, ministro della difesa nel governo Kallay dal 24 settembre 1942 al 12 giugno 1943. Fece tutto quanto fu in suo potere per ridurre le sofferenze degli Ebrei inquadrati nei "Battaglioni da lavoro"(1).





  
Contemporaneamente Kallay iniziò un fitto intreccio di colloqui con tutti i rappresentanti diplomatici dei Paesi neutrali con lo scopo di creare delle relazioni indirette con gli Alleati. I Tedeschi erano ben informati a proposito di questi abboccamenti tanto che Hitler, incontrando Horthy nell'aprile 1943, se ne lamentò. Un esempio chiaro dell'orientamento del nuovo governo è dimostrato da un fatto curioso: l'aviazione alleata che sorvolava tutti i giorni l'Ungheria per bombardare la Germania subì meno perdite rispetto a quelle subite dagli apparecchi che spesso sconfinavano nello spazio aereo svizzero.
Vista la situazione i Tedeschi inviarono in Ungheria Edmund Veesenmayer con lo scopo di prendere contatti con tutti gli oppositori del regime di Horthy e creare con loro un fronte unito che fosse in grado di prendere il potere. Mentre tutto questo accadeva dietro le quinte Kallay apertamente rimise sotto processo i macellai di Novi Sad. Il folto gruppo di ufficiali riuscì a trovare asilo in Germania dove non solo vennero accolti cordialmente ma vennero anche arruolati nelle SS. I rapporti con i Tedeschi erano oramai sull'orlo della rottura. Sugli Ebrei Kallay assunse una posizione assolutamente chiara rilasciando una intervista al quotidiano "Donauzeitung" nella quale sosteneva che "la soluzione finale non può che essere che la risistemazione completa degli Ebrei. Ma non posso lasciare questo problema all'ordine del giorno fino a quando la condizione richiesta essenziale a questa soluzione, cioè la risposta alla domanda di sapere dove gli Ebrei devono essere reinsediati non sia fornita".(2)
Ovviamente Kallay sapeva benissimo che i Tedeschi non gli avebbero dato risposta. D'altro canto i Tedeschi avevano capito perfettamente che non c'erano più margini di trattativa. In più Kallay nel settembre 1943 aveva avuto l'impudenza di riconoscere la legittimità del governo italiano di Badoglio che aveva rovesciato Mussolini. Occorreva eliminare il governo ungherese ed insediare un regime fascista legato a Berlino. Un governo in grado di favorire l'annientamento degli Ebrei.




 

(1) Sull'attività di Vilmos Nagy vedi Braham, Randolph L, The politics of genocide : the Holocaust in Hungary, Rosenthal Institute for Holocaust Studies, Graduate Center/City University of New York Social Science Monographs Distributed by Columbia University Press, New York Boulder, New York, 1994, pp. 334-343. Dopo la guerra il generale scrisse le sue memorie, purtroppo non ci risulta che siano state tradotte ancora dall'ungherese: Nagy, Vilmos, Végzetes esztendîok, 1938-1945, Gondolat, [Budapest], 1986.
 
(2) Citato in Raoul Hilberg, la distruzione degli Ebrei d'Europa, Einaudi, Torino, 1999, p. 837.
 
           
         



  
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