«Cè un deserto dentro di me.
La mia anima è inaridita.»
Quello che presentiamo qui di seguito sono le ultime
volontà ed il testamento di Elhanan Elkes che fu Capo del Consiglio
ebraico del Ghetto di Kovno. Si tratta della prima traduzione mai apparsa
in italiano di un tragica e bellissima testimonianza fra le più toccanti
e preziose. La traduzione è di Daniela
Millefiorini, collaboratrice di olokaustos.org, che così commenta
questo suo lavoro: "È stata più
difficile del previsto, perché ho sentito tutta la responsabilità
di ridare voce a qualcuno che non c'è più, ma pure c'è
ancora, perché noi ricordiamo... Non volevo "drammatizzare"
le sue parole, non volevo soprattutto tradirne il significato. Ho cercato
di tradurre nel modo più semplice e familiare possibile, ma in qualche
punto troverete delle parole tra parentesi ed in corsivo, sono le parole aggiunte
per poter rendere in buon italiano quel che Elkhanan Elkes scrive ai suoi
figli".
Il resto è stato fucilato o ucciso in una varietà di modi
crudeli dai servi del più grande Haman (dignitario del re Assuero nel
Libro di Esther il quale vuole lo sterminio degli Ebrei) di tutti i tempi
o generazioni. Molte delle persone a noi più care non sono più
tra i viventi. La zia Anna e lo zio Yedidiah sono stati uccisi il 4 ottobre
1941 con altri 1.500 abitanti del nostro ghetto. Lo zio Zvi che a quell'epoca
era ricoverato in ospedale per una gamba fratturata si è salvato per
miracolo. Tutti gli altri pazienti, i dottori, le infermiere e i parenti dei
ricoverati che si trovavano lì sono stati uccisi o bruciati vivi quando
i soldati che avevano circondato l'ospedale da ogni lato gli diedero fuoco.
Poco prima le porte e le finestre erano state sbarrate per evitare che qualcuno
potesse trovare scampo alle fiamme. Nelle province - con l'eccezione di Shavli
- non rimane più nessun ebreo vivo. Lo zio Dov e suo figlio Samuele
sono stati probabilmente fucilati con l'intera comunità di Kalvaria
nei primi mesi della guerra più di due anni fa. Il nostro ghetto -
per motivi interni ed esterni - è riuscito a vivere in questa forma
di ghettizzazione, nella schiavitù, nel lavoro forzato, affamati e
privi di che vestirsi (quasi tutti i nostri abiti, le suppellettili, i libri
ci sono stati confiscati due anni fa dalle autorità) ma in relativa
pace.
L'ultimo e più grande massacro, che ci è costato 10.000 vittime
in un colpo solo, è accaduto il 28 ottobre 1941. Durante quella giornata
la comunità è passata sotto il bastone dei poteri, per la vita
o la morte. Io sono l'uomo che ha assistito all'agonia di quelli prescelti
per la morte. Io stesso stavo, all'alba del 29 ottobre tra la massa di coloro
che venivano condotti al massacro alla Fortezza IX. Con le mie orecchie ho
ascoltato la terribile sinfonia di singhiozzi, di urla, di gemiti che soffocavano
quelle 10.000 persone, giovani e anziani,neonati e bambini, lacerando i cieli.
Nessuno ha mai udito una cosa simile.
Proprio a quellora, insieme a molti dei martiri, io invocai il mio Creatore,
e con loro io piansi con le orecchie lacerate. Chi è come te, o Signore,
tra i muti? Mentre cercavo di salvare chiunque potevo, fui preso dai soldati,
e loro mi picchiarono fino a ridurmi in poltiglia, e più tardi, seguendo
lordine dellufficiale comandante, mi portarono via del tutto.
Gravemente ferito, avendo perso una gran quantità di sangue, svenni
e da amici fui portato a braccia fuori dal campo. Grazie alla confusione fui
salvato insieme ad un piccolo gruppo di circa 30-40 persone, tizzoni strappati
allincendio. La nostra zona è uno dei campi di sterminio nellEst.
Circa 2 anni fa, vedemmo con i nostri occhi, fuori delle finestre delle nostre
case, migliaia di Ebrei (provenienti) dalla Germania meridionale e da Vienna
fatti marciare con i loro averi e grandi fagotti (fino) alla Fortezza IX a
pochi chilometri da noi. Lì furono tutti uccisi con estrema crudeltà.
Poi abbiamo saputo che erano stati raggirati, (poiché) nei loro luoghi
di provenienza era stato detto loro che sarebbero stati portati a Kovno e
sistemati con noi nel ghetto.
Sin dalla fondazione del ghetto ne sono stato il capo. La comunità
mi ha scelto e le autorità mi hanno confermato Capo del Consiglio degli
Anziani. Ho collaborato con il mio amico, l'avvocato Leib Garfunkel, ex deputato
al Parlamento lituano e con pochi altri uomini di buon cuore, tutti noi costantemente
in ansia per il destino dei sopravvissuti abbiamo condotto la nostra malridotta
barca nel cuore di un oceano nel quale ogni giorno si alzavano le onde delle
persecuzioni e degli odiosi decreti che tentavano di affogarci. Grazie alla
mia influenza sono riuscito ad annullare molti dei disgustosi editti ed alle
volte ad allontanare le nubi scure che si addensavano sulle nostre teste.
