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  Quaderni di Olokaustos
Rivista quadrimestrale di studi storici e sociali
Anno 1, N‰ 2, maggio 2005
 
 
la porta di auschwitz
 
Auschwitz: la porta dell’inferno dopo la liberazione. Fotografia di Stanislaw Mucha, febbraio/marzo 1945. (CDJC)
 
Claudio Vercelli, La "scoperta" della Shoah. La storia e la costruzione di un oggetto storiografico, in Quaderni di Olokaustos - 2/2005, Edizioni dell'Arco, Bologna, 2005, pp. 185-237.

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  La "scoperta" della Shoah

La storia e la costruzione di un oggetto storiografico



di Claudio Vercelli
 
 
  [abstract] Se ci si interroga sulle diverse stagioni dell’evento olocaustico come soggetto storiografico, esso non appare come oggetto indistinto e immutabile, dai contorni definiti e intelligibili: la sua natura risulta altresì legata alle diverse epoche in cui si articola la ricezione del medesimo oggetto e dai “sentimenti” dominanti. In quest’ottica, la genesi e il concetto di Shoah sono strettamente legati alla storia delle memorie nazionali, in altre parole la sua percezione è legata all’identità collettiva presente in ogni stato, testimone e\o attore di questo dramma umano. La Shoah si inserisce in tal senso nel fenomeno più complesso delle storie nazionali e nella contrapposizione tra fascismi e antifascismi. A lato di alcuni elementi comuni presenti nelle storie nazionali dei paesi europei è possibile osservare come alcune nazioni - la Francia pre e post De Gaulle, la DDR e la Repubblica Federale Tedesca, l’Italia e la Polonia - hanno metabolizzato e affrontato l’Olocausto in modi tutt’altro che omogenei, riflettendo le caratteristiche peculiari della loro evoluzione storica post-bellica. Al di fuori dell’Europa è ovviamente Israele ad essere lo stato più coinvolto nell’elaborazione del soggetto storico della Shoah, secondo però linee proprie, dovute alla necessità della formazione dello stato stesso. Negli Stati Uniti l’emersione dell’unicità dello sterminio è piuttosto un fenomeno relativamente recente, quando sulla scena storiografica apparvero i primi studi sulle vittime del secondo conflitto mondiale: in questo caso la Shoah come soggetto storiografico perde ogni connotazione politica, ma acquista un valore sconosciuto in Europa, che divide la storia “buona” da quella “cattiva”.
 
           
           
           
         



  
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