Carola
Cohn è nata nel 1927 a Berlino. Figlia di un avvocato con la passione
della musica, visse la sua primissima giovinezza in un ambiente culturalmente
stimolante.
Il padre aveva la passione per la musica e spesso nel grande appartamento dei
Cohn si tenevano quartetti musicali con amici altrettanto virtuosi.
La famiglia di Carola apparteneva a quella borghesia ebrea tanto ben integrata
nella società berlinese da non avvertire più se stessa come "diversa".
Il padre di Carola era stato decorato con la Croce di Ferro di Prima Classe
durante la Prima Guerra Mondiale, era un buon tedesco, uno stimato professionista
e parte della buona società.
Il mondo per la famiglia Cohn iniziò a cambiare con l’avvento del
nazismo.
Pian piano le leggi razziali ridussero ogni spazio di socialità, intaccarono
le possibilità economiche.
Una sequenza infinita di malvagità e umiliazioni trascinò la famiglia
Cohn nel destino della Shoah.
Nel giugno 1942 Carola e la sua famiglia venne deportata al campo di
Theresienstadt.
Vi rimase sino al 1944.
Il 28 settembre di quell’anno il padre venne deportato ad Auschwitz e
Carola seguì lo stesso destino pochi giorni dopo.
Ad Auschwitz coincidenze, casi fortuiti o forse soltanto un destino diverso
fecero sì che Carola sopravvivesse. Allo stesso modo sopravvisse al lavoro
come schiava in una fabbrica di cellulosa e al successivo trasferimento a Mauthausen
dove, infine, venne liberata.
La storia di Carola Cohn è complessa ed appassionante e non si ferma al
1945 ma prosegue sino ad oggi in una serie di eventi e vicissitudini degne di
un romanzo.
Conosciami Carola personalmente.
Per questo motivo vorremmo raccontare di lei quanto più possibile per
condividere con i lettori di Olokaustos una storia che va raccontata.
Ed è per iniziare a raccontarla che pubblichiamo all’interno dello
speciale per la "Giornata della Memoria" 2004 due scritti di Carola:
Lo
Specchio Frantumato e
Il prato.
Presto ne seguiranno altri ed una storia più dettagliata della sua vicenda
umana nell’universo buio dei lager nazisti.