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Jacob Gens



1. Prima della guerra

Jacob Gens (1905-1943) nacque a Illovieciai e nel 1919 fu volontario nell'esercito lituano, divenendo negli anni successivi capitano della riserva. Fu aderente al movimento sionista dei "Revisionisti". Temendo di subire conseguenze per il suo grado di ufficiale si rifugiò a Vilna all'arrivo delle truppe sovietiche nel 1939.

2. Capo della polizia del ghetto

Acquistò importanza quando i tedeschi occuparono Vilna nel 1941. Inizialmente venne nominato capo dell'ospedale ebraico. Quando - dietro ordine dei tedeschi - venne costituito lo Judenrat, Anatol Fred che ne era stato nominato capo, diede a Gens l'incarico di capo della polizia ebraica del ghetto. La polizia ebraica prese parte alle Aktionen tedesche volte a rastrellare e fucilare gli ebrei del ghetto di Vilna. Gens aveva maturato la convinzione che fosse necessario collaborare con i tedeschi e che - posto di fronte alle richieste tedesche - si dovessero consegnare gli inabili al lavoro per preservare la vita dei più giovani e forti. Nel luglio 1942 i tedeschi sciolsero lo Judenrat e e nominarono Gens capo del ghetto e suo unico rappresentante.

3. "Lavoro per la vita"

In questo ruolo Gens promosse la sua idea di "lavoro per la vita". In pratica Gens riteneva prioritario mantenere in vita il ghetto sino alla disfatta tedesca. Per ottenere questo risultato - e guadagnare tempo - era convinto che il Ghetto dovesse essere il più produttivo possibile lavorando per i tedeschi. Cercò costantemente di elevare il numero di ebrei impegnati in attività produttive sino ad arrivare a farne lavorare 14.000 sui 20.000 che rimanevano nel Ghetto. Questa politica però poneva Gens di fronte a terribili decisioni. In una occasione i tedeschi ordinarono alla polizia ebraica di selezionare per la fucilazione i residenti del ghetto satellite di Oszmiana dove vivevano 1.500 donne e bambini non impiegati in attività lavorative. Gens fedele alle sue idee propose e ottenne di evitare questa selezione consegnando 406 persone ammalate in modo cronico. La convinzione di Gens emerse nel discorso che fece allo Judenrat il 27 ottobre 1942 all'indomani degli anziani: "Amici miei, vi ho invitato qui oggi per parlarvi di una delle più immani tragedie della vita ebraica:ebrei che mandano a morte altri ebrei... Una settimana fa Weiss venne e ci ordinò nell'interesse della SD di procedere a Oszmiana. Disse che in quel ghetto vi erano circa 4.000 ebrei e che era impossibile tenervi quel numero, il ghetto doveva essere ridotto, la gente di cui i tedeschi non avevano bisogno doveva essere selezionata ed uccisa. In primo luogo le donne i cui mariti sono stati catturati lo scorso anno dai sequestratori, e i loro figli. In secondo luogo le famiglie con molti figli... Ci è stato ordinato di selezionare almeno 1.500 persone. Abbiamo risposto che non potevamo colmare tale quota. Abbiamo mercanteggiato. La verità è che 406 anziani sono stati scelti a Oszmiana e consegnati. Quando all'inizio Weiss venne a richiedere donne e giovani, gli dissi che al loro posto dovevano prendere le persone anziane. Rispose: "I vecchi moriranno comunque durante l'inverno e noi siamo obbligati a ridurre la popolazione del ghetto ora". La polizia ebraica ha salvato tutti coloro che dovevano vivere. Quelli i cui giorni erano in ogni caso prossimi alla fine dovettero andare ... Non è mio desiderio sporcarmi le mani e mandare i miei agenti a eseguire questo spregevole lavoro. Ma oggi vi dico, è mio dovere sporcarmi le mani, poiché ora il popolo ebraico sta attraversando la sua epoca più terribile. Al momento in cui cinque milioni non sono più incombe su di noi di salvare i forti e i giovani - non solo d'età ma anche di spirito, e non baloccarci con i sentimenti"

4. Lo scontro con il movimento di resistenza e la fine

Di fronte all'FPO, il movimento di resistenza nato all'interno del ghetto, Gens ebbe un atteggiamento ambivalente. Da un lato assicurava che avrebbe partecipato in prima persona alla resistenza nel caso in cui i tedeschi avessero deciso di liquidare il ghetto; dall'altro lato vedeva come un pericolo l'esistenza delle attività dei resistenti. Quando i tedeschi chiesero che venisse consegnato il capo della resistenza ebraica Yitzhak Wittenberg, convinse personalmente Wittenberg a consegnarsi.

Quando tra l'agosto ed il settembre del 1943 l'intenzione di liquidare il ghetto di Vilna fu chiara Gens comprese di essere in pericolo. Avrebbe potuto agevolmente salvarsi sia perché sua moglie, una lituana non ebrea, viveva fuori dal ghetto; sia perché godeva della stima e dell'aiuto dei suoi ex commilitoni lituani. Tuttavia rifiutò di porsi in salvo convinto che il suo ruolo avrebbe ancora potuto garantire la sopravvivenza della comunità. Il 14 settembre 1943, due settimane dopo uno scontro a fuoco tra i membri della resistenza e i tedeschi e nove giorni prima della liquidazione del ghetto, Gens venne convocato presso la sede della Gestapo. Pur essendo stato avvertito che i tedeschi avevano intenzione di ucciderlo Gens si presentò. Alle 6 del pomeriggio Gens venne ucciso nel cortile del palazzo della Gestapo di Vilna. L'illusione che il lavoro avrebbe salvato parte della comunità ebraica dall'annientamento morì con lui.