| La storia dell'Olocausto in Ungheria
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| Il bilancio di un genocidio |
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| All'interno degli avvenimenti
che condussero alla distruzione della Comunità ebraica ungherese
il 1941 è un anno fondamentale. Non soltanto in quell'anno l'Ungheria
entrò in guerra contro l'Unione Sovietica, ma si svolse anche
in il censimento della popolazione ungherese. Sin dalla fine del 19º
secolo in Ungheria si teneva, ogni dieci anni, un censimento secondo
criteri moderni. Il censimento del 1941 interessò non soltanto
i territori ungheresi stabiliti a Trianon dopo la Prima Guerra Mondiale,
Ma anche il territori acquisiti e riannessi tra il 1938 ed il 1941. Il
censimento indagava anche la religione degli ungheresi. In questo senso
vennero registrati 725.007 Ebrei "per religione”. Tuttavia questo
numero di persone non comprendeva gli Ebrei convertiti. Per stabilire
con esattezza quante persone persero la vita durante la persecuzione
nazista occorre aggiungere agli "ebrei per religione” anche
coloro che rientravano nelle leggi antisemite pur non professando la
religione ebraica. La definizione di "ebreo” stabilita dalla legge del 1939 aggiunse al numero complessivo degli Ebrei "per religione” altre 34.435 persone. Successivamente ricaddero nella definizione di 'ebrei” altre 27.113 persone. In questo modo il totale delle potenziali vittime della persecuzione salì alla cifra globale di 786.555. Il censimento del 1941 fu piuttosto analitico. In esso infatti si specificavano i nonni ebrei che ciascuna persone censita aveva in famiglia. Questa accuratezza nasceva proprio dalla esigenza di stabilire quali persone ricadessero nella legge del 1939. Dei 61.548 ebrei che si dichiararono di religione cristiana, 4.071 avevano soltanto un nonno ebreo per religione. Altri 57.477 dichiararono di avere due o più nonni ebrei "per religione”. Contrariamente ad altri Paesi le deportazioni degli Ebrei ungheresi furono documentate giorno per giorno dagli stessi esecutori. L'ambasciatore Veesenmayer inviava infatti quasi giornalmente rapporti che indicavano il procedere della deportazione e riceveva le sue informazioni direttamente dagli uomini agli ordini di Eichmann. Grazie ai rapporti di Veesenmayer veniamo così a sapere che tra il primo maggio e il 7 giugno 1944 dai due distretti della Subcarpazia e Transilvania Settentrionale vennero deportati 289.357 persone. Tra il 14 e il 16 giugno altre 50.805 persone vennero deportate dallUngheria settentrionale. Secondo il rapporto di Veesenmayer l'intera operazione che interessò gli Ebrei della provincia ungherese portò alla deportazione di 437.400 persone. Oltre ai rapporti di Veesenmayer conserviamo un rapporto datato 31 ottobre 1944 redatto da Horst Wagner, funzionario del ministero degli esteri tedesco. In questo rapporto si riporta un numero identico a quello riferito da Veesenmayer sino al 14 giugno. Il comandante della gendarmeria ungherese Laszlo Ferenczy, responsabile per le deportazioni è quasi chiave di collegamento tra le autorità ungheresi e a Eichmann, in un rapporto al ministro degli interni ungherese scriveva che 434.351 persone erano state deportate. Queste fonti hanno particolare importanza perché provengono direttamente dagli esecutori. Una terza fonte, questa volta "indipendente”, è nota soltanto dal gennaio del 1988. Si tratta degli appunti in di un avvocato, Miklos Gasko, che esercitava la propria professione nella città di Kassa nell'estate del 1944. Gasko, insieme con un suo amico che lavorava alla stazione ferroviaria della città, prese nota di tutti i treni che trasportavano deportati e che transitavano per la città di Kassa. I vagoni che arrivavano in città erano sigillati e accompagnati dai gendarmi. A Kassa la gendarmeria ungherese apriva i vagoni per procedere al conteggio dei deportati prima di consegnarli alle autorità ferroviarie tedesche. Questa pratica burocratica di conteggio permise all'avvocato Gasko di prendere