Blocco dei conti correnti
Una volta privato dei diritti civili, costretto a vendere le sue proprietà,
tassato e ridotto nelle condizioni di non poter esercitare legalmente alcuna
professione un ebreo, soltanto in teoria, poteva emigrare. Per emigrare occorreva
denaro. Ma un ebreo non poteva né avere un conto corrente, né
cambiare i Reichsmark in valuta estera. D'altronde nessun tedesco poteva detenere
valuta straniera: il denaro doveva essere depositato presso la Reichsbank.
I nazisti avevano a questo punto un problema: come far emigrare gli ebrei
senza che questi esportassero la valuta estera?
Di fatto per acquisire valuta estera esistevano soltanto due metodi legali: la cosiddetta Freigrenze (libera frontiera) e la Warenfreigrenze (libera frontiera per le merci). Con la Freigrenze gli emigranti potevano portare con sé il controvalore di dieci Reichsmark e venti se il Paese di destinazione non aveva un confine con la Germania. Con la Warenfreigrenze si potevano portare con sé merci di un valore non superiore ai 1.000 Reichsmark.
Tutti gli altri possibili metodi erano illegali o pseudoillegali. Era stato creato un Ufficio preposto al cambio dei Reichsmark in possesso degli ebrei: l'ALTREU. Naturalmente agli ebrei non veniva applicato il cambio reale ma solo il 50%. Così gli ebrei che si rivolgevano all'ALTREU perdevano la metà delle sostanze rimaste. Così dopo il 1938 all'ALTREU non arrivarono più domande di cambio.
Tutto il denaro che un emigrante non poteva portare con sé veniva versato su di un conto bloccato (Sperrguthaben) amministrato dall'Ufficio Valutario del Ministero delle Finanze. I conti correnti bloccati potevano essere utilizzati solo per fare dei prestiti a cittadini tedeschi, per pagare premi assicurativi o acquistare immobili. I beneficiari potevano essere cittadini stranieri non ebrei.
Si creò così un florido mercato attorno ai conti correnti bloccati. Gli ebrei vendevano i loro conti per procurarsi valuta estera al 50% del loro valore. I più fortunati ci riuscirono, la maggior parte non fece in tempo e dopo un'ulteriore confisca decisa dal Ministero delle Finanze perse tutto il valore dei propri conti. Nonostante Reinhard Heydrich avesse ideato un sistema perfetto che, attraverso i pagamenti degli ebrei ricchi, avrebbe consentito l'emigrazione degli ebrei meno abbienti il problema non venne risolto. Nell'impossibilità di far emigrare gli ebrei trattenendo le loro proprietà si lasciò che le cose andassero come dovevano andare: in Germania rimasero gli ebrei e le loro residue proprietà.
La comunità ebraica tedesca nel 1939 grazie alle emigrazione si era ridotta del 50%. In Germania erano rimasti i più poveri, gli anziani, le donne. Tuttavia queste persone erano disoccupate e non avevano mezzi di sussistenza.
Normalmente, avendo ridotta una parte della popolazione nell'impossibilità di procurarsi da vivere, si sarebbe dovuto organizzare un sistema di assistenza. Ma nell'ideologia nazista gli ebrei erano "parassiti", "profittatori" per i quali non era pensabile spendere risorse tedesche. Occorreva che la "marmaglia ebraica", come la definiva Heydrich, lavorasse per mantenersi.