| Quaderni di Olokaustos Rivista quadrimestrale di studi storici e sociali Anno 1, N‰ 3, novembre 2005 |
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| Leonardo Conti (1900-1945)
e la medicina durante il nazismo di Flavio Maggi |
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| Il recente caso giornalistico legato alla
'scoperta' della tomba di Leonardo Conti proprio accanto a quelle delle
vittime del nazismo presso il cimitero di Norimberga ha rimesso in luce
questa figura del regime, forse poco nota, eppure centrale ed emblematica. Conti non fece parte di quella schiera di professionisti che, spinti dall’ambizione, accettarono di buon grado di servire il nazismo nel momento in cui questo conquistava il potere, era stato anzi un nazionalsocialista della prima ora, che portò coscientemente la sua visione medica all’interno dello stato totalitario. Una visione organicistica sintetizzata dall’espressione ‘pulizia del corpo del popolo tedesco’, perfettamente complementare e sovrapponibile all’idea di ‘igiene razziale’. Occupatosi per breve tempo, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, della Aktion T4 (ossia del progetto di eutanasia di massa che vide lo sterminio di centinaia di migliaia di persone portatrici di handicap o affette da malattie ereditarie) passò poi a dirigere l’‘ufficio centrale per la salute pubblica’ del Reich, e in questa veste divenne uno dei principali responsabili degli esperimenti su esseri umani compiuti nei lager. Al termine del conflitto, prima di essere processato, Conti si tolse la vita. La parabola di Conti fornisce anche e soprattutto lo spunto per approfodire il tema, tuttora motivo di imbarazzati silenzi, del rapporto tra medicina e nazismo. E’ ancora infatti da chiarire la natura del meccanismo che portò migliaia di medici tedeschi, da quelli ordinari ai grandi cattedratici, a dare il loro silenzio-assenso, quando non ad essere complici diretti delle mostruosità compiute in nome della ‘scienza medica’ nazista. |
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