| La storia dell'Olocausto in Ungheria
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| Il consiglio ebraico |
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| Lo stesso giorno in cui i Tedeschi occuparono
Budapest, il 19 marzo 1944, due uomini del gruppo di Eichmann,
Hermann Alois Krumer e Dieter
Wisliceny, presero contatto con le autorità ebraiche di Budapest.
Il giorno dopo il capo della Comunità Samuel
Stern e i suoi collaboratori incontrarono Krumey che rese noti una
serie di punti. In primo luogo gli Ebrei di Budapest dovevano sapere
che tutti gli affari che li riguardavano erano sotto il controllo tedesco.
Di conseguenza tutti ricadevano sotto la giurisdizione dell'Obersturmbannführer
Alfred Trenker. Doveva essere immediatamente costituito un Consiglio
Ebraico i cui membri avrebbero avuto speciali privilegi per poter svolgere
le loro mansioni. L'unico organo di stampa ebraico ammesso era da quel
momento il "Giornale degli Ebrei ungheresi” (A Magyar Zsidok Lapja)
le cui pubblicazioni dovevano essere approvate dalla censura preventiva
tedesca. |
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| I membri del Consiglio ebraico
avevano la responsabilità e il compito di mantenere la calma tra
gli Ebrei. Il giorno dopo Stern presentò la
composizione del Consiglio Ebraico che Krumey accettò. Oltre a
Stern come presidente vi erano altri quattro rappresentanti della corrente
ebraica riformata (Erno Peto, Erno Boda, Karoly Wilhelm e Samuel Csobadi).
Un rappresentante per l'Ufficio Centrale Ortodosso (Samuel Kahan-Frankl),
uno per la Comunità Autonoma Ortodossa di Budapest (Fulop Freudiger)
e un rappresentante dei sionisti (Nison Kahn)(1). Il
28 marzo Stern e
il Consiglio di Budapest convocarono una riunione nazionale dei responsabili
di tutte le Comunità ebraiche ungheresi. La riunione generò un
memorandum con richieste di chiarimenti e proposte organizzative. Con
questo memorandum il 31 marzo Stern incontrò Eichmann.
Il tono del capo del gruppo di sterminatori fu suadente e rassicurante.
Diede spiegazioni su ogni punto e sottolineò che tutte le misure
prese erano determinate dal clima di guerra. Terminato il conflitto tutto
si sarebbe rimesso in ordine e i Tedeschi sarebbero tornati ad essere
gentili come era loro costume. Il Consiglio Ebraico non soltanto credette
alle parole di Eichmann ma
uscì dalla riunione con un senso di sollievo. I leader ebraici non ebbero alcuna percezione della gravità del pericolo che incombeva su di loro. La disponibilità a credere alle assicurazioni di Eichmann era anche il frutto di una serie di ragionamenti razionali. Gli Ebrei ungheresi infatti erano convinti che la presenza di Horthy come capo del governo offrisse loro delle garanzie e che azioni violente dei Tedeschi avrebbero generato una forte opposizione nel Parlamento ungherese. In altri termini si illudevano che il governo e il parlamento ungherese contassero realmente qualcosa. In secondo luogo, analizzando la situazione militare, i capi del Consiglio ebraico erano convinti che la guerra sarebbe terminata in poco tempo. I Sovietici si avvicinavano ai Carpazi e l'occupazione nazista dell'Ungheria doveva avere i giorni contati. In questo senso non si sbagliavano ma non potevano immaginare che di fronte a loro c'era la macchina di sterminio più sperimentata, che aveva perfezionati i suoi sistemi di distruzione sino al punto di essere in grado di spazzare via gli ottocentomila Ebrei ungheresi in meno di un anno. Infine vi era la convinzione che una eliminazione radicale degli Ebrei avrebbe distrutto il tessuto economico ungherese e che una simile ipotesi avrebbe danneggiato in primo luogo gli stessi tedeschi. Vi era un altro problema che indeboliva notevolmente la capacità di comprendere la situazione: la Comunità Ebraica ungherese da anni era di fatto isolata rispetto alle organizzazioni internazionali ebraiche. Si è già visto come negli anni Venti si fossero rotte le relazioni con l'Alliance Israelite perché la preoccupazione principale da parte degli Ebrei ungheresi era dimostrare costantemente il proprio legame patriottico con la nazione. Questo isolamento nel momento del bisogno si rivelò fatale: privi di contatti e di informazioni i membri della leadership ebraica si trovarono a non capire il quadro internazionale nel quale si trovavano ad agire. Tutte queste erronee valutazioni e l'isolamento in cui vivevano fece sì che i leader ebraici