Sessant'anni fa, il 22 febbraio 1943, furono processati e condannati a morte
tre giovani del gruppo di resistenza tedesco la "Rosa Bianca". Sophie Scholl, Hans Scholl
e Christoph Probst vennero decapitati nello stesso
giorno dopo solo qualche ora dalla sentenza.
La loro colpa era di aver scritto e distribuito sei volantini antinazisti.
Ci è sembrato importante presentare ai nostri lettori un episodio spesso
trascurato all'interno della tragedia nazista.
Al di là del valore pratico della resistenza messa in atto dai ragazzi
della "Rosa Bianca", ciò che va sottolineato è il valore
etico della loro azione. La resistenza che questi giovani cercavano di suscitare
nel popolo tedesco era una forma di non violenza: la disobbedienza.
La pericolosità dell'atto di dissenso per un regime totalitario e oppressivo
rappresenta il maggior pericolo.
Non è la violenza che può spaventare i teorici dell'oppressione
ma il pensiero che, finalmente libero, fa della disobbedienza arma di libertà.
Vogliamo commemorare gli aderenti alla "Rosa Bianca" con le parole
del Dr. George J. Wittenstein, dalla sua conferenza
"Memories of the White Rose".
Tra gli ultimi sopravvissuti dei fondatori del gruppo, Wittenstein è
emigrato negli Stati Uniti dopo la fine della guerra. Qui ha insegnato alla
University of California a Los Angeles ed esercitato come cardiochirurgo.
Ringraziamo il Dr. Wittenstein per averci dato
il consenso per la traduzione e la pubblicazione del suo testo.
La traduzione
dei ricordi di Wittenstein è a cura di Olga Baldassi Pezzoni.
La traduzione dei volantini della "Rosa Bianca" è a cura di Francesco Schiaffo.