Edelman
Marek, nato nel 1921 a
Varsavia,
fece parte del movimento giovanile del BUND il partito socialista dei lavoratori
ebraici.
Durante la vita del
Ghetto
di Varsavia operò clandestinamente nel gruppo di resistenza organizzato
dalla sua organizzazione. Successivamente, quando venne costituita la ZOB e
Mordechai Anielewicz ne divenne il comandante,
si unì ad essa guidando le squadre di combattimento del BUND.
Durante i combattimenti che si svolsero tra l’aprile e il maggio 1943
nel
Ghetto di Varsavia,
Edelman fu il difensore della cosiddettà “Fabbrica di spazzole”.
Nei duri combattimenti che si svolsero nelle quattro settimane di resistenza
del Ghetto Edelman si distinse per determinazione e coraggio.
Caduta la fabbrica di spazzole nelle mani dei nazisti guidati da
Jurgen
Stroop, si ritirò nel bunker di via Franciszkanska 30.
Qui assediato dalle SS riuscì a resistere per diversi giorni e a sottrarsi
alla cattura. Raggiunto il bunker di via Mila 18 dove si trovava
Anielewicz
ne scoprì la morte e decise di fuggire dal Ghetto con i suoi uomini.
Dopo la fuga - avvenuta il 10 maggio - si nascose nella parte “ariana”
di Varsavia. Mantenne unita ciò che rimaneva della ZOB e con i suoi uomini
partecipò alla rivolta di Varsavia che scoppiò nell’agosto
1944.
Dopo la guerra studiò medicina e divenne cardiologo. Non emigrò
mai in Israele rimanendo fermo nelle sue idee non-sioniste. Nel 1980 prese parte
al movimento “Solidarnosc” che lottava contro la dittatura del governo
comunista polacco.
Divenuto dirigente di Solidarnosc venne imprigionato dal governo del generale
Jaruselzski.
Autore di due libri di memorie sulla resistenza nel
Ghetto
di Varsavia, vive tuttora nella capitale polacca.