| Quaderni di Olokaustos Rivista quadrimestrale di studi storici e sociali Anno 1, N‰ 3, novembre 2005 |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||
| In fila per tre Scuola ed educazione fascista di Marina Moncelsi |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Anche un regime sorretto da un’ideologia
fortemente anti-intellettuale come il fascismo si trovò, conquistato
il potere, a dover progettare una politica educativa che rispondesse
alle esigenze dello stato totalitario. Tali esigenze trovarono l’adesione
e il sostegno di intellettuali che, come nel caso emblematico di Giovanni
Gentile, prestarono senza riserve le loro energie allo scopo e furono
gli artefici principali di tale progetto. Costruire una ‘scuola totalitaria’ in una nazione ancora ampiamente non alfabetizzata significò soprattutto preparare le nuove generazioni all’accettazione del regime. In questo senso l’educazione fu una tappa fondamentale della propaganda fascista, riassunta nel risibile motto ‘libro e moschetto fascista perfetto’. Una propaganda rivolta all’infanzia e all’adolescenza che si concretizza nelle imposizioni amministrative, nell’adozione di testi scolastici in cui sono costanti i riferimenti apologetici al regime e la presenza ossessiva della figura del ‘duce’, presentata come paterna, protettiva, salvifica, comunque centro di ogni discorso educativo, nell’adozione di una disciplina e di un’estetica militaresche nelle scuole, e infine nell’inquadramento nelle varie organizzazioni giovanili - dai ‘balilla’ alle ‘piccole italiane’. Attraverso i testi scolastici e i materiali d’archivio contenenti le testimonianze degli insegnanti e degli alunni sottoposti alla realtà della scuola fascista, raccolti ed esaminati da Marina Moncelsi, è possibile ricavare un quadro piuttosto preciso di quella che fu una gigantesca opera di indottrinamento. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||