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Ricordi della "Rosa Bianca" - [pag.6/8]
Le dimostrazioni e gli ultimi volantini
Quando ritornammo, il 6 novembre 1942, l'impegno maggiore fu profuso nell'allargare il nostro piccolo circolo e nel trovare e incoraggiare nuovi attivisti in altre università. Per allora l'umore generale aveva incominciato a cambiare: gli scacchi subiti sul fronte russo e i pesanti bombardamenti alleati sulle città tedesche avevano avuto il loro esito.

Più o meno in quel periodo un'altra persona si aggiunse al movimento: Kurt Huber, 50 anni, professore di filosofia, psicologia e musicologia. Egli non divenne attivo fino al novembre 1942, quando gli fu presentata la bozza del quinto volantino di Hans Scholl, che rifiutò perchè "troppo comunista".
Il professor Huber era un uomo straordinario. Aveva un handicap fisico che a volte lo rendeva difficilmente comprensibile, ma quando si lasciava trasportare durante le sue lezioni parlava splendidamente e con grande eloquenza e ispirazione.
In qualche modo riusciva ad inserire nelle sue lezioni dei commenti sarcastici su argomenti, libri o autori censurati o proibiti, riuscendo alla fine a dimostrarne la superiorità rispetto ai governanti nazisti e alla loro ideologia.

In una lezione su Leibniz, diede un esempio perfetto di travestimento linguistico, contrapponendo il concetto antiassolutista di stato dei filosofi alla realtà del nazionalsocialismo. Ricordo perfino una lezione di un'ora sul filosofo ebreo Spinoza.
Il Professor Huber ebbe una vita difficile: non fu mai promosso a docente di ruolo, nonostante il suo straordinario lavoro. Per questo doveva sopravvivere e mantenere una famiglia di quattro persone con il magro stipendio di 300 marchi al mese. Una delle ragioni addotte per non concedergli la promozione fu "... Noi possiamo avere solo professori che possano anche agire come ufficiali ...".

Il 13 gennaio 1943, il Gauleiter della Baviera (una carica simile a quella di Governatore, ma non elettiva, che veniva ricoperta da un funzionario del partito nazista) arringò tutti gli studenti universitari durante un'assemblea presso il famoso Museo Tedesco di Monaco.
Rimproverò le studentesse, perché sprecavano tempo e fondi facendo le studentesse, cosa che "non avevano il diritto di fare". Avevano invece l'obbligo di dare un figlio al loro amato Führer. Offrì loro i servigi di alcuni begli stalloni, nel caso non fossero state abbastanza attraenti da trovarsene uno da sole.
Quando molte studentesse tentarono di abbandonare l'aula in segno di protesta, acclamate dall'applauso generale degli studenti, il Gauleiter le fece arrestare.
A questo punto gli studenti, molti dei quali indossavano l'uniforme, assaltarono il podio e presero in ostaggio il leader studentesco, fino a quando tutte le donne non furono rilasciate.
Come si può immaginare, la notizia dell'accaduto si sparse per tutta Monaco alla velocità del lampo.
Questo rafforzò la convinzione di Scholl e Schmorell che fosse venuto il momento di incitare all'azione, e che il popolo fosse ormai maturo per ribellarsi ai suoi oppressori. Quasi contemporaneamente fu scritto e distribuito il quinto volantino, per la prima volta con una tiratura di 5000-6000 copie, perchè Schmorell era riuscito, con enormi difficoltà, a procurarsi un ciclostile. Questo volantino aveva un tono diverso ed era intitolato: "Fogli del Movimento di Resistenza in Germania".

Poi ci fu la grande svolta nella guerra, con la caduta di Stalingrado nel febbraio 1943. Questo ispirò il professor Huber a scrivere un nuovo volantino su richiesta di Hans Scholl. Il volantino fu approvato da tutto il gruppo, che vi apportò solo piccolissime modifiche. Fu spedito tra il 16 e il 18 febbraio.
Stranamente, né SchollSchmorell ricevettero le copie che si erano autospediti, come avevano sempre fatto per verificare se la corrispondenza veniva intercettata.
Questo fatto e la caduta di Stalingrado furono lo stimolo per azioni ancor più audaci: nelle notti del 4, dell'8 e del 15 febbraio, dipinsero enormi slogan sui muri lungo la strada principale di Monaco, in 29 punti, tra cui l'università. "Libertà", "Abbasso Hitler", e cancellarono molte svastiche, usando soprattutto catrame e stampini. L'impresa era resa particolarmente rischiosa dalla presenza di pattuglie della polizia. Io avevo il compito di scrivere slogan simili nelle toilette dell'università.

Il sesto volantino fu anche l'ultimo: la mattina del 18 febbraio, Hans e Sophie Scholl arrivarono all'università con una valigia piena di volantini, e ne lasciarono delle pile fuori da ogni aula.
Mentre stavano lasciando l'edificio, si accorsero che nella valigia c'erano ancora molti volantini. Si voltarono e salirono le scale fino al'ultimo pianerottolo sopra il cortile coperto da un tetto di vetro e Sophie rovesciò il contenuto della valigia nel cortile sottostante.
Furono notati e subito fermati da un custode. Nel giro di pochi giorni più di ottanta persone furono arrestate; fra esse Christof Probst, autore della bozza di un volantino, scritta il 31 gennaio, che fu trovata nelle tasche di Hans Scholl al momento del suo arresto. Se non fosse stato per questa svista, probabilmente oggi Christof Probst sarebbe ancora vivo per mancanza di prove a suo carico.

Non si saprà mai che cosa indusse Hans e Sophie a compiere quell'azione che, secondo quanto dichiararono durante gli interrogatori, non era stata pianificata. Si è speculato che fossero coscienti del fatto che la Gestapo era sulle loro tracce e, incoraggiati da quanto era accaduto un mese prima al Museo Tedesco, credevano che quest'ultimo atto disperato avrebbe portato a una sollevazione generale in Germania. Certo nessuno di noi ne sapeva nulla. Alex Schmorell, per esempio, apprese del loro arresto in tram, mentre si recava all'università.


[© G. J. Wittenstein segue >>>]

foto: Kurt Huber
Il professore Kurt Huber
foto: Fritz Wächtler
Fritz Wächtler, Gauleiter della Baviera