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  Quaderni di Olokaustos
Rivista quadrimestrale di studi storici e sociali
Anno 1, N‰ 3, novembre 2005
 
     
  Ricordo di Aldo Aniasi


di Claudio Vercelli

 
     
  L’Associazione Olokaustos e i Quaderni hanno perso, con la morte di Aldo Aniasi, un amico e un convinto sostenitore. Il decesso, avvenuto nella sua città di elezione, Milano, sabato 27 agosto, priva le coscienze democratiche di un importante punto di riferimento. Di lui, del suo impegno, si rammentano molte cose. Soprattutto il fatto di essere stato un importante dirigente socialista dell’Italia repubblicana, dopo aver preso attivamente parte alla lotta di Liberazione, dove con il nome di ‘Comandante Iso’ (contrazione di Iso Danali, anagramma del suo nome) aveva guidato la Divisione partigiana Redi che, dai territori dell’Ossola, la sera del 27 aprile, era entrata per prima nella città ambrosiana. Nato a Palmanova, in Friuli, ottantaquattro anni fa, dopo la Resistenza aveva ricoperto diversi incarichi pubblici, tra i quali quello di ministro della Sanità e alle Regioni, oltre che di deputato. Tuttavia la sua immagine pubblica è legata al ruolo di sindaco della città di Milano, dove aveva occupato lo scranno di primo cittadino tra il 1967 e il 1976. In quella veste, non facile, aveva dovuto fare fronte alla strage di Piazza Fontana, agli anni di piombo ma anche alla primavera della sinistra, quando le coalizioni a livello locale tra partito socialista e quello comunista vinsero le elezioni amministrative dando il segno della possibilità di un profondo cambiamento negli equilibri politici del paese. Attualmente era presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane. In quella veste aveva seguito fin da subito, e con vivo interesse, il lavoro di Olokaustos. Il periodico mensile della Fiap, Lettera ai compagni, aveva tra l’altro dato ampia notizia della presentazione dei Quaderni di Olokaustos nella primavera scorsa. Ostile al ‘nuovo corso’ inaugurato con la riunione all’Hotel Midas di Roma nel 1976 da Bettino Craxi, allora giovane e vivace esponente della corrente autonomista del Psi, legata ad un’altra figura storica del socialismo nostrano, Pietro Nenni, Aniasi, uomo di sinistra ancorché non comunista, ha rappresentato per la città ambrosiana la fertile memoria storica dell’antifascismo. Non di meno di altre figure fulgide come Paolo Grassi o Giorgio Strehler. Il circolo De Amicis, presso il quale si era tenuta la presentazione dei Quaderni il 13 aprile, è del pari uno dei luoghi fisici in cui tale memoria ancor oggi si estrinseca. Aniasi, insieme a molti socialisti di estrazione lombardiana e bassiana, e progressisti di matrice laica e repubblicana, ha costituito, nella deriva prima di ampi settori del partito craxiano, poi in quella – di poco successiva – di parte del sistema politico italiano, un esempio di rigore, di costanza e di fermezza. Pur non essendo più politico attivo da anni, se non nel milieu dell’associazionismo antifascista, ha continuato a testimoniare della radice profonda del socialismo italiano. Si dice che poco prima di spirare avesse espresso l’intendimento di tornare tra i suoi concittadini per «lavorare per la cultura a Milano». A noi piace ricordarlo come amico ma anche come combattente per la democrazia, in Italia come in Europa. Fermo, inflessibile, austero ma anche e soprattutto rappresentate di idealità e di una stagione di lotte nella quale l’Associazione e le sue pubblicazioni trovano il loro fondamento.   Claudio Vercelli, Ricordo di Aldo Aniasi in Quaderni di Olokaustos - 3/2005, Edizioni dell'Arco, Bologna, 2005, pp. 8-9.

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