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Moshe Merin
Dal gennaio 1940 e sino al maggio 1942 quando nell'area partirono le deportazioni Merin diresse questo Consiglio Ebraico regionale con grandi capacità organizzative guadagnandosi la fiducia dei nazisti e governando le piccole comunità con pugno di ferro.
Come altri presidenti dei Consigli Ebraici era convinto che l'unica possibilità di sopravvivenza per le Comunità ebraiche stava nella collaborazione economica con i tedeschi.
Più di 200 persone animavano gli uffici del Consiglio Ebraico che animavano innumerevoli dipartimenti come in un micro stato. Alle varie piccole comunità sparse sul territorio Merin destinò una polizia ebraica, organizzò ventotto mense in grado di fornire 13.000 zuppe calde ogni giorno e cinque case per orfani.
Merin si era convinto della possibilità di creare uno stato ebraico nel cuore dell'Europa nazista e spese i suoi buoni rapporti con i tedeschi cercando di promuovere la sua idea recandosi a Berlino, Praga, Varsavia. Si vantava del fatto che nella sua area non era stato creato un ghetto e che i "suoi" ebrei non pativano la fame come in altre zone. Cercò addirittura di organizzare dei kibbutz (aziende agricole cooperativistiche).
Si circondò di membri del consiglio fedeli soltanto a lui e provenienti dal suo movimento sionista.
Quando nel maggio 1942 i nazisti iniziarono la loro politica di deportazioni Merin si mostrò convinto della necessità di sacrificare una parte degli ebrei per salvare l'altra metà, in realtà già nell'agosto 1942 settantacinquemila ebrei su centomila erano stati deportati verso Auschwitz.
La massiccia deportazione favorì la crescita di un movimento d'opposizione a Merin formato da militanti del partito He-Haluts che si proponevano di organizzare forme di resistenza ai tedeschi e soprattutto di salvataggio della comunità.
Merin reagì consegnando due membri di questo movimento ai tedeschi e denunciando altri otto uomini che facevano parte di un altro movimento clandestino di matrice comunista. La Resistenza clandestina condannò a morte Merin che tuttavia non cessò di ostacolarla.
Nel maggio del 1943 Merin tentò di bloccare un traffico di passaporti sudamericani che avrebbero permesso la fuga in Svizzera di alcuni ebrei minacciati di morte dai nazisti.
Non è ben chiaro cosa accadde, si sa soltanto che - senza alcun preavviso - Merin venne arrestato il 21 giugno 1943 insieme ai suoi collaboratori e deportato ad Auschwitz dove morì.
Poco dopo, il 1° agosto 1943, l'area di Zaglebie venne completamente "ripulita" dalle SS e gli ultimi ebrei vennero deportati ad Auschwitz.
Moshe Merin nacque nel 1906. Prima del conflitto mondiale era un agente di commercio e apparteneva all'organizzazione sionista della città di Sosnowiec e nel gennaio 1939 divenne membro del Consiglio della Comunità Ebraica di Sosnowiec.
Il 4 settembre 1939 le truppe tedesche entrarono a Sosnowiec e le SS nominarono Merin capo del Consiglio Ebraico della città.
Poco tempo dopo la provincia di Zaglebie venne incorporata nel Reich come parte della Slesia e i tedeschi decisero di costituire un Consiglio Ebraico a livello regionale che tra il 1940 ed il 1943 diresse la vita di 24 comunità locali che raggruppavano circa 100.000 persone.
Lo Judenrat della Slesia.
Merin è il secondo da sinistra.