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Il primo passo dell'occupazione tedesca fu immediato:
una ondata di arresti tra il 19 marzo ed il 22 marzo interessò tutte
le figure di prestigio antinaziste della aristocrazia ungherese e
le personalità di spicco della Comunità ebraica specie
coloro che lavoravano nel campo dell'economia. Gli arresti furono
effettuati in base ad una lista preparata da Wilhelm
Hoettl. Entro il 16 aprile vennero arrestati 7.289 Ebrei.
Gli arrestati venivano trasportati nei campi di concentramento di
Kistarcsa, Topolya o Csepel da dove venivano avviati verso Auschwitz.
Questa azione preliminare nelle intenzioni dei Tedeschi doveva eliminare
"gli amici” degli Ebrei e tutte le personalità, ebraiche
e non ebraiche, in grado di creare una opposizione organizzata.
A partire dal 21 marzo cominciò parallelamente una ondata di requisizioni.
Di fatto i Tedeschi imposero la consegna dei beni più disparati: dai materassi
ai gioielli. Dopo il bombardamento statunitense di Budapest del 3-4 aprile 1944
agli Ebrei venne ordinato di consegnare le chiavi di 500 appartamenti entro ventiquattro
ore per rimborsare le perdite abitative subite. Il provvedimento fu preso perché gli
Ebrei furono accusati di aver "ordinato agli Alleati” di effettuare il
bombardamento.
La seconda fase fondamentale dell'intera operazione doveva portare alla ghettizzazione.
Si deve notare che Eichmann e
i suoi uomini seguirono con precisione assoluta il "modus operandi” già adottato
ovunque: espropriazione, ghettizzazione, deportazione. Solo i tempi rapidissimi
cambiarono.
La ghettizzazione fisica degli Ebrei era però soltanto il punto di arrivo
di un processo di isolamento rispetto al resto della nazione che venne compiuto
attraverso una serie di decreti. Per capire l'entità delle restrizioni
contro gli Ebrei basti pensare che tra il 29 marzo ed il 6 dicembre 1944 vennero
emanati centosette decreti.
Il 2 marzo il governo di Sztojay si riunì con
all'ordine del giorno la "questione ebraica” e tenne una riunione di più di
nove ore. Tutto fu colpito.
Si cominciò dalle professioni: gli Ebrei non poterono più esercitare
alcuna professione (l'unica eccezione fu fatta per i medici: in questo settore
gli Ebrei erano troppi per impedir loro di lavorare). Si passò poi alle
imprese e ai negozi ebraici. Quarantamila aziende furono chiuse. Nella sola Budapest
furono fatte abbassare le serrande di 30.000 negozi "giudei”. Qualsiasi
cosa venne confiscata: telefoni, apparecchi radio, mobili, gioielli, vestiti.
Ovviamente si passò all'introduzione della stella gialla cucita sugli
abiti con un apposito decreto. A partire dal 5 aprile 1944 tutti gli Ebrei identificati
secondo la legge del 1941 e di età superiore ai sei anni vennero obbligati
ad indossare una stella di dieci centimetri per dieci.
Ad imitazione di ciò che era accaduto dieci anni prima in Germania iniziarono
i roghi di libri e le proibizioni di stampa per le opere degli autori ebrei sia
ungheresi che stranieri. Nella lunga lista comparivano anche Sigmund Freud e
Marcel Proust.
Dopo aver tagliato ogni legame sociale e culturale con il resto degli Ungheresi,
dopo aver impoverito e privato delle proprie sostanze ogni ebreo si passò alla
concentrazione fisica. |
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| Foto sotto: libri di autori ebrei vengono avviati
al macero per la battaglia di purificazione culturale. |
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| In alto: il romanziere e giornalista Erno Ligeti
Lichtenstein rinchiuso in campo di concentramento. I primi prigionieri
furono gli intellettuali. |
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| L'entrata del ghetto di Zalaegerszeg. La scritta
recita: "Quartiere ebraico. Ingresso vietato ai Cristiani" |
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Il governo ungherese si riunì il 4 aprile
per studiare la metodologia da adottare per arrestare, ghettizzare
e deportare gli Ebrei. La riunione si tenne a Budapest. Erano presenti
tra gli altri Laszlo Baky, alti ufficiali
dell'esercito tedesco e ungherese, Adolf
Eichmann e i suoi uomini, Laszlo
Endre e il tenente colonnello Laszlo Ferenczy.
La responsabilità operativa venne affidata a Ferenczy che subito dopo
stabilì a Budapest due sedi operative per iniziare la grande operazione
di trasferimento. Con un senso dell'umorismo macabro per mantenere segrete le
attività del suo quartier generale fece apporre sulla porta una targa
che indicava che nei locali aveva sede la "Compagnia Internazionale di stoccaggio
e trasporti".
La merce da stoccare e trasportare erano gli Ebrei. Il 7 aprile venne emanato
il decreto 6163 che dava tutte le istruzioni necessarie per compiere le deportazioni
ed era indirizzato agli uffici periferici della polizia e della gendarmeria.
Il 10 aprile venne dato ordine di preparare le liste di tutti gli Ebrei ungheresi
divise per luogo di residenza e redatte in quadruplice copia. Per evitare che
a qualcuno venisse in mente di sottrarsi all'operazione la giustificazione fu
che gli elenchi esatti servivano per razionalizzare e assicurare la distribuzione
del cibo. Frattanto il 7 aprile un'altra riunione con tutti i partecipanti della
precedente, si tenne presso gli uffici di Baky.
Si decise di procedere con la massima urgenza alla "evacuazione” degli
Ebrei residenti in Rutenia. Occorreva far presto perché si trattava dell'area
maggiormente esposta all'invasione sovietica.
L'operazione di ghettizzazione venne decisa nei minimi particolari e con attenzione
maniacale all'esatta sequenza delle azioni da compiere. Gli Ebrei delle piccole
comunità locali e delle città più piccole dovevano essere
trasferiti nelle sinagoghe o nei palazzi di proprietà degli stessi Ebrei.
Di qui dovevano essere trasportati nei ghetti organizzati nelle città più grandi
(in genere il capoluogo della contea). Nelle città più grandi contemporaneamente
si dovevano creare ghetti isolati utilizzando fabbriche abbandonate, ex caserme,
ex ospedali, etc. Tutti dovevano essere concentrati in località prossime
alle linee ferroviarie per sveltire il trasporto nei campi della morte. Il piano
di Eichmann era semplice: tutto
il territorio ungherese venne diviso in cinque zone più una zona che conteneva
soltanto Budapest. L'idea era quella di concentrare gli Ebrei in pochi ghetti.
Il tempo di permanenza doveva essere brevissimo, dai ghetti gli Ebrei rastrellati
dovevano partire per Auschwitz. Tutto doveva essere concluso entro la fine del
luglio 1944. Endre avrebbe preferito iniziare
da Budapest ma Eichmann ragionava
in modo diverso: se la notizia dei rastrellamenti a Budapest si fosse sparsa
per il resto dell'Ungheria gli Ebrei della provincia si sarebbero insospettiti
e avrebbero potuto tentare di nascondersi. Trovarli per le campagne ungheresi
sarebbe stato faticoso. Budapest, si decise, sarebbe stata l'ultima città ungherese
ad essere resa "pura dagli Ebrei”. |
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