| Quaderni di Olokaustos Rivista quadrimestrale di studi storici e sociali Anno 1, N‰ 3, novembre 2005 |
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| Oltre il tempo, oltre le generazioni L’aiuto psicologico e sociale ai sopravvissuti all’Olocausto e ai loro familiari in Svizzera intervista a Revital Ludewig-Kedmi e Myriam Victory Spiegel a cura di Silvana Calvo |
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| Il cosiddetto ‘scandalo dell’oro
ebraico’, cioè con la questione dei beni delle vittime della
Shoah trattenuti per un cinquantennio dagli istituti bancari Svizzeri,
e il conseguente interesse dei media, ha riaperto ferite mai rimarginate
e suscitato in molti sopravvissuti nuove e antiche angosce. La Shoah come trauma individuale e familiare, che si ripercuote su più generazioni, è stata a lungo un fenomeno sottovalutato, o che comunque passava in secondo piano rispetto alla dimensione collettiva della tragedia. Varie dimensioni dell’elaborazione del trauma si affiancano, dal rifiuto del ricordare all’ossessione del ricordo che diviene paranoia. La necessità di superare una condizione mentale che spesso impedisce il recupero di una normalità quotidiana necessita di strumenti precisi, quelli che solo la terapia psicologica puà fornire. A partire da quest’esigenza, e da una precisa richiesta espressa dalle famiglie degli scampati allo sterminio residenti in Svizzera, le psicologhe Revital Ludewig-Kedmi e Myriam Victory Spiegel hanno creato, nel 1998, il Consultorio psicosociale per i sopravvissuti dell’Olocausto e loro familiari in Svizzera. La struttura costituisce un luogo in cui l’argomento della persecuzione e delle perdite subite possa essere affrontato con la necessaria assistenza psicologica. I pazienti del centro vanno dai ‘child-survivors’ - coloro i quali erano bambini durante la guerra - ai sopravvissuti più anziani e non autosufficienti, per arrivare ai figli dei sopravvissuti, nati dopo il 1945 e portatori, in modo transgenerazionale, del trauma vissuto dai propri genitori. |
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