accuratamente nota del numero delle vittime in transito. Secondo gli appunti presi dall'avvocato casa 137 treni si fermarono nella stazione è il numero totale delle persone contenute nei vagoni merci fu di 401.439. Il nodo ferroviario di Kassa fu centrale per tutta la durata della deportazione: di qui passarono quasi tutti i treni dei deportati. Un ristretto numero di treni seguirono due percorsi differenti. Una parte ristretta dei deportati non fu instradata ad Auschwitz: sappiamo che 2.567 persone vennero trasportate al campo di Strasshof vicino Vienna il 27 giugno. Altre 6.641 persone vennero caricate sui treni a Debrecen il 29 giugno con destinazione Strasshof seguite il 30 giugno da 10.789 altri deportati verso lo stesso campo. dei che si ebbero altri casi di diverse destinazioni. la maggioranza tuttavia primo importante come sembra confermare anche la testimonianza dell'avvocato Gasko, ebbero come destinazione finale il campo di Auschwitz. Le cifre fornite da Veesenmayer, da Ferenczy e da Wagner presentano minime differenze e appaiono confermate dagli appunti dell'avvocato Gasko. A confermare queste cifre vi è poi la testimonianza di Dieter Wisliceny resa il 21 novembre 1945 durante il processo di Norimberga. Wisliceny affermò che erano state deportate 458.000 persone. Interrogato nuovamente il 3 gennaio 1946 sostenne che "l'operazione interessò circa 450.000 Ebrei”. Nel cosiddetto 'processo Auschwitz” che si tenne a Francoforte sul Meno tra il 1963 ed il 1965 si parlò delle cifre della deportazione dall'Ungheria. Il vice capostazione di Auschwitz, Willi Hilsche, responsabile per la raccolta e la cernita dei beni trasportati dai deportati, nella sua testimonianza giurata affermò che tra il maggio e il luglio 1944 circa 120 treni portarono ad Auschwitz oltre 400.000 Ebrei. Nello stesso processo un altro accusato, Wilhelm Bogert, confermò questi dati. Per arrivare ad una stima delle vittime ebraiche del periodo 1944-1945 occorre aggiungere altre due categorie di vittime: gli "Ebrei da lavoro”, i deportati in Transilvania, le vittime di Novi Sad e quelle dei massacri delle Croci Frecciate. Secondo i calcoli di Tamas Stark sino all'ottobre 1944 vennero uccisi 42.000 Ebrei, circa altri 10.000 vennero catturati al fronte dai sovietici e altri 16.000 vennero arrestati e imprigionati. Con l'avvento del governo delle Croci Frecciate le prime vittime furono gli Ebrei costretti alle cosiddette marce della morte. Secondo i calcoli di diversi storici (Reitlinger, Gilbert, Braham, Banny, Stark) le persone fatte marciare verso la Germania furono circa 50.000. La seconda ondata di massacri messa in atto da Szalasi e dai suoi complici si svolse contro l'ultima Comunità superstite ossia quella di Budapest. Anche in questo caso ricostruire con esattezza le cifre delle persone uccise richiede un paziente lavoro di ricerca tra fonti di diversa provenienza. Nel 1966 durante il "processo Zuglo” tenutosi a Budapest vennero scoperte 1.200 vittime. Sappiamo che il 2 gennaio 1945 vennero inumate nel cimitero ebraico di Rakoskeresztur le salme di 798 persone assassinate. Tra il 1° ed il 12 febbraio 1945 vennero sepolti nel giardino della sinagoga di via Dohany i corpi di 2.281 vittime in ventiquattro fosse comuni. La somma dei dati sparsi che si riferiscono ai diversi massacri ha fatto concludere Stark che le vittime del terrore delle Croci Frecciate furono circa 15.000. A quanto ammontano le vittime della distruzione dell'ebraismo ungherese detratte le persone che scamparono alla morte e rientrarono in patria e coloro che riuscirono a fuggire dal Paese? La tabella che segue basata sugli studi di Stark riassume le cifre della strage: |
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Riferimenti bibliografici: Stark, Tamás, Hungarian Jews during the Holocaust and after the Second World War, 1939-1949: a statistical review, East European Monographs Distributed by Columbia University Press, Boulder New York, 2000. |
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