| Quaderni di Olokaustos Rivista quadrimestrale di studi storici e sociali Anno 1, N‰ 2, maggio 2005 |
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| La "scoperta" della
Shoah La storia e la costruzione di un oggetto storiografico di Claudio Vercelli |
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| [abstract] Se
ci si interroga sulle diverse stagioni dell’evento olocaustico
come soggetto storiografico, esso non appare come oggetto indistinto
e immutabile, dai contorni definiti e intelligibili: la sua natura
risulta altresì legata alle diverse epoche in cui si articola
la ricezione del medesimo oggetto e dai “sentimenti” dominanti.
In quest’ottica, la genesi e il concetto di Shoah sono strettamente
legati alla storia delle memorie nazionali, in altre parole la sua
percezione è legata all’identità collettiva presente
in ogni stato, testimone e\o attore di questo dramma umano. La Shoah
si inserisce in tal senso nel fenomeno più complesso delle storie
nazionali e nella contrapposizione tra fascismi e antifascismi. A lato
di alcuni elementi comuni presenti nelle storie nazionali dei paesi
europei è possibile osservare come alcune nazioni - la Francia
pre e post De Gaulle, la DDR e la Repubblica Federale Tedesca, l’Italia
e la Polonia - hanno metabolizzato e affrontato l’Olocausto in
modi tutt’altro che omogenei, riflettendo le caratteristiche
peculiari della loro evoluzione storica post-bellica. Al di fuori dell’Europa è ovviamente
Israele ad essere lo stato più coinvolto nell’elaborazione
del soggetto storico della Shoah, secondo però linee proprie,
dovute alla necessità della formazione dello stato stesso. Negli
Stati Uniti l’emersione dell’unicità dello sterminio è piuttosto
un fenomeno relativamente recente, quando sulla scena storiografica
apparvero i primi studi sulle vittime del secondo conflitto mondiale:
in questo caso la Shoah come soggetto storiografico perde ogni connotazione
politica, ma acquista un valore sconosciuto in Europa, che divide la
storia “buona” da quella “cattiva”. |
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