| |
Per
quanti lupi possiamo avere alle spalle, dinanzi a noi c'è sempre un eroe disposto a salvarci.
Questa è la storia di una bambina e degli eroi inconsapevoli
che la salvarono dai lupi. Una storia che vuole ricordarci che sono
gli umili che salvano il mondo dalla sua malvagità.
Prefazione
Le memorie
di chi è sopravvissuto
alla persecuzione nazista sono divenute ormai quasi una ‘letteratura
di genere’. Il lettore s’attende un racconto strutturato
per tappe: la persecuzione, l’arresto, la liberazione. In ciascuna
tappa ci si aspetta la cronaca di un crescendo di dolore e di morte.
Queste memorie si discostano dal tessuto narrativo ormai classico per
portarci verso una direzione nuova.
I lupi alle spalle di Bianca – i nazisti e i fascisti – sono
sì una presenza incombente e costantemente minacciosa. Sono certamente
il motore malvagio che mette in moto un percorso di sofferenza umana
ma non sono i protagonisti. Il centro della narrazione sono i moti degli
animi. Le tensioni di un padre che si ritrova a dover essere non solo
un uomo in fuga ma il responsabile delle decisioni che possono determinare
la vita o la morte di tutta la sua famiglia. Il lungo viaggio dalla Jugoslavia
ad un paesino piemontese è il frutto di scelte che mettono un
uomo dinanzi al grigio arcobaleno di tutte le umiliazioni, di tutti i
dubbi, di tutte le paure e le debolezze umane.I lupi alle spalle determinano
non solo la fuga ma anche un viaggio all’interno di un uomo dilacerato
tra la volontà di mantenere la propria dignità e la necessità di
proteggere i suoi cari. Quest’uomo, questo padre in fuga è visto
con gli occhi di una figlia che coglie l’aumento delle tensioni
e delle contraddizioni tra la vita normale e la vita dei fuggitivi.
I lupi minacciosi diventano solo presenze sullo sfondo perché ciò che
conta e vale la pena di essere raccontato non è tanto il pericolo
quanto la solidarietà. La forza non sta nell’inumanità dei
persecutori ma nella tranquilla scelta protettiva dei salvatori. La famiglia
poverissima che salva una famiglia impoverita dal destino, braccata e
disperata non compie un eroismo consapevole. Non si pone neppure la scelta
tra ‘salvare’ e ‘non salvare’: aiutare è un
atto automatico, naturale, inevitabile. I salvatori non si sentono eroi,
avvertono solo l’impensabilità dell’assenza di solidarietà.
Quel che al fondo il libro di Bianca Schlesinger ci regala è la
constatazione che eroe è chi non mette in bilancio l’eroismo
delle sue azioni. L’eroe è l’umile che non si aspetta
premi, l’eroe è chi non può agire se non nel solco
della giustizia umana.
Le memorie si arrestano quando la guerra termina, quando i lupi si dissolvono.
Immaginiamo ciò che è potuto accadere in seguito. La bambina è cresciuta,
ha avuto la sua vita, le sue gioie, i suoi dolori è rientrata
nella normalità di un quotidiano che tutti conosciamo. Ci piace
però pensare che a farle attraversare lo spazio della vita sia
stata anche la certezza che per quanti lupi si possano avere alle spalle,
dinanzi a noi può esserci sempre un eroe inconsapevole ad incarnare
ciò che di meglio è l’essere umano.
Giovanni De Martis
|
|