Intervista con Francesco Lotoro
a cura di Giovanni De Martis
| Cosa l'ha spinta a cimentarsi
con quest'opera di così grande impegno? Innanzitutto, l'intenzione di fornire un ordine completo, sistematico ed aggiornato alla Letteratura musicale concentrazionaria, ovvero alla produzione musicale che va dal 1933 (anno di apertura dei Campi di Dachau e Boergermoor) al 1945 e realizzata in tutti i Campi di prigionia, transito, concentramento e sterminio; Campi aperti dal Terzo Reich, dal Giappone (alleato dei Paesi dell'Asse), dalla Repubblica di Salò, dal regime collaborazionista di Vichy e, conseguentemente, dagli Alleati e dall'Unione Sovietica. Musica Judaica, in altre parole, vuol essere il più completo e aggiornato ciclo discografico contenente l'intero corpus musicale (dalla musica più colta e sperimentale alla musica leggera, al cabaret o al jazz, fino al canto religioso e popolare tradizionale) scritto da musicisti imprigionati o deportati o uccisi o sopravvissuti, provenienti da qualsiasi contesto nazionale, sociale o religioso. Pertanto, non un'antologia bensì, una vera e propria enciclopedia discografica della Letteratura musicale concentrazionaria. |
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| Quale metodo di lavoro
ha adottato? Per la ricerca del materiale musicale (ad oggi ho raccolto circa 2500 opere), mi sono basato sull'indagine e sulla ricerca diretta presso Memoriali, Musei, Archivi, Biblioteche, Librerie specializzate in Italia, Israele, Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca e presso Case Editrici qualora talune opere fossero pubblicate o in attesa di pubblicazione. Inoltre, mi sono basato sulla documentazione di tutto il lavoro filologico e musicologico sinora compiuto sulla Letteratura musicale concentrazionaria (basti pensare ai poderosi saggi di Guido Fackler presso l'Università di Würzburg e ai preziosi apporti documentaristici di Milan Kuna), sulla collaborazione diretta con i principali musicisti di riferimento di questa produzione musicale (Joza Karas e Bret Werb negli USA, David Bloch in Israele, Robert Kolben e Gabriele Knapp in Germania, la recentemente scomparsa Blanka Cervinkova in Repubblica Ceca) ed infine sulla periodica frequentazione dei parenti dei musicisti in questione, in modo da poter non soltanto richiedere manoscritti di opere ma potersi anche aggiornare su tanti aspetti biografici talora inediti. Sì, perché al termine della pubblicazione del ciclo discografico verrà pubblicato il Dizionario della Letteratura musicale concentrazionaria che sto scrivendo con mia moglie Grazia Tiritiello; esso raccoglierà tutto il materiale documentato, le biografie dei compositori, l'elenco delle loro composizioni, ecc. |
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| Inoltre, è stato necessario un lavoro di analisi
con altri precedenti e apprezzabili lavori discografici; i preziosi 4
CDs della Channel Classic Composers from Theresienstadt, il ciclo
della Orfeo Musica Rediviva, quello della Koch Terezìn
Music Anthology (non completato) ed altri. Tuttavia, questi lavori citati di pregevolissima fattura e talora di alto livello esecutivo non si sono mai posti come obiettivo una integrale, ma si sono principalmente soffermati su selezioni della produzione musicale di Terezìn. È pur vero che nella città-ghetto di Terezìn ci fu una autentica esplosione di creatività musicale; basti pensare alla Sonata per pianoforte e al Trio per archi di Gideon Klein, alle Sonate per pianoforte nn. 5, 6 e 7 e all'opera L'Imperatore di Atlantide di Viktor Ullmann, ai 4 Lieder su testi di poemi cinesi e allo Studio per orchestra d'archi di Pavel Haas, alla famosa operina per ragazzi e orchestra Brundibàr di Hans Kràsa, lavori ormai da molti anni entrati nel repertorio concertistico e teatrale mondiale. Ma ciò andava a scapito di compositori meno conosciuti e pure essi deportati a Terezìn (Karel Berman, Zikmund Schul, Frantisek Domazlicky, il sedicenne Jiri Kummermann, ecc.) e rendeva marginale e pressoché sconosciuto il restante corpus musicale prodotto nei Campi: il prezioso materiale musicale composto nello Star Camp di Bergen-Belsen da Josef Pinkhof (Canti religiosi in lingua ebraica) e Robert Heilbut, la partitura pianistica della Sinfonia n.8 di Ervin Schulhoff composta a Würzburg, il poderoso Quaderno musicale di Auschwitz e Buchenwald scritto da Jozef Kropinski (oltre 100 pezzi musicali tra Canti, Tango per