Sessanta anni fa
(1) tre studenti tedeschi
vennero arrestati. Pochi giorni dopo vennero condotti davanti al
Volksgerichtshof
(Corte di Giustizia Popolare), condannati a morte, e decapitati lo stesso
giorno.
Alcuni mesi dopo furono eseguiti altri arresti e, al termine di un secondo processo,
furono emesse altre tre condanne a morte.
Occorre aggiungere che la Corte di Giustizia Popolare esisteva al di fuori della
Costituzione tedesca.
Era stata creata nel 1934 dal NSDAP, il Partito Socialista, al solo scopo di
eliminare i nemici di Hitler.
Come si può spiegare che, dopo dieci anni di governo Nazista, con il
suo incessante indottrinamento politico che aveva inizio già in età
prescolare, e nel bel mezzo di una "grande guerra patriottica", questi
studenti che erano in gran parte cresciuti sotto l'influenza di questo regime,
decidessero di prendere posizione contro la tirannia nazista? Per far questo
sarà necessario inquadrare gli eventi nel loro contesto storico.
Sono fermamente convinto che nessuna persona che viva negli Stati Uniti possa
comprendere appieno che cosa significhi vivere sotto una dittatura assoluta,
in quanto è estremamente diverso da quello che noi associamo a questo
termine, per esempio, in relazione ad una tipica situazione latinoamericana.
Mai prima si era avuto un controllo così assoluto, eccetto che nell'Unione
Sovietica, alla quale Hitler in parte si rifece. Il governo - o meglio, il partito
- controllava tutto: i mezzi d'informazione, le armi, la polizia, le forze armate,
il sistema giudiziario, i viaggi, tutti i livelli dell'istruzione, dalla scuola
materna all'università, le istituzioni religiose e culturali. L'indottrinamento
politico iniziava in tenera età per continuare poi con la Gioventù
Hitleriana, con l'obiettivo ultimo di raggiungere un controllo completo della
mente. Nelle scuole i bambini venivano esortati a denunciare perfino i propri
genitori, se questi pronunciavano frasi negative nei confronti d i Hitler o
dell'ideologia nazista. Anche un mio cugino adolescente, per esempio, minacciò
di denunciare suo padre; riuscii a malapena a dissuaderlo facendogli notare
che egli stesso sarebbe finito abbandonato se suo padre fosse stato arrestato
e incarcerato.
Una resistenza organizzata era praticamente impossibile. Nessuno poteva parlare
apertamente, perfino coi propri amici più intimi, perchè non si
era mai sicuri che questi non fossero spie naziste o collaboratori del regime.
Il controllo e la sorveglianza da parte del partito erano così bene organizzate
che ogni singolo caseggiato in città aveva un proprio funzionario di
partito con il compito di spiare i vicini. Ufficialmente il
"Blockwart"
(guardiano di caseggiato) aveva l'incarico di garantire il benessere dei residenti
del proprio caseggiato, ma in realtà doveva sorvegliare, registrare e
riferire le attività, le conversazioni e i commenti di ogni persona,
oltre alle sue frequentazioni. Nemmeno la privacy in casa propria era garantita:
era molto comune coprire il telefono con un copriteiera o un cuscino, come precauzione
contro l'ascolto indebito mediante "cimici". Non era neppure possibile
sapere quale corrispondenza fosse stata segretamente aperta.
Ricordo benissimo un evento accaduto in un cinema: qualcuno che era seduto alcune
file davanti a me fu portato via dalla Gestapo. Pareva che avesse espresso un
commento negativo nei confronti di Hitler durante il precedente notiziario.
Chiunque l'avesse sentito, per compiere un dovere patriottico, doveva aver informato
la polizia segreta.
[© G. J. Wittenstein segue >>>]
(1) Nel testo originale "cinquantaquattro anni fa":
la conferenza che pubblichiamo venne tenuta nel 1997.
Il 18 febbraio 1943 vennero arrestati Sophie
e Hans Scholl, il giorno successivo
fu arrestato Christoph Probst. Il 22
febbraio 1943 furono portati davanti al tribunale speciale (Volksgerichtshof,
Corte di Giustizia Popolare) condannati a morte e decapitati qualche ora dopo
il processo. [n.d.r.]
Da
sinistra:
Hans Scholl,
Sophie
Scholl e
Christoph Probst. Il 22
febbraio 1943 furono processati, condannati a morte e decapitati.
La foto è stata scattata da
G.J.Wittenstein
davanti alla stazione ferroviaria di Monaco, nell'estate 1942: un fiore ed un
ultimo saluto a
Sophie prima di partire
per il servizio medico al fronte orientale.