Così,
all'inizio dell'estate del 1942,
Alex Schmorell
e
Hans Scholl scrissero quattro volantini, con una
macchina da scrivere ne fecero il maggior numero possibile di copie - probabilmente
non più di 100 - e le distribuirono in tutta la Germania.
Questi volantini venivano lasciati negli elenchi telefonici all'interno delle
cabine pubbliche, spediti per posta a professori e studenti o portati da corrieri
ad altre università per essere distribuiti.
Tutti e quattro furono scritti in un periodo di tempo relativamente breve, tra
il 27 giugno e il 12 luglio.
Secondo quanto ci è dato di conoscere oggi,
Hans
Scholl scrisse il
primo e il
quarto
volantino, mentre
Alex Schmorell partecipò
alla redazione del
secondo e del
terzo
(io mi occupai della revisione del terzo e del quarto). Tutti i volantini vennero
inviati anche ai membri della "Rosa Bianca", in modo da poter controllare
se venivano intercettati.
E' significativo che, dei primi 100 volantini, 35 furono consegnati alla Gestapo.
Ciò non significa necessariamente che i destinatari fossero nazisti.
Chi si scopriva destinatario di materiale tanto pericoloso, temeva con ragione
di essere sulla lista del mittente e, se il materiale fosse stato intercettato
dalla polizia segreta, lo avrebbe messo in gravissimo pericolo. Consegnando
i volantini alla polizia segreta, si sperava di distogliere da sé ogni
sospetto.
Qualcuno avrebbe perfino potuto pensare (e non sarebbe stato impossibile) che
i volantini potessero essere stati prodotti e spediti dalla stessa Gestapo,
per mettere alla prova la sua fedeltà verso il partito e lo stato.
Produrre e distribuire questi volantini oggi può sembrare semplice, ma
in realtà non era solo molto difficile, ma anche estremamente pericoloso.
La carta era scarsa, come pure le buste, e se qualcuno ne acquistava in grandi
quantità, o comperava più di qualche francobollo, immediatamente
diveniva sospetto.
Portare i volantini in un'altra città comportava grossi rischi, perchè
i treni erano costantemente pattugliati dalla polizia militare, che chiedeva
i documenti di viaggio a tutti i maschi in età di servizio militare.
Chiunque viaggiasse senza i necessari documenti era
sospetto,
e le conseguenze erano prevedibili.
Alcuni di noi viaggiavano in abiti civili, sperando per il meglio; altri con
documenti di viaggio falsi. Anch'io ho viaggiato con una carta d'identità
falsa (quella di mio cugino, col quale avevo una certa somiglianza). Lasciavamo
le cartelle con i volantini in uno scompartimento diverso, in quanto i bagagli
venivano regolarmente perquisiti.
Ma la maggior parte dei volantini veniva trasportata da studentesse, le quali
non erano sottoposte a tali controlli.
A quel tempo la sorella di
Hans Scholl,
Sophie,
si era iscritta all'università di Monaco per studiare biologia e filosofia.
Quando scoprì le attività segrete di suo fratello lo pregò
di poter partecipare, ma egli rifiutò per proteggerla.
A seguito della sua insistenza, però,
Hans
cedette. Così
Sophie divenne una cospiratrice
attiva.
I volantini portavano il titolo: "Foglie della Rosa Bianca"
(1).
(A tutt'oggi l'origine di questo titolo non è chiara, anche se sappiamo
che è stato probabilmente coniato da
Hans).
Tutti e quattro i volantini contenevano lo stesso messaggio: essi facevano riferimento
allo sterminio di massa degli ebrei e della nobiltà polacca, e ad altre
atrocità commesse dai nazisti e dalle SS. Invocavano l'azione contro
il nazionalsocialismo e una resistenza prima passiva e poi attiva.
Erano pieni di idealismo, di entusiasmo quasi estatico, e disseminati di citazioni
di Goethe, Schiller, Lao Tse, Novalis, Aristotele ed altri. Chiamavano all'
"autocritica",
a
"liberare la scienza tedesca" -
a
"liberare lo spirito dal male"
-, a una
"rinascita della vita studentesca, affinchè
l'università tornasse ad essere una comunità viva, dedita alla
verità". In altre parole, i volantini erano destinati all'élite
intellettuale, agli studenti e alle facoltà universitarie.
I volantini contenevano anche commenti su come la germania avrebbe dovuto essere
ricostruita dopo la guerra, e reintegrata nell'Europa.
Per eliminare il sospetto che la Rosa Bianca potesse essere in qualche modo
finanziata dai nemici della Germania, gli Alleati, e non fosse un movimento
puramente tedesco, il quarto volantino afferma:
"...Noi desideriamo enfatizzare che la Rosa Bianca
non è al soldo di alcuna potenza straniera. Sebbene siamo consapevoli
che il potere nazionalsocialista debba essere spezzato militarmente, noi ricerchiamo
il risveglio dello spirito tedesco profondamente ferito. Per amore delle generazioni
future, dovremo essere d'esempio dopo la guerra, affinchè mai nessuno
abbia più il benchè minimo desiderio di sperimentare qualcosa
di questo genere. Non dimenticate i più piccoli criminali di questo sistema;
annotatevi i loro nomi affinchè nessuno possa sfuggire... Noi non resteremo
in silenzio - noi siamo la vostra cattiva coscienza. La Rosa Bianca non vi lascerà
in pace..."
Presto
Christoph Probst fu aggiunto a questo circolo
di amici, sebbene non avesse partecipato direttamente alla stesura dei volantini,
in quanto era stato trasferito all'Università di Innsbruck.
Era l'unico tra noi ad essere sposato (cosa molto insolita a quel tempo) e aveva
tre figli. Era forse il più apolitico tra noi; la letteratura e la filosofia
erano i suoi principali interessi, oltre al suo amore per la medicina. Tra tutti
i membri della "Rosa Bianca", egli era il mio migliore amico.
Vivere sotto il regime nazista era estremamente stressante e frustrante. Non
si sapeva mai quando il partito si sarebbe nuovamente intromesso nella propria
vita personale o nella propria istruzione.
Fritz-Joachin von Rintelen era un professore di filosofia molto popolare, le
cui lezioni venivano seguite da studenti di di molte discipline diverse. Un
giorno non si presentò per la lezione programmata, e cominciarono a circolare
voci che gli fosse stato revocato il diritto di docenza.
Concordammo di incontrarci di nuovo per la lezione successiva, la settimana
seguente. Quando von Rintelen non comparve, l'intera classe si recò nell'ufficio
del Rettore dell'Università per domandare spiegazioni. Dopo un po', il
Rettore, pallido ed evidentemente scosso, socchiuse la porta e disse:
"Non
intendo fornire alcuna informazione", e richiuse la porta sbattendola.
Capeggiati da un pittore amico mio, Remigius Netzer, e da me, decidemmo allora
di recarci all'appartamento del professor von Rintelen per una dimostrazione
di solidarietà.
E fu così che nel pieno della guerra, alla luce del giorno, un'ottantina
e più di studenti, alcuni perfino in uniforme, marciarono lungo il viale
principale di Monaco, sotto gli occhi assolutamente increduli dei passanti.
[© G. J. Wittenstein segue >>>]
1) In tedesco Flugeblätter der Weissen Rose