I campi di
Belzec,
Treblinka e
Sobibor
nacquero sin dall'inizio come campi di sterminio. Il loro compito - l'uccisione
degli ebrei del Governatorato Generale - venne concluso in un anno.
Altri due campi di sterminio sterminio, nati cioè con il solo scopo di
uccidere, furono Chelmno a circa 60 chilometri a ovest di Lodz e Majdanek a
Lublino.
A differenza dei tre campi precedenti Chelmno operò sino al gennaio 1945
ed eliminò gli ebrei non con camere a gas ma con "camion a gas".
Majdanek fu operativo sino all'estate del 1944.
Auschwitz, creato nel 1940, rappresentò una via di mezzo tra campo di
concentramento e campo di sterminio e, in questo senso, rappresenta un caso
assolutamente unico e complesso.
Quando, nel gennaio 1942, con la Conferenza
del Wannsee, la decisione di sterminare gli ebrei europei entrò nella
sua fase operativa esistevano numerosi campi di concentramento destinati a giocare
un ruolo fondamentale nel processo di sterminio.
Siamo abituati a pensare ai campi di concentramento tedeschi come un complesso
"unitario" destinato a "produrre morte".
Ciò è vero soltanto parzialmente.
In realtà i campi ebbero modalità di sterminio differenti. I campi
nati non per l'esclusiva eliminazione fisica produssero impressionanti quantità
di vittime attraverso sistemi di eliminazione diversi dalle camere a gas. La
principale e più comune metodologia di sterminio fu la morte per fame
attraverso la riduzione delle razioni alimentari. La morte per sfinimento attraverso
il lavoro fu l'altra pratica diffusa. Scarsità di cibo e superlavoro
combinati insieme provocavano a loro volta l'indebolimento fisico dei prigionieri.
Mancando in modo pressoché totale qualsiasi politica sanitaria nei campi,
le malattie endemiche (come il tifo) rappresentavano un ulteriore, importantissimo
motivo di morte. In questo senso tutti i campi di concentramento si trasformarono
in campi di eliminazione supportati con maggiore o minore efficienza.