| La storia dell'Olocausto in Ungheria
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| Il ghetto di Budapest |
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| Dopo gli orribili eventi delle marce della
morte i Paesi neutrali decisero di intervenire in modo più fermo
sul governo Szalasi. Il 17 novembre
un comunicato congiunto chiedeva al governo ungherese di fermare le deportazioni
e le atrocità commesse contro gli Ebrei. Szalasi quello
stesso giorno tentò una risposta con l'elaborazione di un "piano” che
formalmente, fosse in grado di calmare i neutrali e proseguire nella
eliminazione degli Ebrei. Il piano divideva gli Ebrei di Budapest in
sei distinte categorie, ciascuna con un suo trattamento ed un suo destino
segnato. Al vertice di tutte le categorie stavano gli 'Ebrei possessori di carte di protezione straniere”. Costoro dovevano essere ricollocati entro le 16.00 del 20 novembre nei cosiddetti "palazzi Palatinus” nel quartiere Szent Istvan. La loro partenza dall'Ungheria era sottoposta a successive negoziazioni con i Paesi che avrebbero dovuti ospitarli. Vi erano poi tutti quegli "Ebrei” che dovevano essere "impiegati dal governo tedesco per lo sviluppo del comune sforzo di guerra”. Il loro trattamento doveva essere lo stesso di tutti gli Ebrei europei e le loro condizioni di vita determinate dal loro atteggiamento più o meno collaborativo. Per tacitare i Paesi neutrali e la Croce Rossa Internazionale Szalasi nominò una commissione che avrebbe dovuto tenere traccia di tutti i deportati dopo il 16 ottobre 1944. Altra categoria erano gli Ebrei "in attesa di partire per l'estero”. Si trattava di coloro che aspettavano di partire per la Germania; tutti coloro che non erano in grado di sostenere il viaggio (vecchi, bambini, donne in stato interessante); bambini sotto la protezione della Croce Rossa; Ebrei convertiti al Cristianesimo. Tutte queste persone dovevano rimanere nel ghetto in attesa che si decidesse cosa farne. Nel ghetto erano costretti a rimanere anche gli "Ebrei con certificati di esenzione” ossia coloro che per un motivo o per l'altro avevano visto riconosciuta una posizione di "privilegio” dai precedenti governi. Insieme a loro l'altra categoria era costituita da preti e suore di origini ebraiche che, all'interno del ghetto, dovevano essere ospitati in palazzi speciali. L'ultima categoria era costituita da Ebrei di nazionalità straniera. Questo documento era di fatto una menzogna per calmare le interferenze che arrivavano sempre più numerose dall'estero. Quando venne presentato alle autorità diplomatiche tedesche fu accompagnato da una lettera nella quale si chiariva che tutta la classificazione era stata pensata per un uso propagandistico verso i Paesi neutrali. All'atto pratico il numero degli Ebrei garantiti dalle lettere di protezione era estremamente basso. In tutto si trattava di 15.000 persone. Di queste 7.800 persone erano sotto la protezione della Svezia; la Svizzera ne proteggeva 4.500; il Vaticano 2.500; il Portogallo 698 e la Spagna 100. Nella realtà gli Ebrei "prottetti” e quelli "non protetti” vivevano nelle stesse orribili condizioni. Basti pensare che Szalasi e i suoi camerati fascisti decisero di concentrare 15.600 persone in appartamenti nei quali vivevano in precedenza 3.969 persone. Si venne a formare in questo modo un "ghetto internazionale” nel quale erano stipate anche cinquanta persone per appartamento. In più, con la scusa di controllare che non vi fossero "abusivi”, le Croci Frecciate facevano spesso irruzione nei palazzi, derubavano, stupravano e uccidevano le persone a caso. Molte vennero prelevate portate in riva al Danubio, uccise e gettate nel fiume. A gennaio l'esausta popolazione del 'ghetto internazionale” venne spostata nel grande ghetto che ospitava tutte le altre categorie di Ebrei. Di fatto l'esperimento nato per accontentare le proteste internazionali era stato soltanto una beffa. Il grande ghetto che ospitava le categorie non protette dalle autorità straniere venne edificato a partire dal 18 novembre 1944 in coincidenza con la creazione del 'ghetto internazionale”. Si decise di concentrarvi circa 63.000 persone con una densità di 14 persone per stanza. Il collocamento degli Ebrei in questo ghetto venne stabilito dall'apposito decreto 8935 e le operazioni furono completate il 2 dicembre 1944. Il ghetto venne recintato con un muro di legno che chiuse ermeticamente gli Ebrei il 10 dicembre. Quattro porte erano vigilate dagli assassini delle Croci Frecciate. L'affollamento raggiunse il suo picco massimo nel gennaio 1945 quando le persone stipate in un'area di trecento metri quadrati raggiunsero le 70.000 unità. Tra questi 6.000 bambini senza più parenti trasferiti di forza benché fossero sotto la protezione della Croce Rossa Internazionale. Affamati, stipati in spazi ristretti, senza presidi sanitari, gli Ebrei del ghetto resistevano disperatamente in attesa dell'arrivo dell'Armata Rossa. |
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