| La storia dell'Olocausto in Ungheria
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| Le marce della morte |
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| Alle cinque del mattino del 21 ottobre 1944
gli uomini delle Croci Frecciate iniziarono a rastrellare gli Ebrei di
Budapest. Casa per casa, appartamento per appartamento, tutti gli uomini
tra i 16 e i 60 anni d'età vennero costretti a raccogliere provviste
per tre giorni e a riunirsi nei cortili dei palazzi. Tutti vennero organizzati
in battaglioni di lavoro. Come era stato previsto vennero inquadrati
e condotti a scavare fossati anticarro nella periferia della città.
Mentre venivano portati al lavoro le "Croci Frecciate” si divertivano
a uccidere a caso, a torturare, a togliere il cibo o l'acqua. Il giorno
dopo, 22 ottobre, fu la volta di tutte le donne tra i 18 e i 40 anni.
Entro il 26 ottobre furono rastrellati in questo modo 25.000 uomini e
10.000 donne. Mentre le truppe sovietiche avanzavano le Croci Frecciate si
divertivano a uccidere e torturare in ogni modo le loro vittime. Alla
fine di novembre i sopravvissuti vennero fatti marciare in direzione
di Vienna per costruirvi fortificazioni. Il 26 ottobre il ministro della difesa fascista Beregfy con un decreto autorizzò il trasferimento di settanta battaglioni di lavoro in Germania. Il trasferimento iniziò l'8 novembre. I prigionieri dovevano raggiungere il punto di confine di Hegyeshalom. Si trattò di una marcia di sterminio. In sette giorni la lunga colonna percorse i più di 200 chilometri da Budapest a Hegyeshalom. Quelli che si ammalavano durante la marcia venivano abbattuti come animali, il resto marciava senza sosta e senza cibo. La Croce Rossa Internazionale documentò fotograficamente la marcia e le atrocità. La crudeltà inumana della gendarmeria ungherese e delle "Croci Frecciate” impressionò persino il generale delle SS Hans Jüttner che il 3 maggio 1948 nella sua deposizione giurata al Tribunale di Norimberga (documento NG-5216) così raccontò ciò che vide: "Nel novembre 1944 svolgevo un viaggio ufficiale di ispezione presso le divisioni delle Waffen-SS che combattevano nell'area ungherese. Per preparare questo viaggio ordinai all' Obersturmbannführer Kurt Becher di incontrarmi a Vienna. [...] La mattina del mio arrivo Becher mi disse che nel suo viaggio da Budapest a Vienna aveva incontrato delle colonne di Ebrei in marcia verso i confini del Reich. La marcia lo aveva fortemente impressionato a causa delle terribili condizioni di esaurimento di queste persone che sembravano oramai moribonde. Inizialmente non volli credere al suo racconto poiché cose simili mi sembravano sostanzialmente impossibili. La mattina dopo guidai in direzione di Budapest in compagnia di Becher e del mio aiutante. A circa metà strada da Budapest o un poco più avanti incontrai le prime colonne. Altre colonne seguivano ad intervalli di circa 25 o 30 chilometri. Per quel che ricordo erano composte soprattutto da donne. A meno che la memoria non mi inganni tutte le età sino ai sessanta anni erano presenti in quei gruppi. Le colonne erano scortate da soldati ungheresi. La prima colonna, che doveva essere in marcia da diversi giorni, mi fece una terrificante impressione e confermò il racconto che Becher mi aveva fatto il giorno prima. Tra ogni colonna incontrammo coloro che erano rimasti indietro e che erano impossibilitati a continuare la marcia: stavano distesi nelle buche lungo la strada. Era evidente che non sarebbero mai riusciti a raggiungere la frontiera. Queste scene mi colpirono così tanto che dissi a Becher che una volta arrivato a Budapest desideravo incontrare il capo delle SS e della polizia [Otto Winkelmann] per protestare in modo deciso per ciò che avevo visto lungo la strada". Anni dopo, durante il processo a Eichmann nel 1961, Jüttner descrisse ciò che accadde quando arrivò a Budapest: 'Nel novembe 1944 viaggiavo accompagnato dall'Obersturmbannführer Becher da Vienna a Budapest. Lungo la via, in territorio ungherese, incontrammo colonne di Ebrei scortati da soldati ungheresi che marciavano in direzione di Vienna. [Becher] mi disse più o meno: «Stiamo per incontrare il Reggimento Eichmann». Io domandai cosa fosse perché credevo si trattasse di una unità militare. Allora Becher mi spiegò che si riferiva alla deportazione degli Ebrei da Budapest a Vienna. Dopo aver visto le colonne mi recai dal capo delle SS e della Polizia di Budapest Winkelmann per domandargli chi fosse responsabile di questi trasporti e per protestare contro di lui. Mi rispose che non aveva nulla a che fare con tutto ciò e che la cosa riguarda Eichmann. Allora gli domandai chi fosse Eichmann. Winkelmann mi spiegò che era il capo di una sezione dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich sulla quale Winkelmann non aveva alcuna autorità. In questa sezione Eichmann si occupava della questione ebraica" |
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