Dopo aver "definito" gli ebrei da perseguitare e averli espropriati di ogni bene e diritto, la macchina della distruzione compì un terzo passo: il concentramento.
Il concentramento assunse due aspetti differenti: in Germania si creò una segregazione della comunità ebraica, all'Est, in Polonia, si sviluppò una ghettizzazione. Ciò significa che in Germania non vennero creati "ghetti", cioé quartieri ebraici chiusi, ma si puntò a dividere rigidamente gli ebrei dal resto della popolazione tedesca. In Polonia invece vennero creati i veri e propri ghetti. In un secondo momento la popolazione ebraica tedesca venne trasferita nei ghetti polacchi e di qui ai campi di sterminio o all'eliminazione attraverso fucilazioni.
La segregazione in Germania
La strategia nazista per attuare la segregazione degli ebrei tedeschi ebbe
cinque fasi, come è stato sottolineato da uno storico della Shoah:
1) rottura delle relazioni sociali tra Ebrei e Tedeschi;
2) delimitazione dei luoghi di residenza;
3) regolamentazione degli spostamenti;
4) misure specifiche di identificazione;
5) istituzione di
procedure amministrative differenziate.
a) rottura delle relazioni sociali
La legislazione contro gli ebrei attuata nella fase di espropriazione provocò
come conseguenza il rompersi dei legami tra gli eberi e i non ebrei. Per fare
un esempio, il licenziamento aveva come conseguenza il rompersi della frequentazione
tra colleghi di lavoro. L'arianizzazione delle aziende e quindi la fine dell'attività
economica eliminava ogni possibilità per gli ebrei di interagire con
il resto dei tedeschi. Una serie di provvedimenti - solo apparentemente minori
- perfezionò l'isolamento: orari di acquisto imposti dal ministero
dell' Alimentazione e dell' Agricoltura differenziati rispetto agli ariani;
divieto di frequentare luoghi di villeggiatura o spiagge; divieto di essere
ricoverati negli stessi ospedali dei tedeschi e addirittura divieto per i
barbieri ebrei di servire clienti ariani. Se anche gli obiettivi nazisti nella
fase dell'espropriazione erano economici le ripercussioni furono psicologiche
e sociologiche.
b) delimitazione dei luoghi di residenza
Con una direttiva del 28 dicembre 1939 firmata da Göring
si ordinò agli ebrei di concentrarsi non in particolari quartieri ma
in singoli palazzi. Per favorire l'enorme massa di traslochi che questa ordinanza
implicava si modificò la legislazione sui contratti prevedendo la possibilità
di rescindere senza altro motivi i contratti stipulati con ebrei. A favorire
l'ondata di trasferimenti era stato varato un decreto del 30 aprile 1939,
che stabiliva che un proprietario tedesco era in diritto di espellere il suo
affittuario ebreo a condizione di presentare un certificato comprovante che
questi aveva la possibilità di alloggiare altrove; nello stesso tempo,
obbligava gli Ebrei, che disponevano ancora di un alloggio di proprietà,
ad accettare come affittuari le famiglie ebree senza casa. In questo modo
vennero create le "Judenhäuser" nelle quali vennero stipati
gli ebrei tedeschi. Le condizioni di vita in questi appartamenti erano intollerabili
sia per l'affollamento, sia per la rottura di ogni elementare forma di privacy.
c) Regolamentazione degli spostamenti
Impedire agli ebrei di spostarsi - e quindi sottrarsi alla segregazione -
fu un obiettivo ricercato attraverso una serie quasi infinita di provvedimenti.
Parliamo di provvedimenti e non di leggi perché nello Stato Nazista
erano di fatto saltate le normali procedure legislative: era sufficiente un'ordinanza,
un decreto di polizia che si sostituiva alla legge. Il 15 dicembre 1938 Himmler
decise che agli ebrei dovesse essere vietata la guida di autoveicoli. Il 24
marzo 1942 un altro decreto stabilì che gli Ebrei non avrebbero potuto
usare nessun mezzo di trasporto pubblico senza un permesso speciale rilasciato
dalla polizia urbana. Dal 1941 si era vietato agli ebrei l'uso del telefono,
la norma fu inasprita vietando l'uso anche degli apparecchi pubblici.
d) Misure specifiche di identificazione
Tra il 1938 ed il 1942 il governo nazista si occupò di distinguere
gli ebrei anche nei documenti di identità personale. L'apposizione
di una grande "J" timbrata su passaporti ed altri documenti venne
imposta per consentire una più immediata e rapida identificazione.
Il problema della identificazione era particolarmente sentito dai nazisti.
