olokaustos torna alla home page
resistenza
indice argomento pagina precedente torna indietro
- - - - - -
copyright olokaustos home page inizio pagina pagina precedente torna indietro
- -
percorso guidato
schede biografiche
percorso geografico
percorso per argomenti
resistenza ebraica e opposizione
documenti
saggi e idee
musei e luoghi
ricerca
glossario
informazioni
- - -
Ricordi della "Rosa Bianca" - [pag.8/8]
George J. Wittenstein: la sopravvivenza
Mi viene spesso chiesto come sono sopravvissuto. Solo dopo la guerra sono venuto a conoscenza dei dettagli.

La Gestapo mi sospettava fin dall'inizio; era sulle mie tracce e continuava a sorvegliarmi e a indagare sul mio conto.
Il comandante della mia compagnia mi raccontò successivamente che più volte la Gestapo mi aveva cercato e gli aveva fatto domande su di me. Ormai anche lui sospettava il mio coinvolgimento con la "Rosa Bianca", perchè, naturalmente, era al corrente della mia ottima amicizia con coloro che erano stati arrestati e giustiziati.
Si era premurato di depistare deliberatamente la Gestapo. A tutt'oggi non saprei dire quali siano state le sue motivazioni; se lo abbia fatto per ragioni umanitarie, perchè lui stesso era contrario a Hitler, o se era semplicemente furioso perchè l'autorità militare era sottoposta ai capricci del Partito.
Il braccio politico del governo (il Partito) aveva interferito con l'autorità dell'esercito arrestando, processando e giustiziando i suoi uomini senza nemmeno consultarlo.
Infatti, dopo gli arresti mi diede esplicitamente il permesso di usare l'arma che avevo in dotazione, se la Gestapo avesse tentato di arrestarmi. Naturalmente ciò sarebbe stato insensato, ma era indicativo della sua indignazione.
Spesso mi sono chiesto quanto egli stesso fosse intelligente o circospetto, perchè usare le armi contro la Gestapo sarebbe equivalso ad un suicidio. Ciò mi fa pensare che si sia trattato di una reazione spontanea ed emotiva. Qualunque fosse il motivo, io ero evidentemente protetto quando mi trovavo in caserma sotto il suo comando. E' più che probabile che mi abbia salvato la vita.

Durante gli interrogatori, della Gestapo prima e di un tribunale militare poi, per aver offerto aiuto ad una donna ebrea il cui figlio era stato giustiziato (offrendole rifugio e aiuto per lasciare clandestinamente la Germania), riuscii a negare qualsiasi coinvolgimento. Tuttavia quando appresi, tramite i miei contatti nella "Freiheitsaktion Bayern", che la Gestapo era di nuovo sulle mie tracce, compresi che forse non avrei avuto un'altra possibilità; dato che non potevo lasciare la Germania, l'unica possibilità che avevo di sfuggire alla Gestapo era di chiedere il trasferimento al fronte, cosa che di norma nessuno faceva volontariamente.
Ma il fronte era l'unico luogo dove la Gestapo non aveva giurisdizione, e quindi il solo luogo "sicuro" per uno come me. Fui ferito sul fronte italiano.

Concludo leggendo il sesto e ultimo volantino. Fu scritto da Kurt Huber dopo la caduta di Stalingrado, e distribuito da Hans e Sophie Scholl nell'edificio principale dell'università in quella mattina fatale del 18 febbraio 1943.
[Omettiamo di trascrivere di seguito il contenuto del volantino. Il testo è riportato, assieme agli altri cinque, nella sezione collegata.n.d.r.]

George J. Wittenstein

Copyright © 1997 by Dr. George Wittenstein All Rights Reserved
foto: Roland Freisler
Il giudice Roland Freisler fu il presidente del Tribunale del Popolo che condannò a morte i resistenti della "Rosa Bianca".