| |
La situazione interna ungherese giunse ad una svolta
nel febbraio 1942. Bardossy si
era convinto che l'evoluzione della guerra non lasciava scelte all'Ungheria
e che fosse assolutamente necessario collaborare più attivamente
e senza reticenze con la Germania. Per questo motivo chiese al reggente Horthy di
eliminare dal governo gli elementi più moderati rimpiazzandoli
con ministri più filotedeschi. Bardossy non
aveva capito che. di fronte all'entrata in guerra degli Stati Uniti
e la fine della travolgente avanzata nazista in Unione Sovietica, Horthy non
intendeva affatto legarsi di più ai Tedeschi ma, semmai, voleva
proprio il contrario. Così invece di ottenere ministri più vicini
ai nazisti Bardossy si trovò ad
essere congedato lui stesso. Il 9 marzo 1942 Horthy nominava
come nuovo premier Miklos Kallay.
Si trattava di una svolta estremamente importante per il destino degli Ebrei. Kallay,
conservatore illuminato, era convinto che la Germania avrebbe perso la guerra.
la stessa convinzione lo sorreggeva su un altro punto: la Germania era abbastanza
forte da distruggere l'Ungheria prima che la guerra finisse. Occorreva staccare
il Paese dall'unione con la Germania con estrema cautela e riuscire a far sì che
l'Ungheria cadesse nella sfera di influenza inglese piuttoso che sovietica. In
questo difficile percorso la questione degli Ebrei divenne centrale. Il 24 settembre
1942 Kallay sostituì il ministro della
difesa, il fascista Karoly Bartha, con il generale Vilmos Nagy il cui atteggiamento
verso gli Ebrei era decisamente più favorevole. Nagy cercò di alleviare
le sofferenze degli Ebrei dei battaglioni di lavoro stabilendo che non dovessero
essere più trattati come prigionieri di guerra e che i malati dovessero
essere congedati. Il generale ordinò che venissero interrotte le punizioni
corporali e i maltrattamenti. Contemporaneamente decise di sostituire gli Ebrei "da
lavoro" ultraquarantenni con una leva di più giovani. |
|
 |
| |
| Il primo ministro Kallay durante
un incontro diplomatico con Hitler. I Tedeschi capirono presto che
il nuovo ministro non intendeva proseguire la guerra a fianco della
Germania |
|
|
 |
| |
| Foto sopra: il generale Vilmos Nagy, ministro della
difesa nel governo Kallay dal 24 settembre 1942 al 12 giugno 1943.
Fece tutto quanto fu in suo potere per ridurre le sofferenze degli
Ebrei inquadrati nei "Battaglioni da lavoro"(1). |
|
Contemporaneamente Kallay iniziò un
fitto intreccio di colloqui con tutti i rappresentanti diplomatici
dei Paesi neutrali con lo scopo di creare delle relazioni indirette
con gli Alleati. I Tedeschi erano ben informati a proposito di questi
abboccamenti tanto che Hitler, incontrando Horthy nell'aprile
1943, se ne lamentò. Un esempio chiaro dell'orientamento del
nuovo governo è dimostrato da un fatto curioso: l'aviazione
alleata che sorvolava tutti i giorni l'Ungheria per bombardare la
Germania subì meno perdite rispetto a quelle subite dagli
apparecchi che spesso sconfinavano nello spazio aereo svizzero.
Vista la situazione i Tedeschi inviarono in Ungheria Edmund
Veesenmayer con lo scopo di prendere contatti con tutti gli oppositori
del regime di Horthy e creare con loro un
fronte unito che fosse in grado di prendere il potere. Mentre tutto
questo accadeva dietro le quinte Kallay apertamente
rimise sotto processo i macellai di Novi Sad. Il folto gruppo di ufficiali
riuscì a trovare asilo in Germania dove non solo vennero accolti cordialmente
ma vennero anche arruolati nelle SS. I rapporti con i Tedeschi erano oramai
sull'orlo della rottura. Sugli Ebrei Kallay assunse
una posizione assolutamente chiara rilasciando una intervista al quotidiano "Donauzeitung" nella
quale sosteneva che "la soluzione finale non può che essere che
la risistemazione completa degli Ebrei. Ma non posso lasciare questo problema
all'ordine del giorno fino a quando la condizione richiesta essenziale a questa
soluzione, cioè la risposta alla domanda di sapere dove gli Ebrei devono
essere reinsediati non sia fornita".(2)
Ovviamente Kallay sapeva
benissimo che i Tedeschi non gli avebbero dato risposta. D'altro canto i Tedeschi
avevano capito perfettamente che non c'erano più margini di trattativa.
In più Kallay nel settembre 1943 aveva
avuto l'impudenza di riconoscere la legittimità del governo italiano
di Badoglio che aveva rovesciato Mussolini. Occorreva eliminare il governo
ungherese ed insediare un regime fascista legato a Berlino. Un governo in grado
di favorire l'annientamento degli Ebrei.
(1) Sull'attività di Vilmos Nagy vedi Braham, Randolph
L, The politics of genocide : the Holocaust in Hungary, Rosenthal
Institute for Holocaust Studies, Graduate Center/City University of New York
Social Science Monographs Distributed by Columbia University Press, New York
Boulder, New York, 1994, pp. 334-343. Dopo la guerra il generale scrisse le
sue memorie, purtroppo non ci risulta che siano state tradotte ancora dall'ungherese:
Nagy, Vilmos, Végzetes esztendîok, 1938-1945, Gondolat,
[Budapest], 1986.
(2) Citato in Raoul Hilberg, la distruzione degli Ebrei
d'Europa, Einaudi, Torino, 1999, p. 837. |
|
|