A dispetto della loro stessa propaganda che dipingeva gli ebrei con tratti
somatici caricaturali ed estremamente riconoscibili, i tedeschi sapevano bene
che non era possibile riconoscere un ebreo o un'ebrea a colpo d'occhio. Occorreva
allora rendere evidente l'ebraicità delle vittime. Dopo i documenti
è il nome il principale elemento identificativo. Ed i nazisti colpirono
esattamente i nomi propri degli ebrei. Il decreto del 17 agosto del 1938 ,
firmato Stuckart, segretario
di Stato all'Interno, e Gürtner,
ministro della Giustizia, era opera del Sottosegretario Globke,
esperto in onomastica presso il ministero dell'Interno. Con questa ordinanza
si obbligavano le ebree ad aggiungere il nome "Sara" al proprio
e gli ebrei il nome "Israel". Globke poi creò una lista di
nomi germanici all'interno della quale i tedeschi ariani dovevano scegliere
quello che preferivano per i loro figli e figlie. Ovviamente i nomi della
lista erano vietati agli ebrei. Ma il più "spettacolare"
ed evidente provvedimento fu quello del 10 settembre 1941: gli Ebrei di età
superiore ai sei anni non avrebbero potuto mostrarsi in pubblico se non portando
la stella gialla. Questa, tratteggiata di nero su fondo giallo e larga come
il palmo di una mano, doveva avere inscritto al centro il termine "Jude",
anch'esso in nero. La stella doveva essere cucita saldamente ai vestiti, davanti
e sul lato sinistro. L'identificazione raggiungeva due scopi: garantiva che
gli ebrei rispettassero le restrizioni sugli spostamenti e dall'altro lato
li intimoriva ancora di più esponendoli pubblicamente. Così
l'intero popolo tedesco diveniva una potenziale polizia in grado di osservare
i comportamenti degli ebrei in ogni momento di ciò che era rimasto
della loro vita sociale. Di questo era perfettamente conscio e convinto assertore
l'inventore della maggior parte dei provvedimenti antiebraici Reinhard
Heydrich che sosteneva:
"Noi non vogliamo che gli Ebrei abitino negli stessi palazzi della
popolazione tedesca ; ma attualmente nei caseggiati o nei palazzi, i tedeschi
obbligano gli ebrei a comportarsi correttamente. E' molto meglio controllarli,
tenendoli sotto lo sguardo vigile di tutta la popolazione"
e) istituzione di procedure amministrative
differenziate.
L'ultimo passaggio nel processo di segregazione fu la creazione di una amministrazione
e di una burocrazia separata per ariani ed ebrei. In ciò i nazisti
furono agevolati dall'esistenza di organizzazioni ebraiche a livello locale
e nazionale che piegarono ai propri scopi.
Storicamente laddove esisteva un nucleo sufficientemente consistente di ebrei
si formava una Comunità, cioè una organizzazione strutturata
con il compito di gestire le scuole ebraiche, gli ospedali, le opere di assistenza.
Prima dell'arrivo al potere di Hitler
le Comunità avevano iniziato un percorso di centralizzazione. Erano
così sorte delle "federazioni regionali" delle comunità
. A partire dal 1933 si formò un organismo nazionale della comunità
ebraica che assunse diverse denominazioni e che fu guidato dal rabbino
Leo Baeck. Nel 1939 questo organismo assunse il nome di Unione Nazionale
degli Ebrei di Germania. I dirigenti ebraici nazionali di fronte al nazismo
trionfante coltivarono una prima, fatale, illusione: credettero che fosse
possibile aprire un dialogo, un confronto. Indirizzarono lettere e petizioni
ad Hitler credendo di poter essere considerati una "controparte"
per la soluzione della "judenfrage" della questione ebraica. In
realtà ad Hitler ed al nazismo non interessava creare alcun dialogo
con i dirigenti ebraici. Dall'altro lato l'Unione non rifletteva tutte le
posizioni politiche espresse dall'ebraismo tedesco. All'Unione non parteciparono
gli ebrei "ortodossi" dell'organizzazione Agudah, gli assimilazionisti
che predicavano un nazionalismo tedesco pari a certi gruppi estremistici presero
le distanze; i sionisti che vedevano nella fondazione di uno stato ebraico
in Palestina l'unica soluzione alla questione ebraica si mantennero ai margini.
Il secondo grande errore della dirigenza ebraica fu credere che l'antisemitismo
nazista si sarebbe addolcito con il passare degli anni e che si sarebbe trovata
una dimensione di vivibilità per gli ebrei in Germania. Il constatare
che al posto di un addolcimento ci si incamminava verso inasprimenti e vessazioni
senza fine tolse spazio alla politica. L'Unione di fatto perse il suo ruolo
politico perché ad ogni attacco nazista il suo ruolo di soccorso economico
ed amministrativo cresceva a scapito delle sue possibilità di azione
politica. Ed era esattamente quello che i nazisti volevano: un organismo meramente
amministrativo e di mutuo soccorso dipendente dalle decisioni di Hitler. Questo
obiettivo venne formalmente raggiunto il 4 luglio 1939 quando un decreto pose
l'Unione sotto il controllo della Polizia di Sicurezza. Il cambiamento fu
sostanziale, non formale, Leo Baeck e il suo vice Otto
Hirsch rimasero al loro posto ma i nazisti trasformarono i compiti dell'Unione.
In primo luogo costrinsero ad aderirvi non solo gli ebrei praticanti ma tutti
gli ebrei in base alla loro appartenenza razziale. In secondo luogo si arrogarono
il diritto di imporre compiti supplementari all'Unione. Leo Baeck e gli altri
dirigenti commisero l'errore che vrebbero commesso tutti i dirigenti ebraici
in seguito: credere che obbedendo agli ordini dei tedeschi avrebbero migliorato
la condizione della Comunità ebraica. In realtà l'Unione divenne
uno strumento che semplificò il lavoro di distruzione dei nazisti.
L'Unione divenne il megafono dei provvedimenti restrittivi, fornì gli
elenchi degli ebrei tedeschi favorendo l'identificazione, collaborò
nel concentrare gli ebrei nei palazzi a loro destinati, aprì conti
correnti controllabili dai tedeschi e alla fine collaborò alla gestione
dei trasporti degli ebrei tedeschi verso oriente. I nazisti economizzarono
uomini, denaro ed energie e controllarono strettamente l'intera Comunità
Ebraica tedesca. Quando - nel 1943 - Hitler decise la definitiva eliminazione
degli ebrei tedeschi l'Unione venne sciolta.
Un passaporto rilasciato ad una donna ebrea tedesca alla fine del 1938. La lettera "J" timbrata in rosso ne attesta l'ebraicità.