quartetto d'archi, pezzi per pianoforte; un autentico patrimonio dell'umanità), la Messa composta da Zdenko Karol Rund per i detenuti cattolici polacchi del Campo rumeno di Targoviste, i bellissimi Argentinska Tango per pianoforte scritti da Z. Strjiecky a Bonn-Duisdorf, il Concertino per pianoforte e orchestra di Wladyslaw Szpilman (quello de Il Pianista, il film di Polanski che ha vinto al Festival di Cannes nel 2002) scritto durante quei terribili giorni nel Ghetto di Varsavia, il Nonet e l'opera I 3 Capelli del vecchio Saggio scritti su fogli di carta igienica incollati tra di loro da Rudolf Karel nella prigione militare di Pankràc Praga, le Chanson per l'intrattenimento musicale nel Café di Terezìn e a Westerbork scritte da Otto Skutecky, Karel Svenk, Martin Roman, Adolf Strauss ecc., le suggestive trascrizioni per coro femminile di famosi brani classici (Bolero di Ravel, 3° movimento della Sinfonia Dal Nuovo Mondo di Dvorak, ecc.) delle prigioniere olandesi dei Campi giapponesi di Sumatra celebrate nel film Paradise Road, le musiche dell'ufficiale italiano Berto Boccosi scritte nel Campo francese di Saida (Algeria), l'inno Fest Steht composto a Sachsenhausen dal Testimone di Geova Eric Frost, gli struggenti Canti dei Sinti e dei Rom, i Canti dei Comunisti internati a Dachau e poi ancora Lieder e pezzi per coro maschile da Mauthausen, Treblinka e dai più remoti Campi di Francia, Italia, Paesi Baltici, Paesi Bassi, Ucraina, Unione Sovietica. |
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| Ovviamente, non poteva mancare il celebre Quatuor
pour la fin du temps composto da Oliver Messiaen nel Campo di internamento
di Goerlitz, che è da decenni entrato nel repertorio concertistico
internazionale. Pur essendo incentrato sulla sola produzione musicale concentrazionaria, il ciclo Musica Judaica offre una ampia scelta dei Canti dei Ghetti di Cracovia, Kovno, Vilna, Varsavia, Lodz, ecc., allo scopo di dimostrare determinati criteri di continuità dell'estro compositivo da parte di numerosi musicisti di cultura e lingua Jiddish. A dimostrazione della completezza del ciclo, Musica Judaica contiene la Huyton Suite di Hans Gàl, i 2 Studi per violino e il quartetto The Cats di Peter Gellhorn; queste ultime prodotte nei Campi di concentramento britannici di Huyton e dell'isola di Man dagli Emigré, ovvero musicisti con passaporto tedesco o austriaco che, all'indomani delle Leggi di Norimberga, avevano richiesto e ottenuto asilo politico in Gran Bretagna e che, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, dovettero essere internati quale atto dovuto nei confronti di persone formalmente appartenenti ad uno Stato belligerante. I primi 2 CDs sono già usciti per l'etichetta Symposium di Trento, la Casa discografica di Emanuele Cavallini. Entro l'anno 2006 dovrei completare il progetto. Dico dovrei perché non solo debbo fare i conti con le produzioni più costose del ciclo (quelle inerenti le grandi opere sinfoniche e operistiche di Terezìn e Pankràc), bensì anche con una quantità enorme di opere (pianistiche, cameristiche, quintettistiche, liederistiche, ecc.) che continuano settimanalmente ad arrivarmi (dietro pagamento a volte molto costoso di microfilm e, ahimé, non supportato da alcuna Istituzione) e che mi costringono a riaggiornare continuamente il piano generale di incisione. In tutto il ciclo discografico, ovviamente sono il pianista per tutti i pezzi pianistici, liederistici, cameristici, concerti per pianoforte e piccola/grande orchestra, il direttore d'orchestra e di coro per le opere cameristiche e sinfoniche, l'organista per le poche opere organistiche ritrovate, mentre sono il concertatore per tutta la produzione strumentale senza pianoforte. Dulcis in fundo, sono anche l'arrangiatore (o il coarrangiatore con il Direttore d'orchestra Paolo Candido) per tutta la letteratura liederistica leggera o canzonettistica che ovviamente mi è pervenuta con il classico testo&melodia (anche se negli arrangiamenti relativi tengo sempre conto della prassi esecutiva di quei tempi e degli strumenti in uso in questo o quel determinato Campo di concentramento). |
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| Si è molto parlato
di musica in relazione ai campi di sterminio nazista. I ricordi dei sopravvissuti
spesso ritornano su questo tema. Sembra che esistessero due tipi di musica,
quella che è oggetto del suo lavoro e quella imposta dagli aguzzini.
