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La storia di John Damski - 2
A Zamosc
Il 9 agosto lasciai la prigione, ma ero in pessime condizioni, pesavo meno di 45 chili. Volevo andare a Lublino per ritrovare mio fratello Zygmunt, ma non avevo abbastanza soldi per comperare il biglietto ferroviario. Camminai lungo i binari per circa mezzo miglio dalla stazione, poi salii sul treno senza biglietto. Il treno, tuttavia, percorse solo cento miglia. Feci la stessa cosa con un altro treno, e poi un altro, e in questo modo riuscii a raggiungere Cracovia. Salii su un altro treno allo steso modo, ma questa volta un attendente delle ferrovie polacche venne a controllare il mio biglietto.
"Sono appena uscito di prigione", gli dissi, "non ho il biglietto e non ho soldi".
"Vieni con me", mi disse, e mi chiuse a chiave in uno scompartimento. qualche miglio prima di Lublino mi fece uscire.
Quando finalmente raggiunsi mio fratello, discutemmo della nostra situazione. Zygmunt riteneva che avremmo potuto superare meglio la guerra in una località piccola, tranquilla, fuori mano come Zamosc, a ottanta chilometri da lì. Io non c'ero mai stato e la conoscevo solo dai libri di storia. Due settimane più tardi ci trasferimmo a Zamosc.
Poichè non avevamo soldi, avevamo bisogno di trovarci un impiego. L'ufficio collocamento di Zamosc mi disse che i tedeschi stavano progettando di costruire un aeroporto nei dintorni. Non persi tempo e mi precipitai nel loro ufficio, che era proprio dall'altra parte della strada. Il fornitore era un'impresa di costruzioni civile chiamata "Bauleitung der Luftwaffe", che significa "Direzione Edile dell'aeronautica militare". Stavano costruendo non uno, ma sei aeroporti militari. Incaricato del progetto era un famoso ingegnere, un uomo energico di nome Walter Enderlein. Quando mi sentì parlare tedesco mi disse: "Un tipo come te potrebbe tornarmi utile", e così andai a lavorare per lui come capo elettricista.

"Io devo andare a Berlino per due settimane", mi disse un giorno. "Quando ritorno voglio che tu abbia cinquanta elettricisti a lavorare qui".
Bene, non potevo avere cinquanta elettricisti perchè, secondo i miei standard, non era possibile trovare cinquanta elettricisti in tutta la città.
Poi mi venne l'idea di cercare nel campo di lavori forzati per ebrei di Zamosc.
C'erano almeno duecento uomini ebrei reclusi in un'ex armeria. Ogni mattina uscivano a scavare fossi per i tedeschi. Sovrintendente del campo era un tizio di nome Walter Reuter, della Bauleitung der Luftwaffe. Ci andai e spiegai a Reuter cosa volevo. Lui fece uscire tutti gli uomini da una baracca e strillò: "C'è qui qualche elettricista?" Sei o sette uomini si fecero avanti. Solo uno di loro era effettivamente un elettricista; si chiamava Friedman. Un altro, un certo Feigenbaum, mi disse che suo padre aveva avuto una ditta che faceva apparecchiature elettriche. Sapevo che non poteva essere un elettricista. Gli altri volevano semplicemente uscire.
Era l'ottobre 1940, e il loro internamento era ancora all'inizio, ma si poteva già vedere che erano malridotti per le terribili condizioni di vita del campo. Mi servivano alcuni uomini per selezionare i materiali, quindi li presi tutti. Funzionò bene. Di fatto, Feigenbaum divenne il mio assistente capo, responsabile dei materiali. Non era un elettricista, ma era molto capace e intelligente. Mi piaceva.

Recuperai delle coperte e sistemai un magazzino in una vecchia scuola come dormitorio per gli ebrei. Somigliava più a uno scompartimento che a una stanza. I lavoratori tedeschi che costruivano l'aeroporto vivevano nello stesso edificio. Tutto andò bene per tre o quattro mesi, finchè un giorno uno dei tedeschi venne da me e mi disse: "Di', cosa sta succedendo là dentro?"
"Quelli sono semplicemente uomini che lavorano per me".
"Cosa? ebrei sotto il mio stesso tetto?". Li fece sloggiare in tutta fretta ma, in qualche modo, trovarono un posto per dormire altrove.

Il mio capo, Enderlein, mi aveva in simpatia e divenni il suo braccio destro. Non era iscritto al Partito Nazista, ma era un convinto nazionalista tedesco e riteneva che Hitler stesse facendo un buon lavoro. Mi raccontava molte storie interessanti che mi davano una visione molto chiara del modo di pensare dei capi nazisti. Eravamo ormai a Pasqua del '41 e i tedeschi avevano appena invaso la Grecia. Enderlein mi chiese di pranzare con lui in albergo.
"Va bene", gli dissi. Non potevo rifiutare, dopotutto era il mio capo.
Per strada mi chiese: "Sai tenere la bocca chiusa?"
"Certamente!"
"Hai sentito che la Germania ha invaso la Grecia?"
"Sì, ho sentito la notizia questa mattina".
Si fregò le mani. "Gli inglesi sono polverizzati! Adesso comincia!"
Mi disse che i tedeschi avrebbero combattuto la Russia. Poi, una volta liquidate l'Inghilterra e la Russia, si sarebbero occupati degli "sporchi italiani". A quel tempo erano ancora alleati! Come faceva a sapere tutte queste cose?

Sembra che, prima dell'inizio della guerra, Enderlein fosse ingegnere capo al cantiere per la costruzione di un aeroporto a Glewitz, vicino al confine polacco-tedesco. Quando il lavoro fu terminato, Hitler stesso venne per l'inaugurazione e volle incontrare l'ingegnere capo. Ammirato per l'efficienza di Enderlein, Hitler lo aveva invitato a partecipare a certe riunioni che si tenevano ogni due o tre mesi a Berlino. Durante queste riunioni Enderlein venne a conoscenza di tutti i dettagli dei piani nazisti. Non era un pesce piccolo, nè un semplice sognatore.
"Quindi, prima ci occuperemo degli "sporchi italiani", e poi la guerra comincerà", mi disse.
"Con chi?", gli chiesi.
"Col Pericolo Giallo."
Già nel 1941 stavano pianificando la guerra contro il Giappone! Non l'ho mai letto nei libri, ma è la verità; questo era quanto stavano pianificando.

Il giorno prima che la Germania invadesse la Russia mi disse: "Adesso abbiamo un piede nel giardino del nostro vicino", e io compresi che avrebbero iniziato da un momento all'altro. Il giorno dopo, il 22 giugno 1941, la guerra incominciò.
John Damski in una fotografia del 1938 (courtesy Ellen Land Weber)