Sono rimasto al mio posto con il massimo del contegno senza implorare pietà
ma domandando soddisfazione confidando nell' onestà e giustizia delle
nostre richieste. Nei momenti cruciali della nostra vita, tu, mio amato, sei
sempre stato cibo per le nostre bocche e nutrimento per le nostre orecchie.
Durante le lunghe, nere notti la tua amata madre sedeva vicino a me e tutti
e due sognavamo della tua vita e del tuo futuro. Il nostro più grande
desiderio è di vederti ancora, di abbracciarti e di ripeterti più
e più volte di quanto ti siamo vicini e di come battono i nostri cuori
quando ti ricordiamo.
E cè forse qualche ora, miei cari (figli) di giorno o di notte,
che il vostro ricordo non dimori con noi? Stando sullorlo, proprio vicino
al precipizio, sentendo la spada tagliente alla gola, vedevamo la vostra immagine,
e lespressione fugace dei vostri volti era tutto per me. E tu, carissimo,
come hai vissuto in questi ultimi cinque anni, così difficili, così
calamitosi per lEbraismo europeo? Non ho dubbio che pure così
lontano da (questo) scenario turbolento, tu condividi la nostra angoscia,
e sei assalito dal dolore, tremi ad ogni notizia che arriva dalla Valle delle
Lacrime, percependo profondamente nella tua mente la terribile tragedia che
è senza precedenti nellintera storia del nostro amaro esilio.
Quanto a me, non ho molto da raccontarti. Lautunno scorso ho avuto un
brutto attacco di artrite reumatoide e fui costretto a letto per circa nove
mesi. Perfino durante i giorni più strazianti della mia malattia, ho
sostenuto lonere della responsabilità per la mia Congregazione,
e pur stando a letto ho preso attivamente parte al lavoro dei miei amici.
Ora mi sento meglio; per circa sei mesi, sebbene (non stessi) troppo bene,
non sono stato (veramente) malato ed ho lavorato instancabilmente. Circa sei
mesi fa, tramite la Croce Rossa, abbiamo ricevuto delle informazioni dallo
zio Hans, (che dicevano) che stavate tutti bene. Quella piccola nota, scritta
da uno straniero, ha impiegato nove mesi ad arrivare. Ti scrivemmo spesso
attraverso la Croce Rossa e dei privati. Hai ricevuto i nostri messaggi? La
nostra incapacità durante tutto il tempo che siamo stati qui, nella
Valle delle Lacrime ,di contattarti e di farti sapere che siamo ancora vivi,
è per noi fonte di angoscia e di pena. Sappiamo come siete tormentati
dai dubbi sulla nostra esistenza e quanta forza e coraggio avreste ricevuto
se solo foste stati rassicurati sul nostro benessere. La sicurezza ti ha garantito
il coraggio di vivere e lavorare con un solido obiettivo davanti. Sono in
un grande stato di disperazione e di apatia (poiché) uccidono le persone
ed ogni giorno prego che a te, carissimo, sia risparmiata questa degradazione.
Dubito molto, mio amatissimo, che io possa rivederti ancora, o stringerti
ancora al cuore, e prima che io diparta da questo mondo e da te, mio preziosissimo,
vorrei dirti, per lennesima volta, quanto tu mi sia caro e quanto le
nostre anime anelino a te. Mio amato Yoel! Sii un leale figlio del tuo popolo.
Preoccupati del tuo popolo e non dei Gentili. Durante il nostro lungo esilio,
non ci hanno dato nemmeno la millesima parte di quel che noi abbiamo dato
loro. Ti prego mio amato figlio, dedica alcuni pensieri a questo argomento,
riflettici spesso. Cerca con tutta la tua forza di stabilirti nella Terra
dIsraele. Lega il tuo destino ed il tuo futuro con la terra del nostro
futuro. Anche se la vita lì, a seconda delle circostanze, sarà
una vita di sofferenza, sarà piena di significato ed interesse, piena
di abbondanza. La fede è meravigliosamente potente, può muovere
le montagne. Non deviare (dalla retta via), né a destra né a
sinistra. Il tuo sentiero (ti) porta avanti diritto, e se qualche volta ti
accade di vedere i fallimenti, i peccati e la corruzione dei tuoi compatrioti
non avvilirti: non sono da biasimare, il loro amaro esilio ne è stata
la causa. La verità, mio amato, dovrebbe illuminare la tua vita. Quanto
a te, mia amata Sarah, leggi attentamente le mie ultime parole a Yoel. Ho
fiducia, mia preziosa, nel tuo limpido senso comune. Non essere tentata da
una vita fuggevole, e non cercare boccioli e fiori (della bellezza). Sono
veloci a fiorire e veloci ad appassire. Quanto è bella una vita nobile,
e pura, piena di significato. Affrontate la strada della vita insieme, mano
nella mano.
