Il
primo processo ai membri della Rosa Bianca si tenne
lunedì 22 febbraio 1943 alle ore 10 nell’aula 216 della “Corte
del Popolo” di Monaco. Presiedeva la corte
Roland
Freisler, il “giudice macellaio” che condurrà il processo
contro gli attentatori di Hitler del luglio 1944. Quest’uomo - nazista
sino in fondo all’anima - non conduceva in realtà un processo ma
un “rito” di pubblica umiliazione e distruzione morale degli imputati.
Dinanzi a lui comparvero
Hans e
Sophie
Scholl e
Christoph Probst. Riguardo alle accuse
mossegli
Sophie dichiarò:
“ciò
che abbiamo scritto e detto noi lo pensiamo profondamente”.
Dopo solo tre ore e mezza di processo, alle 13.30,
Freisler
pronunziò la condanna a morte per tutti e tre gli imputati. Alle 17.00
i tre amici vennero ghigliottinati.
Coloro che assistettero alla esecuzione ricordarono la calma e la serenità
di
Sophie Scholl.
Anche il
secondo processo si tenne a Monaco di Baviera
sotto la presidenza di
Roland
Freisler.
Come il primo anche questo fu un processo brevissimo: dalle ore 9.00 alle 13.00.
Gli imputati erano quattordici. Tra di essi il professor
Kurt
Huber,
Alexander Schmorell e
Willi
Graf l’ accusa contro di loro - oltre alla distribuzione, accusa comune
a tutti gli imputati - era la creazione dei volantini.
Nelle primissime ore del pomeriggio
Roland
Freisler pronunziò la condanna a morte per
Huber,
Schmorell e
Graf.
Altri dieci imputati vennero condannati a pene detentive ed uno assolto.
Pochi giorni dopo il
primo processo il ministro
della propaganda Goebbels aveva scritto a
Freisler:
“Signor Giudice mi è stato riferito
che la popolazione di Monaco ha accettato con qualche difficoltà la sentenza
pronunziata“.
Freisler,
nel secondo processo, capì l’ordine e si limitò a “solo”
tre condanne a morte.
Il terzo processo si tenne a Monaco di Baviera il 13 luglio 1943. Davanti alla
corte comparvero il libraio Josef Soehngen accusato di aver messo a disposizione
il retrobottega del suo esercizio per la compilazione e duplicazione dei volantini.
Insieme con lui venne giudicato l’architetto Manfred Eickemeyer accusato
di aver ospitato in casa sua le riunioni del gruppo.
Sedevano sul banco degli imputati anche Harald Dohrn - cognato di
Christoph
Probst - e il pittore William Geyer.
Soehngen venne condannato a sei mesi mentre gli altri imputati vennero assolti.
Il quarto processo si tenne a Donauworth il 13 ottobre 1944 contro
Hans
Leipelt, la sua amica Marie-Luise Jahn e altri cinque imputati.
Leipelt
e Jahn non avevano mai avuto contatti diretti con il gruppo della "Rosa
Bianca" ma erano entrati in possesso del
sesto
volantino, l’avevano copiato e distribuito.
Oltre a ciò avevano cercato di raccogliere denaro in favore della vedova
del professor
Huber che, dopo l’esecuzione
del marito, era ridotta in miseria.
Gli accusati comparivano dinanzi al tribunale grazie ad una indagine condotta
dalla Gestapo di Amburgo. Gli investigatori nazisti avevano scoperto alcuni
gruppi clandestini di oppositori per la maggior parte composti da studenti e
operativi intorno all’Università della città. All’interno
di questi gruppi circolavano anche manifestini della "Rosa Bianca".
Hans Leipelt venne condannato a morte e ghigliottinato,
Marie-Luise Jahn venne condannata a dodici anni di prigione. Altri tre accusati
vennero condannati a pene detentive e due assolti.
Tuttavia indirettamente molte altre persone morirono in connessione
con questo processo. Alcune persone arrestate dalla Gestapo non vennero mai
giudicate ma spinte al suicidio, altre morirono per le torture subite o uccise
verso la fine della guerra.
Tra queste vittime vi erano altri studenti: Frederick Geussebhainer, Kurt Ledien,
Kaethe Leipelt, Reinhold Mayer, Margarethe Mrosek e Greta Rothe.
Altri processi si tennero il 17, 19 e 20 aprile 1945 terminando con diverse
condanne a pene detentive e alla condanna a morte di Heinz Kucharski che, tuttavia,
riuscì a fuggire dalla propria cella durante un bombardamento aereo.