Secondo lei quali riflessioni si possono fare mettendo a confronto la
"musica imposta" e la "musica creata"? Dati i rigorosi criteri di impostazione del ciclo discografico, saranno inserite le opere musicali scritte o fatte scrivere dai comandanti tedeschi o dai kapò nei Campi. Quest'ultimo capitolo può risultare molto scomodo; basti pensare alla canzone di Treblinka Unterscharfuehrer del tedesco Franz Suchomel, dal testo fortemente offensivo nei confronti degli Ebrei (testo che comunque non inserirò, lasciando la sola parte strumentale) o la tristemente famosa Paloma di Iradier, suonata da un'orchestrina mentre gli Ebrei venivano condotti alle camere a gas. Personalmente, mi trovo fortemente a disagio nel dover incidere questi pezzi; tuttavia, in queste operazioni di largo raggio occorre per un attimo prescindere dai pur legittimi giudizi morali. Occorre innanzitutto documentare, il resto viene dopo. D'altronde, senza il pur odioso criterio di imporre ai deportati la creazione di Canti da intonare dopo l'appello o al ritorno dai lavori forzati, non sarebbero nati quegli autentici gioielli musicali come il celeberrimo Moor Soldaten composto da Rudy Goguel a Boergemoor (tradotto in numerose lingue ed esportato in numerosi Campi per via degli spostamenti stessi dei deportati), il Buchenwalder Lagerlied di Hermann Leopoldi (che il Kapò Fritz Gruebau attribuì a se stesso) e le 3 Polonaises Varsovienne di Szimon Laks scritte ad Auschwitz su ordine di un Kapò allo scopo di intrattenere gli ufficiali tedeschi nelle lunghe serate dei Campi. |
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In quale modo a suo avviso
le musiche che sono oggetto della sua ricerca ci possono aiutare nella
comprensione della Shoah? |
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| Quali sono le principali
difficoltà che ha incontrato e che incontra in questa sua impresa?
Difficoltà economiche, soprattutto economiche. Non è forse questa la sede per esternare il disappunto personale, ma non posso esimermi dal dire che dopo tutta questa più che decennale ricerca, le mie reiterate richieste di sostegno (richieste che, nella maggior parte dei casi, erano modeste e sostanzialmente limitate a coperture di viaggi o di spese per microfilms o migliaia di pagine xerocopiate) non siano state mai accolte. Mi sono rivolto ad amministrazioni comunali, provinciali, regionali, fondazioni e quant'altro; nulla. Continuo per la mia strada, ben conscio tuttavia che ciò potrà facilmente portarmi al tracollo economico. Basti pensare che, tempo fa, un Centro di documentazione, per 3 piccolissime opere speditemi, richiese una somma di circa 200,00 euro più una somma forfettaria di altre 50,00 euro in quanto la ricerca compiuta su mia richiesta portò via circa 2 ore di lavoro! Può darsi che tutto ciò sia giusto; anzi, è giusto che la ricerca venga finanziata. Ma allora mi chiedo: non è anche giusto che venga finanziato il mio lavoro? Del resto, non sto certamente facendo tutto ciò per me stesso. Questa musica è un bene di tutti, è un autentico patrimonio dell'umanità. |
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