Fate che nessuna distanza vi divida, che nessun evento della vita vi allontani
(luno dallaltro).
Ricordate, ambedue, quel che Amalek ci ha fatto Ricordate e non dimenticate
per il resto delle vostre vite, e tramandate la santa volontà e testimonianza
alle future generazioni. I Tedeschi ci hanno ucciso, macellato, assassinato
con grande equanimità. Li ho visti; ero alla loro presenza, mentre
mandavano molte migliaia di uomini, donne, bambini e infanti ad essere macellati.
Con quale sano appetito mangiavano il loro pane e burro mattutino mentre si
beffavano dei nostri martiri! Li ho visti tornare dal campo del massacro macchiati
dalla testa ai piedi del sangue dei nostri amati. Li ho visti sedere a tavola
in allegria, mangiando e bevendo ed ascoltando musica leggera alla radio.
Assassini professionisti! Il suolo lituano è stato bagnato dal nostro
sangue dagli stessi lituani con cui abbiamo vissuto fianco a fianco per centinaia
danni, e che abbiamo aiutato con tutte le nostre risorse a ristabilire
il loro stato indipendente. Alla fine di Giugno del 1941 settemila dei nostri
fratelli e sorelle sono stati uccisi dai lituani, che hanno usato un arsenale
di tecniche di morte tra le più terribili. Nel paese, loro e nessun
altro, hanno eseguito gli ordini dei Tedeschi di giustiziare le sante congregazioni.
Che piacere eccezionale è derivato loro dalla ricerca, per proprio
conto, di grotte e pareti, campi e foreste, tirandone fuori i sopravvissuti
e consegnandoli alle autorità! Non augurate loro del bene, per il resto
della vostra vita. Lasciate che siano maledetti e messi al bando, loro e i
loro discendenti, anatema da voi e dalle future generazioni! Sto scrivendo
questo in unora in cui molte anime spezzate, vedove ed orfani, deboli
ed affamati sono accampati davanti alle nostre porte implorando da noi aiuto.
Il mio coraggio sta venendo meno.
Cè un deserto dentro di me. La mia anima è inaridita.
Sono nudo e vuoto, e non ci sono parole nella mia bocca, ma tu, mio diletto,
tu puoi leggere nel mio cuore e comprendere ciò che sto cercando di
dirti in questo momento. Per un fuggevole momento, chiudo i miei occhi e vi
vedo davanti a me. Vi abbraccio e vi bacio e vi dico che sono il vostro amorevole
padre fino al mio ultimo respiro.
Elkhanan
11 Novembre 1943.
Aggiungo poche righe. Abbiamo saputo con certezza che i Tedeschi ora sono
impegnati a cancellare ed eliminare tutti i più piccoli segni delle
loro gesta omicide. Ora le ossa dei nostri martiri saranno fatte sparire dalla
Fortezza IX e da tutti i luoghi pertinenti da specialisti per quel genere
di lavoro, inclusi i chimici. Da settimane siamo stati trasferiti da unautorità
allaltra. Il nostro nome è stato cambiato, ora invece del ghetto
siamo chiamati Campo di Concentramento Kauen n° 4. Abbiamo anche nuovi
ufficiali e (nuove) ordinanze. I nostri occhi non hanno ancora pianto abbastanza.
Il 26 del mese scorso 2709 persone sono state portate via dal nostro ghetto.
Secondo le nostre informazioni le persone anziane ed i bambini sono stati
separati dal campo e probabilmente non sono più in vita. Quelli abili
al lavoro sono stati portati in Estonia per il lavoro forzato. Il 5 tutti
i bambini fino a tredici anni, insieme agli uomini ed alle donne anziane,
sono stati portati via da Shavli. Gli era stato detto che sarebbero stati
deportati a Kovno, probabilmente sono già stati assassinati. Circa
3000 persone rimangono ancora in quella città. Aspettiamo di essere
visitati dal nostro destino al più presto. Sto consegnando il mio messaggio,
insieme ad altri documenti, per nasconderli qui e prego ti giungeranno. Con
tutto il mio amore, affetto e benedizione, tuo Padre.

19 ottobre 1943
Miei amati figli!
scrivo per voi queste frasi miei diletti figlioli dopo essere stato nella
Valle delle Lacrime nel Ghetto di Kovno Vilijampole per più di due
anni. Abbiamo compreso che molto presto il nostro fato si compirà;
il ghetto nel quale ci troviamo sarà fatto a pezzi. Solo Dio sa quanti
di noi saranno distrutti e quanti sopravvivranno. Temiamo che solo quelli
che sono ancora in grado di lavorare come schiavi rimarranno in vita, gli
altri saranno condannati a morte. Siamo gli infelici resti di molti: dei
35.000 ebrei che vivevano a Kovno ne rimangono solo 17.000 e del quarto
di milione di ebrei lituani (inclusi quelli della zona di Vilna) ne rimangono
meno di 25.000 in tutto il Paese. Cinquemila, nudi e senza risorse, sono
stati recentemente espulsi verso la Lettonia per essere costretta ai lavori
forzati.