non fossero in grado di valutare con realismo la situazione. Di ciò non può essere fatta loro una colpa, nelle stesse condizioni chiunque avrebbe mantenuto un ottimismo suicida. Tuttavia vi è un punto sul quale la responsabilità dei leader fu massima. Il Consiglio Ebraico aveva informazioni di prima mano dalle quali si poteva evincere con facilità che l'obiettivo dei Tedeschi, la "soluzione finale”, consisteva nella eliminazione fisica dell'ebraismo europeo. La leadership ebraica aveva tutte le informazioni necessarie da più fonti e rifiutò non solo di credervi ma anche di preparare la Comunità di cui erano responsabili alla possibilità di una azione di sterminio. La conseguenza tragica fu che la gran parte degli Ebrei ungheresi venne colta totalmente impreparata. Le prime informazioni risalivano al 1941. Numerosi testimoni oculari delle fucilazioni di massa di Ebrei attuate dai Tedeschi in Unione Sovietica avevano riportato in Ungheria notizie dei massacri. Persino la stampa statunitense aveva pubblicato articoli sulla questione che era di dominio pubblico. Le centinaia di Ebrei polacchi, slovacchi, russi che avevano trovato rifugio in Ungheria avevano parlato con i membri del Comitato di Assistenza Ebraico (Vaadah) che li aveva intervistati e che regolarmente informava i suoi corrispondenti interni oltre ai suoi uffici in Svizzera e in Turchia. Regolarmente il Vaadah pubblicava rapporti che inviava ovunque all'interno e all'esterno dell'Ungheria. Vi si parlava delle esecuzioni in massa degli Einsatzgruppen, dell'utilizzo del gas per uccidere gli Ebrei dei campi di concentramento. Altra fonte di informazione era il cosiddetto 'Slovak Pracovna Skupina, il gruppo segreto di resistenza ebraica che operava a Bratislava con Gisi Fleischmann e Michael Weissmandel. Il 23 marzo 1943 Gisi Fleischmann informava delle atrocità di Auschwitz. Il 9 maggio 1943 la Fleischmann fece arrivare a Budapest un rapporto segreto dettagliatissimo sulla situazione. Un secondo rapporto arrivò agli Ebrei ungheresi il 5 settembre 1943. In esso si parlava di Treblinka, di Sobibor, di Belzec e di Auschwitz. Il 4 aprile 1944 gli Ebrei americani ricevettero da Ginevra un comunicato che li informava della volontà nazista di distruggere gli Ebrei ungheresi nell'arco di sei mesi. Alcune lettere disperate del settembre e dell'ottobre 1943 inviate da Menachem Bader dell'ufficio di Istanbul avvertivano tutti i leader ebraici ungheresi di non collaborare eventualmente con le autorità naziste. Fornire gli elenchi degli Ebrei, accettare di indossare segni di riconoscimento, non cercare di sottrarsi alla ghettizzazione significava facilitare il compito finale tedesco ossia la distruzione. Ma non solo rapporti indiretti arrivarono sul tavolo dei dirigenti ebraici ungheresi. Anche il rapporto di due uomini fuggiti da Auschwitz, Rudolf Vrba e Alfred Wetzler raggiunsero l'Ungheria. Rapporto confermato da altri due evasi: Arnost Rosin e Czezlaw Mordowicz fuggiti il 27 aprile 1943. I membri del Consiglio Ebraico dunque sapevano ciò che stava accadendo. Lo stesso Samuel Stern dopo la guerra affermò: 'Io sapevo tutto ciò che avevano fatto negli altri stati d'Europa occupati dalla Germania. Io sapevo che le loro attività erano una lunga sequenza di assassinii e saccheggi. Io conoscevo le loro abitudini, i loro atti e la loro terrificante reputazione e ciononostante ho accettato di ricoprire l'incarico di presidente del Consiglio Ebraico. Gli altri conoscevano tutto ciò altrettanto bene perché io dissi loro tutto quando entrarono a far parte del Consiglio”(2). Tutti dunque sapevano ma tutti speravano che in breve tempo la Germania sarebbe crollata. Il calcolo non era privo di logica e lungimiranza: alla fine del dicembre 1944 le truppe sovietiche avevano accerchiato Budapest. Quel che era privo di lungimiranza era l'incapacità di capire che i nazisti erano in grado di distruggere una Comunità di 800.000 persone in meno di sei mesi. (1) Sull'attività del Consiglio ebraico dal 20 marzo al 7 luglio 1944 in rete è reperibile l'articolo di Judit Molnar, The Foundation and Activities of the Hungarian Jewish Council, vedi all'indirizzo www.yad-vashem.org.il/download/ about_holocaust/studies/molnar.PDF. (2) Le memorie di Stern sono state tradotte in inglese, vedi Samuel Stern, A Race with Time in Hungarian Jewish Studies, vol. 3, 56, pp. 1-47. |
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