| Quaderni di Olokaustos Rivista quadrimestrale di studi storici e sociali Anno 1, N‰ 2, maggio 2005 |
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| Per una poetica della Shoà di Vittorio Pavoncello |
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| [abstract] È possibile
risollevare la poesia dopo l’ammonimento di Adorno? Tale affermazione
così provocante e scioccante aveva un suo senso, perché ad
Auschwitz era morto un certo tipo di uomo, una certa visione dell’umanità,
la quale abbisognava di un minuto di silenzio, atta a commemorare e
a far pensare. I resoconti dei superstiti sono stati sì accolti
come “verità”, ma sono stati accusati di essere
più vicini al verosimile che al vero. Ma è proprio attraverso
il racconto orale che questi frammenti di verità emergono e
assumono il loro valore di memoria: essi sono documenti “orali”,
i quali possono fornire del materiale per una poetica contemporanea,
a patto che non si auto-teorizzi. Si può partire dalla Shoah
e averla come modello al di creare una nuova poetica contemporanea,
ma si deve superare l’ostacolo frapposto tra la memoria e la
necessità fisiologica di oblio. Una memoria così vicina
agli eventi ha bisogno di tramandarsi attraverso quegli strumenti nei
quali la memoria si anima e ridiventa umana. Il teatro può essere
un viatico per questa poetica, perché è un continuo rammentare,
ricordare, memorizzare e richiamare alla memoria. La storia si deve
rivelare attraverso la poesia, ma è opportuno analizzare l’evento
Shoah come il prodotto del cammino della democrazia in un suo particolare
momento, non come paradigma di quella Kultur di cui parlava
Adorno, altrimenti una poetica contemporanea non potrà mai rivelarsi
al mondo. |
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